Una giornata al tabacchino
tra gratta e vinci e video poker,
un business da migliaia di euro

di Daniele Murino | Twitter: @DanieleMurino

SASSARI. In questo tabacchino, immerso tra i vicoli stretti del centro storico, i suoni sono confusi. In un angolo della stanza rimbomba la musica della radio. Nell'angolo opposto risuona il motivo meccanico e sempre uguale delle macchinette per il video poker. Al centro della sala c'è il bancone che ogni giorno accoglie centinaia di clienti. Qui dentro, i prodotti maggiormente richiesti non sono più le sigarette, i francobolli o i biglietti dell'autobus. Sono i gratta e vinci e le monete per il video poker.
 
In un'ora entrano decine di persone. La stragrande maggioranza di loro chiede la cartella dei sogni da grattare appena fuori dal locale. Le spesa varia tra i due e cinque euro, ma il gratta e vinci più ambito è il nuovo maxi miliardario da 20 euro. I premi promessi nel retro del foglio cartonato sono incredibili: la vincita massima è di 5 milioni di euro. Una cifra da capogiro che cambierebbe la vita a qualsiasi acquirente. Ma una volta pagato il prezzo per un sogno a lungo termine solo pochi, pochissimi rientrano a incassare. E anche i fortunati si devono accontentare, quasi sempre, di 20 euro: il prezzo esatto per lasciare che la fortuna faccia un nuovo giro su una roulette dove il numero vincente è stato cancellato dal tavolo da gioco. Mentre la fila si rigenera in continuazione, una piccola parte della clientela, al massimo quattro persone, rimangono ferme dentro il tabacchi. Sono gli appassionati, i giocatori, i tossicodipendenti da macchinetta. Passano le loro giornate in questa fetta di città per cercare un riscatto che non arriverà mai. La musica prodotta dal video è costante e anche il rumore meccanico della moneta che viene introdotta nella fessura fa parte dello spartito. Il ritmo rimane invariato per ore. Lo slogan, la moneta, la perdita, gli improperi. Questa situazione va avanti tutto il giorno, fino a quando i clienti non finiscono i loro soldi e vanno via con le tasche vuote.
 
Conoscere le cifre esatte spese all'interno di questo esercizio commerciale per i gratta e vinci e per le macchinette del video poker è impossibile. Appena si formula la domanda, la faccia del tabaccaio muta. La reazione è simile a quella dei piccoli pusher di strada. Si può scherzare su tutto ma non sulla "merce da spacciare". Un velo di omertà cala sui numeri dell'incasso. Il massimo che si può sapere è la vendita media dei tabacchi a Sassari: l'introito giornaliero si aggira intorno ai 1000 euro per i gratta e vinci e 1000 euro per le macchinette. «E voi?». «Noi siamo molto oltre la media cittadina».
 
In questo clima di sfruttamento legalizzato c'è chi ha fatto una scelta opposta. Chi ha deciso di andare contro corrente per etica, per rispetto e per il fastidio che ogni giorno si prova nel vedere delle famiglie andare in frantumi. Anche questo commerciante lavora nel centro storico: è Germano del Caffè del Corso. Dopo avere tenuto due macchinette all'interno del bar, Germano ha richiamato il distributore e gli ha chiesto di rimuoverle. Due i motivi principali. Il primo riguarda il lato economico. «Dall'incasso delle macchinette – spiega Germano - il proprietario del locale guadagna il 20%. Da questa cifra bisogna eliminare le tasse e la luce. Quello che rimane in tasca è irrisorio». Il secondo motivo ha a che fare con l'etica e la morale. «Ho deciso di lasciare perdere le macchinette del video poker quando ho visto una bambina chiedere alla mamma di andare via dal bar. Ogni giorno la madre entrava nel locale per giocare qualche soldo e non andava via finché non ritirava la sua vincita. Così, compreso il meccanismo, la ragazzina si metteva davanti alla macchinetta chiedendole di fare vincere la madre. In quel momento – conclude Germano – ho deciso che nel mio bar non sarebbe più entrata una macchinetta del video poker».

 

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