l'intervista
Parla Gianfranco Bardanzellu:
«Provocazione odiosa ma necessaria»
Il caso mediatico provocato dal consigliere regionale sardo
di Valentina Guido
Gianfranco Bardanzellu (foto: bardanzellu.it)
SASSARI. Gianfranco Bardanzellu non si sottrae alle interviste, perché l’attenzione mediatica che gli è piovuta addosso dopo la proposta choc di incenerire i cani randagi, è proprio quello che cercava. E così, poco dopo aver parlato con Rai1, il consigliere regionale Pdl parla anche con SassariNotizie.
Onorevole Bardanzellu, desidera forse fare una replica oppure smentire alcune delle parole che i giornali le hanno attribuito?
Non voglio replicare né smentire niente. Tutto è stato studiato a tavolino per ottenere questo risultato e sono contento di aver sollevato un caso nazionale. Perché ci sono troppe persone che si sono indignate, ma la verità è che ormai la situazione è diventata insostenibile. I servizi sociali di Olbia in una relazione dettagliata descrivono il canile di Colcò come una struttura sovraffollata, fatiscente. Per non parlare dei randagi in città e nelle campagne, che sono diventati un’emergenza e un costo sociale. Il presidente dell’Ordine dei Veterinari di Olbia-Tempio, Andrea Sarria, mi ha fornito i dati: è un problema forte, voglio che se ne prenda atto in modo da risolverlo. Un Comune della provincia di Oristano mi ha scritto per dirmi che da loro si spendono 30mila euro all’anno per i cani randagi e 15mila euro per la mensa dei bambini. È giusto? E il Comune di Olbia spende 2 euro al giorno per ogni cane: basta moltiplicare per 356 per capire che è una cifra insostenibile.
Ma lei brucerebbe davvero i cani randagi per risolvere il problema?
Certo che no. Ho avuto sempre molti cani, e sono morti tutti di vecchiaia; ora ne ho tre. Però questo è un problema del Sud, che si presenta in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia…Al nord non succede, perché? Dov’è il “buco” nelle nostre azioni, dov’è la differenza?
Si è dato una risposta?
Sto seguendo un percorso che tra una o due settimane terminerà con una conferenza a Olbia, a cui inviterò l’Assessorato regionale alla Sanità, la Provincia, la Asl, il Comune, per capire qual è la direzione da seguire. Intanto ho chiesto al servizio veterinario della Regione di venire a controllare il comune di Calcò, perché lì il problema, con 700 cani in un fazzoletto di terra, è anche ambientale. Ma mi dica: secondo lei non sarebbe preferibile per lo stesso cane essere abbattuto con una iniezione letale, piuttosto che lasciarlo morire in un piccolo spazio maleodorante con altri settecento cani?
Sì, ma se i cani fossero settecento moltiplicati per il numero dei canili, sarebbe una strage.
Bisogna punire chi abbandona i cani e proseguire con il piano di sterilizzazioni. La mia è una provocazione, brutta e antipatica quanto si vuole, non fa piacere a nessuno sentire parole come queste. E poi ci sono le persone che a livello nazionale avrebbero un ruolo e un potere per risolvere i problemi, ma non lo fanno, e se ne stanno lì a indignarsi con le unghie dipinte.
Si riferisce alle parole del Sottosegretario Francesca Martini?
No, a nessuno in particolare, per carità. Ma basta con il buonismo e il perbenismo. Qualche giorno fa vicino a Sassari un branco di cani randagi ha fatto fuori un gregge di pecore. E se fosse stato un bambino? Va bene salvaguardare i cani, ma la persona umana?
Onorevole Bardanzellu, desidera forse fare una replica oppure smentire alcune delle parole che i giornali le hanno attribuito?
Non voglio replicare né smentire niente. Tutto è stato studiato a tavolino per ottenere questo risultato e sono contento di aver sollevato un caso nazionale. Perché ci sono troppe persone che si sono indignate, ma la verità è che ormai la situazione è diventata insostenibile. I servizi sociali di Olbia in una relazione dettagliata descrivono il canile di Colcò come una struttura sovraffollata, fatiscente. Per non parlare dei randagi in città e nelle campagne, che sono diventati un’emergenza e un costo sociale. Il presidente dell’Ordine dei Veterinari di Olbia-Tempio, Andrea Sarria, mi ha fornito i dati: è un problema forte, voglio che se ne prenda atto in modo da risolverlo. Un Comune della provincia di Oristano mi ha scritto per dirmi che da loro si spendono 30mila euro all’anno per i cani randagi e 15mila euro per la mensa dei bambini. È giusto? E il Comune di Olbia spende 2 euro al giorno per ogni cane: basta moltiplicare per 356 per capire che è una cifra insostenibile.
Ma lei brucerebbe davvero i cani randagi per risolvere il problema?
Certo che no. Ho avuto sempre molti cani, e sono morti tutti di vecchiaia; ora ne ho tre. Però questo è un problema del Sud, che si presenta in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia…Al nord non succede, perché? Dov’è il “buco” nelle nostre azioni, dov’è la differenza?
Si è dato una risposta?
Sto seguendo un percorso che tra una o due settimane terminerà con una conferenza a Olbia, a cui inviterò l’Assessorato regionale alla Sanità, la Provincia, la Asl, il Comune, per capire qual è la direzione da seguire. Intanto ho chiesto al servizio veterinario della Regione di venire a controllare il comune di Calcò, perché lì il problema, con 700 cani in un fazzoletto di terra, è anche ambientale. Ma mi dica: secondo lei non sarebbe preferibile per lo stesso cane essere abbattuto con una iniezione letale, piuttosto che lasciarlo morire in un piccolo spazio maleodorante con altri settecento cani?
Sì, ma se i cani fossero settecento moltiplicati per il numero dei canili, sarebbe una strage.
Bisogna punire chi abbandona i cani e proseguire con il piano di sterilizzazioni. La mia è una provocazione, brutta e antipatica quanto si vuole, non fa piacere a nessuno sentire parole come queste. E poi ci sono le persone che a livello nazionale avrebbero un ruolo e un potere per risolvere i problemi, ma non lo fanno, e se ne stanno lì a indignarsi con le unghie dipinte.
Si riferisce alle parole del Sottosegretario Francesca Martini?
No, a nessuno in particolare, per carità. Ma basta con il buonismo e il perbenismo. Qualche giorno fa vicino a Sassari un branco di cani randagi ha fatto fuori un gregge di pecore. E se fosse stato un bambino? Va bene salvaguardare i cani, ma la persona umana?
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