Incenerire i randagi, petizioni e sdegno
da tutta Italia contro Bardanzellu
di Grazia Sini
Un'immagini che gira su facebbok per protestare contro Bardanzellu (foto: Facebook, Olbia gruppo amici degli animali)
SASSARI. In meno di 12 ore più di trenta lettere arrivate nella posta della redazione. Se l’onorevole Bardanzellu aveva come scopo quello di attirare l’attenzione sul problema dei randagi si può dire che ci sia riuscito. Come contropartita (forse calcolata, forse no) si è ritrovato una petizione on line diretta al presidente del Consiglio regionale per chiedere le sue dimissioni e una valanga di offese e improperi, quando non si tratta di minacce e inviti all’autocombustione.
Sta di fatto che ora da nord a sud dell’Italia, in molti conoscono la grave situazione del canile di Olbia e lo stesso Governo ieri si è dovuto esporre con le dichiarazioni del sottosegretario Martini. Mail che chiedono le dimissioni del consigliere Bardanzellu arrivano da Rimini, da Pisa, da Roma. Un coro di “VERGOGNA” e di sdegno.
Ripercussioni economiche? Arriva anche una mail firmata da più persone, che minacciano di boicottare, per quanto gli sia possibile, il turismo in Sardegna: « I randagi sono i più indifesi e proprio per questo vanno PROTETTI come e più degli altri animali. Fino a prova contraria non è colpa loro se oggi si trovano a vagare sul suo territorio,ma è "merito" delle istituzioni che per anni e anni non hanno voluto vedere il problema e non hanno fatto il loro DOVERE!Gli animali si riproducono seguendo un istinto e credo che di notevole istinto e poco raziocinio sia dotato anche lei,stando a quanto dice! Quindi difenda i suoi simili e dia prova di pentimento di tutto quello che di grave ha affermato,facendo il rivoluzionario in un Paese come la Sardegna dove di rispetto per gli altri esseri viventi ve ne è un secchio scarso di tutto il mare circostante!e lei non dà certo il suo contributo per invertire la rotta!
Finché la situazione non verrà affrontata con metodi civili quali sterilizzazione di massa e anagrafe canina,con la collaborazione delle Associazioni locali, informerò amici, parenti e conoscenti della sua barbara proposta affinché si astengano dal praticare il turismo in Sardegna!
Se nonostante quanto detto fin'ora, non sa cosa fare, si dimetta!! Raffaella Severi, Sonia Mazzocco, Elena e Stefania Raffini, Danilo Chiarello, Monia Dotti , Chiara Coghe (cittadina sarda)».
Più o meno focoso (è il caso di dirlo) il tenore delle mail è sempre lo stesso. Unite tutte da un unico filo conduttore che è la richiesta di dimissioni di Bardanzellu, c’è chi sottolinea come «l'uccisione degli animali d'affezione come i cani e i gatti è un reato sanzionato penalmente»; chi indica i modi per contrastare il randagismo «la legge prevede che siano i Comuni a provvedere affinché esistano sul territorio rifugi adeguati, conseguente sterilizzazione a proprie spese per questi poveri animali e che si provveda a sensibilizzare la popolazione affinché vengano adottati quelli esistenti e che anche i privati provvedano alla sterilizzazione degli animali in loro possesso se non desiderano occuparsi dei cuccioli che inevitabilmente possono nascere», senza citare chi invece si lascia andare a insulti poco costruttivi.
Il polverone e la polemica intorno alle parole dell’onorevole continuano a crescere, aumentano le mail, le proteste, lo sconcerto. Se le dichiarazioni dell’onorevole, comunque difficili da digerire, davvero volevano essere una provocazione per attirare l’attenzione sul problema, ci auguriamo che abbiano sortito, tra l’altro, anche l’effetto più utile: speriamo che qualcuno, oltre a indignarsi, decida di dare un futuro a qualche cane rinchiuso in gabbia. Speriamo inoltre che nessun giovanotto o ex giovanotto si ritenga autorizzato dalle parole del politico a bruciare cani randagi. Torturare e uccidere animali da compagnia - non fa male ricordarlo - è un reato punito con il carcere.
Sta di fatto che ora da nord a sud dell’Italia, in molti conoscono la grave situazione del canile di Olbia e lo stesso Governo ieri si è dovuto esporre con le dichiarazioni del sottosegretario Martini. Mail che chiedono le dimissioni del consigliere Bardanzellu arrivano da Rimini, da Pisa, da Roma. Un coro di “VERGOGNA” e di sdegno.
Ripercussioni economiche? Arriva anche una mail firmata da più persone, che minacciano di boicottare, per quanto gli sia possibile, il turismo in Sardegna: « I randagi sono i più indifesi e proprio per questo vanno PROTETTI come e più degli altri animali. Fino a prova contraria non è colpa loro se oggi si trovano a vagare sul suo territorio,ma è "merito" delle istituzioni che per anni e anni non hanno voluto vedere il problema e non hanno fatto il loro DOVERE!Gli animali si riproducono seguendo un istinto e credo che di notevole istinto e poco raziocinio sia dotato anche lei,stando a quanto dice! Quindi difenda i suoi simili e dia prova di pentimento di tutto quello che di grave ha affermato,facendo il rivoluzionario in un Paese come la Sardegna dove di rispetto per gli altri esseri viventi ve ne è un secchio scarso di tutto il mare circostante!e lei non dà certo il suo contributo per invertire la rotta!
Finché la situazione non verrà affrontata con metodi civili quali sterilizzazione di massa e anagrafe canina,con la collaborazione delle Associazioni locali, informerò amici, parenti e conoscenti della sua barbara proposta affinché si astengano dal praticare il turismo in Sardegna!
Se nonostante quanto detto fin'ora, non sa cosa fare, si dimetta!! Raffaella Severi, Sonia Mazzocco, Elena e Stefania Raffini, Danilo Chiarello, Monia Dotti , Chiara Coghe (cittadina sarda)».
Più o meno focoso (è il caso di dirlo) il tenore delle mail è sempre lo stesso. Unite tutte da un unico filo conduttore che è la richiesta di dimissioni di Bardanzellu, c’è chi sottolinea come «l'uccisione degli animali d'affezione come i cani e i gatti è un reato sanzionato penalmente»; chi indica i modi per contrastare il randagismo «la legge prevede che siano i Comuni a provvedere affinché esistano sul territorio rifugi adeguati, conseguente sterilizzazione a proprie spese per questi poveri animali e che si provveda a sensibilizzare la popolazione affinché vengano adottati quelli esistenti e che anche i privati provvedano alla sterilizzazione degli animali in loro possesso se non desiderano occuparsi dei cuccioli che inevitabilmente possono nascere», senza citare chi invece si lascia andare a insulti poco costruttivi.
Il polverone e la polemica intorno alle parole dell’onorevole continuano a crescere, aumentano le mail, le proteste, lo sconcerto. Se le dichiarazioni dell’onorevole, comunque difficili da digerire, davvero volevano essere una provocazione per attirare l’attenzione sul problema, ci auguriamo che abbiano sortito, tra l’altro, anche l’effetto più utile: speriamo che qualcuno, oltre a indignarsi, decida di dare un futuro a qualche cane rinchiuso in gabbia. Speriamo inoltre che nessun giovanotto o ex giovanotto si ritenga autorizzato dalle parole del politico a bruciare cani randagi. Torturare e uccidere animali da compagnia - non fa male ricordarlo - è un reato punito con il carcere.
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