EDILIZIA

Cna, punta sulla riqualificazione
e il riuso degli immobili esistenti

 (foto: Alessandro Tedde)
(foto: Alessandro Tedde)

CAGLIARI. Su 465 mila edifici residenziali esistenti in Sardegna, circa 160.000 sono stati costruiti prima del 1960 e ben 100 mila sono attualmente in uno scarso stato di conservazione.  Per questo l’unica strada per rimettere in moto un settore dell’edilizia in piena crisi e dell’economia più in generale sarebbe quella di riqualificare e rendere così più efficiente il patrimonio immobiliare già esistente. Lo dichiarano Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente segretario regionale Cna e presidente di Cna Costruzioni che puntano sulla necessità di rilanciare le politiche urbane in chiave ecosostenibile in maniera tale da riportarle al centro dello sviluppo territoriale. La strada da percorrere è quella di attrarre e valorizzare risorse umane ed imprenditoriali legate alla qualità dei luoghi, delle infrastrutture cittadine e dei servizi pubblici, culturali e sociali.

«Si tratta - dichiarano i vertici Cna - di  riconvertire un settore maturo,  dequalificato,  incapace oggi di offrire prospettive di lavoro ad un capitale umano altamente professionalizzato rappresentato dai nostri giovani, riposizionandolo secondo la chiave innovativa di una “domanda” che, nel futuro, non guardi al nuovo ma rimetta a nuovo il vecchio. È un’opportunità che la mano pubblica deve cogliere promuovendo questi processi e sostenendo l’iniziativa privata attraverso piani di investimento pubblico-privato, norme premiali e incentivi di scopo». Il calo delle compravendite registrato nel 2012 e previsto anche per l’anno in corso dimostra come la crisi induca i sardi proprietari di casa (circa l’87 per cento contro una media nazionale dell’81 per cento) a tenersi ben stretta la propria abitazione nonostante spesso questa versi in condizioni fatiscenti.

Una recente indagine di Cna Costruzioni rileva infatti che in Sardegna oltre il 21 per cento degli edifici è in stato di conservazione mediocre (19,3 per cento) o pessimo (2,1 per cento): si tratta di circa 106 mila edifici con evidenti necessità di riqualificazione. Il 45 per cento delle famiglie sarde ritiene che un edificio debba essere rigenerato almeno ogni vent’anni e addirittura il 29,5 per cento delle famiglie intervistate lamenta infiltrazioni e crepe nella propria abitazione. Eppure, rileva la Cna, in Sardegna la crisi non permette alle famiglie di investire nella manutenzione: una percentuale inferiore rispetto alla media italiana ha infatti effettuato negli ultimi cinque anni lavori di rinnovo o manutenzione del fabbricato. Ecco perché – oltre a quello del rinnovo degli edifici non residenziali pubblici – uno dei pochi settori in grado di dare una boccata d’ossigeno al mercato dell’edilizia in Sardegna è secondo l’associazione artigiana quello della riqualificazione degli edifici privati.

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