L'INTERVISTA

I primi 60 giorni di Giovanna Sanna alla Camera dei Deputati
tra elezioni, dialogo e inciuci

di Daniele Murino | Twitter: @DanieleMurino

SASSARI. L'onorevole Giovanna Sanna, la donna del Pd che durante le scorse primarie ha sbaragliato la concorrenza, ha raccontato a SassariNotizie le sensazioni che l'hanno accompagnata durante i suoi primi sessanta giorni di legislatura. Dall'elezione del presidente della Repubblica alle ultime giornate che hanno travolto il partito Democratico, dall'incarico offerto a Enrico Letta al rapporto con Sel. Una chiacchierata a tutto tondo, durante la quale il sindaco di Florinas non ha perso di vista neanche per un attimo i suoi cittadini e gli interessi del nord Sardegna.

Che cosa si prova a varcare la soglia di Montecitorio per la prima volta?
È un emozione grandissima. Varcare la soglia della Camera dei Deputati significa rivivere i momenti che hanno segnato la vita politica del Paese: dalla nascita della Repubblica alla formazione della Costituente, dalle scelte fatte dai grandi padri dello Stato italiano fino alla nascita dell'ultimo Governo. Un momento che mi porterò dentro per tutta la vita e per il quale sarò eternamente grata a tutte le persone che mi hanno offerto la loro fiducia.
 
Ci può descrivere l'atmosfera che si respirava in aula durante il discorso di Giorgio Napolitano?
Il discorso di Giorgio Napolitano è stato molto toccante. Vedere una persona capace di emozionarsi dopo avere sacrificato 60 anni della propria vita in nome dell'Italia è stato commuovente. Non posso negare di avere pianto con lui. Ma, al di là delle emozioni, in quel discorso Napolitano è riuscito a trasmettere a tutti i parlamentari l'enorme responsabilità a cui ognuno di noi è chiamato. Queste sono le radici della Repubblica e della nostra democrazia. In questo momento il Paese sta attraversando una crisi gravissima, forse la peggiore dalla nascita della nazione, e allora abbiamo il dovere di metterci al servizio dell'Italia. Per questo abbiamo scelto di appoggiare un governo di larghe intese che ci possa portare fuori dalle secche e che pensi a risolvere i problemi degli italiani. Superato questo momento, allora ognuno di noi potrà tornare a occuparsi della propria parte politica. 
 
Cosa pensa della situazione attuale del partito democratico?
Io mi auguro che, superato questo momento di sbandamento, il partito possa ritrovare nuovo slancio. Dopo quello che è accaduto in Parlamento, non posso criticare l'atteggiamento della base: capisco perfettamente le ragioni del loro fastidio. E se fossi stata dall'altra parte, probabilmente, avrei reagito allo stesso modo. Adesso, però, bisogna ritrovare una coesione nuova e marciare compatti verso un obbiettivo comune.

Che idea si è fatta del comportamento di Sel. L'alleanza con il Pd è durata poco meno di sessanta giorni.
Quando in politica si prende un impegno bisogna avere la forza di rispettarlo, perché la lealtà di gruppo è fondamentale. Loro non lo hanno fatto. Dopo avere votato per Prodi, avrebbero dovuto votare anche per Napolitano, in nome della nostra alleanza. O al massimo, avrebbero potuto votare scheda bianca senza dare la preferenza a Rodotà.

Le cronache attuali parlano sempre più spesso di "inciucio". La Sardegna viene da una storia diversa: Berlinguer e Segni avevano l'abitudine di parlarsi sotto l'ombrellone nella spiaggia di Stintino per accordarsi sul futuro del Paese. Questo tipo di politica è alla fine?
Il dialogo è fondamentale, c'è sempre stato fin dalla nascita della Repubblica. Togliatti, Berlinguer, Segni, Moro, tutti i grandi politici hanno sempre ascoltato la parte avversa perché la politica è l'arte della mediazione. Il confronto è uno strumento fondamentale non solo all'interno del Parlamento ma anche nelle amministrazioni locali. Per questo abbiamo cercato di dialogare con il Movimento Cinque Stelle per formare un governo e nominare un presidente della Repubblica condiviso. Ma l'assenza di mediazione ha creato questa situazione di stallo.

Durante il mandato, su quali punti in particolare concentrerà i suoi sforzi per cercare di restituire quella linfa vitale che la nostra Regione e in particolare il nord Sardegna sembrano avere perso?
L'emergenza lavoro è la prima tematica, in assoluto. Le imprese sarde devono ripartire perché la nostra terra sta morendo. L'assenza di lavoro sta distruggendo sia i giovani sia le famiglie che da un giorno all'altro si ritrovano senza uno stipendio. E allora bisogna cercare di ridare ossigeno alle imprese. Un altro problema riguarda le piccole amministrazioni locali. Per fare ripartire l'economia è necessario allentare i nodi del patto di stabilità, solo in questo modo i piccoli Comuni torneranno a essere il motore di sviluppo del territorio. Infine, farò parte della commissione Ambiente. Un tavolo di confronto e di crescita che mi permetterà di operare direttamente su un tema di stretta attualità per la nostra Regione. 

In queste ore Enrico Letta è stato nominato presidente del Consiglio. È soddisfatta?
È la scelta giusta. In questo momento era l'unica via per permettere al Parlamento di trovare un accordo su quei pochi punti programmatici che potrebbero fare uscire l'Italia da questa profonda crisi.

 

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