Bonanni: «Abolire autonomia sarda»
E nell'Isola scoppia la polemica

UDINE. Se Raffaele Bonanni sperava che le sue parole non riuscissero ad attraversare il mare si sbagliava di grosso. Il segretario della Cisl, a margine del congresso regionale a Udine, ha fatto alcune dichiarazioni sull'autonomia della Sardegna che al presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e a quello del Consiglio, Claudia Lombardo, non sono proprio andate giù. Il sindacalista ha infatti detto che lo Statuto speciale di Sardegna e Sicilia dovrebbe venire meno: «L'autonomia del Friuli Venezia Giulia è l'esempio più fulgido di come le riforme istituzionali dovrebbero essere affrontate, non come accade in Sardegna e in Sicilia, dove la specialità dovrebbe essere abolita» sono state le parole riportate testualmente dalle agenzie. Ma il sindacalista non si è fermato qui e ha aggiunto: «Chi ha detto che le Regioni devono assomigliare agli Stati e non rendere conto a nessuno? - si è chiesto Bonanni -. Si può avere forte autonomia senza ricalcare il modello statale».

Pronte le repliche di Cappellacci e Lombardo: «La Sardegna vive oggi una tale condizione di arretratezza e sottosviluppo proprio a causa delle mancate risposte dello Stato, come nella vicenda delle entrate fiscali, tanto che appare quest’ultimo a voler abbandonare l’Isola al suo destino e non il contrario - ha dichiarato la presidente del Consiglio -. La Sardegna con dignità e orgoglio rivendica una maggiore autonomia per gestire il proprio futuro in piena consapevolezza e responsabilità non per staccarsi dalla Penisola, ma per abbattere quelle odiose barriere come la mancata continuità territoriale e l’assenza di fonti energetiche, infrastrutture e servizi, che fanno i sardi cittadini di serie “B” all’interno dello stato».
«Non abbiamo scelto noi di essere un’Isola periferica», ha rimarcato la presidente, «la più lontana dalla terra ferma di tutto il Mediterraneo. Lo siamo e basta!» e prosegue ancora: «La specialità non è un privilegio, ma il riconoscimento di uno “status” di diritto che si fonda su ragioni storiche, politiche e geografiche in ragione di una diversità tanto evidente che appare perfino banale sottolineare».

«Il saggio Bonanni», ha concluso la presidente Lombardo, «ci dica piuttosto perché fra le sue tante battaglie in favore dei più deboli non si è mai battuto perché alla nostra Isola siano riconosciute le misure compensative che l’Unione Europea concede alle regioni insulari e ultraperiferiche per colmare le diseconomie che tale condizione comporta. Forse in tal modo ci sentiremo più italiani e più facenti parte della Repubblica, senza sentirci cittadini disastrati e orfani di uno stato troppo spesso patrigno, ma che nessuno sogni di chiederci di rinunciare ad essere un popolo distinto, con una storia una lingua e una cultura che sono il lascito di una antica civiltà di cui andiamo fieri e orgogliosi. Italiani sì, ma prima sardi!».

Sulla stessa linea la risposta di Ugo Cappellacci: «Se l’autonomia della Sardegna ricalcasse veramente un modello di carattere statale, avremmo avuto meno difficoltà a risolvere le questioni ancora aperte con un Governo nazionale, che nel corso degli anni si è dimostrato a dir poco restio a riconoscere diritti ed aspettative legittime di un popolo che non chiede privilegi né assistenzialismo, ma solo quanto gli spetta per camminare con le proprie gambe». «Tra le questioni ancora aperte - ha aggiunto Cappellacci - spiccano quella relativa alla vertenza entrate, ancora non pienamente risolta, e quella inerente ad un patto di stabilità che ci impedisce di dare piena attuazione alle politiche rivolte alle famiglie, al lavoro e alle imprese. A queste si aggiunge la problematica della continuità territoriale marittima che ha sempre visto gli esecutivi nazionali dalla parte degli armatori, in particolare di un cartello di speculatori, e mai dalla parte della nostra isola. E’ grazie all’autonomia che i sardi, anche con i referendum regionali, hanno avuto la possibilità di far alzare subito la loro voce per dire no a chi avrebbe voluto calare dall’alto la decisione di trasformare la nostra isola in una pattumiera nucleare. Per questo lo Statuto speciale rappresenta e deve continuare a essere uno strumento di difesa degli interessi della nostra terra non solo da uno stato patrigno, ma anche da poteri assai forti economicamente e politicamente e interessati a speculare a discapito della Sardegna. Ed è solo grazie all’Autonomia – ha sottolineato ancora il presidente- che abbiamo avviato un’azione di riduzione dei costi della politica, anticipando di fatto le altre Regioni e lo Stato, giungendo anche alla riduzione dei componenti del Consiglio regionale. Poiché da parte gli organismi centrali dello Stato non c’è stata un’azione analoga e restano in piedi vecchie rendite di posizione, appare assurdo ipotizzare che il cambiamento possa giungere da una centralizzazione di poteri e funzioni nelle mani di organismi che hanno predicato il rigore, ma lo hanno messo in pratica solo per gli altri. Peraltro tale posizione stride con quella dei sindacati regionali, che chiedono a gran voce l’esatto opposto: una strenua difesa dell’autonomia e un’azione determinata su quella che è nota come la vertenza Sardegna. Insomma – ha concluso Cappellacci - la nostra isola è in credito verso uno Stato che ad oggi resta un debitore moroso, la questione sarda ancora stenta a trovare la rilevanza che merita nell’agenda politica nazionale. Per questo l’Autonomia regionale è quanto mai attuale e necessaria per costruire l’autonomia dei cittadini sardi di poter sviluppare il proprio percorso di vita a condizioni pari con i nostri concittadini italiani».

 

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