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L'isola della disoccupazione
Il dibattito all'ex Questura

La storia delle cooperative legate al polo industriale
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. In Sardegna a inizio anno su un milione e 150 mila persone in età lavorativa (tra 15 e 64 anni) solo la metà aveva un impiego. Circa 580 mila persone. È uno dei dati più chiari presentati questa mattina all'ex-Questura, occupata da maggio, durante il dibattito sul lavoro. Sul tavolo la dottoressa Alba Campus che snocciola i numeri e le percentuali inquietanti sul mondo del lavoro (fonte Sardegna statistiche); vicino a lei un cassintegrato della Vinyls, Emanuele Manca, un lavoratore di una cooperativa che ruota attorno al polo industriale, una ragazza dell'Electa, e un un altro di Video On line 2, call center di Cagliari legato a Eutelia. Storie di chi il lavoro ce l'aveva e ora chissà, uno spaccato dell'isola da nord a sud.

Le immagini. Introduce il dibattito Roberto Cadeddu, che ha curato, insieme a Fiorella Sanna, la mostra fotografica del terzo piano dedicata proprio al lavoro. Si chiede: «Perché sono più le persone che non lavorano di quelle che lavorano? Io sono uno di quelli che lavora fuori, faccio il sommozzatore. E visto che qui non c'è il mare lavoro a Como». È l'ironia amara di chi comunque deve trovare una soluzione e un impiego, un'alternativa.

L'indotto del petrolchimico. C'è chi è giovane e pur di lavorare si sposta, e c'è chi come i lavoratori delle cooperative che ruotano attorno al petrolchimico non ha più trent'anni. Anche loro sono insieme ai cassintegrati della Vinyls di Porto Torres occupano da sei mesi l'isola dell'Asinara. Hanno tra i quaranta e i cinquanta anni, sono specializzati e per loro è difficile reinserirsi. Paolo Tolu e Paolo Canu lavoravano per l'Eurocoop, cooperativa d'appalto che si occupava della finitura del prodotto, il pvc. E quella del polo industriale era l'unica commessa. Ma dice Tolu: «Siamo in cassintegrazione da luglio, ci devono cinque stipendi arretrati e ora sappiamo che da settembre la cooperativa è stata messa in liquidazione. Il nostro futuro è davvero incerto, io ho 52 anni, trovare un altro impiego è davvero difficile, impossibile. Anche se mando un curriculum, e io so fare un po' di tutto, le aziende rispondono "Stiamo licenziando"». Gli impianti della Vinyls sono fermi, di conseguenza anche tutte le cooperative sono ferme. In ballo ci sono centinia e centinaia di posti di lavoro, di buste paga e famiglie. Dall'Eurocoop, per esempio, dipendono 50 persone, tutti uomini, che hanno superato i quaranta. Continua Canu: «Ci potrebbero almeno far fare le bonifiche - dice- certo, dovremmo essere formati. Ma perché devono venire qui le ditte siciliane? Invece di dar lavoro ai locali gli operai vengono da fuori». Una questione anche di legalità sottolineano i due: «Si tratta di concorrenza sleale, la nostra cooperativa pagava tutti i contributi, tutto era in regola. Gli altri, quelli non sardi, spesso non hanno il Durc (Documento unico di regolarità contributiva, ndr) che attesta il rispetto dei diritti dei lavoratori». Anche nel caso in cui il nuovo bando internazionale Vinyls, portasse buone notizie per il nord Sardegna per i lavoratori polivalenti dell'Eurocoop non ci sarebbe nulla da fare. Dicono: «Il lavoro è stato dato al altre cooperative, appunto».
C'è chi invece nel nuovo bando internazionale di cessione degli impianti Vinyls ci spera. È un lavoratore della Tecnicoop, si chiama Romano Chessa e con altri venti colleghi svolgeva delle mansioni altamente specializzate nella filiera del pvc di Porto Torres. «Senza noi gli impianti non possono ripartire, e noi senza l'impianto non abbiamo impiego, né alternative. Siamo in cassintegrazione da novembre dello scorso anno, a giugno scade, poi si vedrà». E aggiunge: «Io lavoro il pvc da venti anni, non saprei cosa fare altrimenti. Speriamo che la Vinyls sia comprata e che gli impianti ripartano». Perché nel polo industriale tutto l'indotto è fermo, dalle cooperative di servizi, al commercio.

Il call center. Ci sono poi le storie quasi surreali come quelle dei lavoratori del call center Video Online 2. Racconta Alessandro Milia, uno dei 473 che da mesi non riceve lo stipendio, che da aprile, pur di tenere la commessa Telecom, in tanti sono andati tutti i giorni al lavoro in regime di autorganizzazione. Fino a quando per inadempienza (ossia perché non venivano pagati i contributi) Telecom ha denunciato l'imprenditore. Ora si aspetta, c'è forse un'azienda (Comdata) che vuole assorbire i lavoratori, grazie anche all'impegno della Regione. Un futuro ancora da definire per «Persone che lavorano con un'alta professionalità, siamo stati i primi in Italia -dice Milia- a offrire assistenza al cliente e ora non sappiamo che fine faremo».

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