Alina Cossu, il gip riapre il caso
Dopo 25 anni riparte la caccia al killer

di Francesco Bellu

PORTO TORRES. Dopo 25 anni la vicenda di Alina Cossu, la studentessa massacrata e uccisa sotto la scogliera di Balai a Porto Torres nel 1988, potrebbe aprire nuovi scenari. Il gip del Tribunale di Sassari, Maria Luisa Lupino, ha deciso di riaprire il suo caso, accogliendo così la richiesta del sostituto procuratore Gianni Caria.

Secondo il pubblico ministero è possibile che grazie ai nuovi metodi di indagine e al perfezionamento delle tecnologie si possano individuare tracce di dna, impossibili da trovare all'epoca del delitto, e inchiodare finalmente l'assassino. Alina si era infatti difesa con tutte le sue forze, aveva lottato sino all'ultimo cercando inutilmente di salvarsi ed è probabile - secondo gli inquirenti - che chi l'ha uccisa, abbia lasciato delle impronte genetiche.

Stamattina il gip ha disposto anche la riesumazione del corpo della studentessa e ha revocato la sentenza di non luogo a procedere «per non aver commesso il fatto» nei confronti di Gian Luca Moalli, un operaio di Porto Torres arrestato nel 1992. Contro di lui non furono trovate prove e perciò tornò in libertà poco dopo. Nella nuova inchiesta della Procura di Sassari potrebbero rientrare anche altre tre persone, tutte di Porto Torres, finite in un fascicolo aperto nel 2008 e archiviato tre anni dopo. Un quarto ex indagato, Fermo Banfi, di 73 anni, si è suicidato alcune settimane fa gettandosi dalla finestra dell'ospedale di Sassari dove era ricoverato per una grave malattia.

 

© Riproduzione non consentita senza l'autorizzazione della redazione
Immagini articolo