E.On e la politica delle proroghe
La Uiltec: «Ora gli investimenti»

di Daniele Murino | Twitter: @DanieleMurino

SASSARI. Perché il nord Sardegna continua a essere ammorbato dagli scarichi dell’impianto di E-On? Perché la dirigenza del gruppo non costruisce il nuovo gruppo a carbone? Perché i rischi di incidente e di inquinamento aumentano giorno dopo giorno? In seguito alla nuova deroga concessa al gruppo tedesco di posticipare la chiusura dei gruppi altamente inquinanti 1 e 2 alimentati a olio combustibile, la Uiltec-Uil ha posto alcuni interrogativi diretti sia ai cittadini sia alle istituzioni locali. Interrogativi ai quali lo stesso segretario del settore elettrico, Francesco Peana, ha provato a offrire una serie di risposte di immediata applicazione che potrebbero dipanare una matassa fin troppo ingarbugliata.

Secondo Peana, perché la centrale possa continuare a operare sul territorio sardo, E-On dovrebbe «avviare immediatamente la costruzione del nuovo gruppo di produzione a carbone, con successiva demolizione dei gruppi a olio. Offrire una garanzia al territorio affinché non si commettano nuovi incidenti ambientali. Vendere la licenza di costruzione, nel qual caso non voglia essa stessa procedere agli investimenti promessi». Se questo non dovesse accadere la Uiltec è pronta a manifestare insieme ai cittadini perché E-On lasci l’Isola. Ma  la protesta della federazione sindacale non è solo distruttiva. Nella stessa nota la Uiltec mostra anche l’altra faccia della medaglia, quella legata al lavoro e al sacrificio dei propri iscritti. «Il gruppo – si legge nella nota – è contento dell’avvenuta proroga perché nel caso della chiusura definitiva dei gruppi 1 e 2 i cittadini sardi sarebbero stati esposti a grossi rischi di black-out. Non solo, in assenza di un rinnovo dell’accordo produttivo i lavoratori diretti sarebbero stati candidati a un processo di macelleria sociale. E, infine, tutto l’indotto avrebbero dovuto cercare nuove commesse in un territorio dove di aperto sono rimasti solo i supermercati».

Adesso la parola passa alla politica e agli esponenti delle istituzioni locali sui quali, secondo la Uiltec, grava il compito di prendere delle decisioni definitive in merito alla vicenda E.On. Decisioni che non favoriscano ancora una volta una multinazionale che in questo territorio sta macinando profitti in cambio di povertà e distruzione.

 

 

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