Sigarette elettroniche, la maxi-tassa
del governo fa crollare il mercato

di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84

SASSARI. Dopo il boom dei mesi scorsi, il settore delle sigarette elettroniche è entrato ufficialmente in crisi. Lo rivelano gli stessi produttori, secondo i quali il calo del fatturato è dovuto principalmente all'equiparazione delle imposte tra le sigarette elettroniche e le "bionde" tradizionali. "Con il solo annuncio del decreto che prevede una tassazione spropositata per le e-Cig e gli accessori - ha spiegato Ovale, uno dei maggiori produttori e importatori italiani - il gruppo ha subito una perdita del 50% del fatturato".  La nuova tassazione è stata stabilita nei mesi scorsi con il pacchetto di norme su Lavoro e Occupazione che ha aumentato al 58,5% la tassazione sulle sigarette elettroniche (batterie, ricariche ed essenze anche senza nicotina). La tassazione è stata a lungo rincorsa per cercare fondi necessari alle casse statali. Inizialmente le maxi-imposte erano state annunciate anche nell'ambito della discussione sul ddl svuota carceri. Allora si prevedeva un'imposizione - sempre al 58,5% - a partire dal 1° settembre che avrebbe garantito un gettito di 35 milioni da destinare al personale delle carceri. Il relatore aveva ritirato il testo in seguito alle dure proteste della categoria. Ma la proposta, uscita dalla porta, è rientrata dalla finestra, insieme ad altre misure, per scongiurare l'aumento dell'Iva fino a ottobre.

"Secondo i nostri studi - ha affermato ancora il gruppo Ovale - senza il provvedimento legislativo che equipara di fatto le E Cig e le bionde tradizionali, lo Stato avrebbe continuato ad incassare, soltanto dal gruppo Ovale, tra i 60 e i 70milioni di euro (tra Iva e tasse varie); ora quella cifra probabilmente si ridurrà a pochi milioni di euro. Cosi la tassa che doveva servire, nelle intenzioni dichiarate dal Governo, a coprire il rinvio dell’aumento dell’iva, si tradurrà di fatto in un clamoroso flop". A questo va aggiunto che "la maggior parte dei negozi sarà costretta a chiudere (su 400 punti vendita Ovale, la metà ha già disdetto i contratti di affitto), lasciando senza lavoro tra le 1000 le 1500 persone, disoccupati che peseranno sul welfare. Infine possiamo dire con certezza che ci saranno danni anche per il settore dell’editoria in quanto solo la nostra azienda ha investito per la pubblicità, nell’ultimo anno, circa 2 milioni di euro sui media nazionali, e i rivenditori circa 1 milione su quelli locali. Una spesa che sarà immediatamente azzerata dall’equiparazione senza senso ai tabacchi, che vieta qualunque forma di promozione", ha concluso il responsabile dell’Ovale.

 

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