Sardegna regina del Mediterraneo
Il futuro a braccetto con l'Africa

di Daniele Murino | Twitter: @DanieleMurino
Un momento della conferenza stampa (foto: SassariNotizie.com)
Un momento della conferenza stampa (foto: SassariNotizie.com)

SASSARI. Mettere a confronto due realtà diverse con radici simili. Fare incontrare i giovani sardi con i coetanei della sponda africana che si affaccia sul mediterraneo. Offrire loro tutti gli strumenti culturali ed economici per creare nuovi modelli di sviluppo basati sul rispetto reciproco e sulla solidarietà trasformando gli eventi dettati dalla primavera araba in occasioni di speranza e rinascita. È questo il difficile compito che da qualche anno l'associazione Rondine Cittadella della Pace sta sviluppando a Sassari e su tutto il territorio sardo. Grazie alla partecipazione di venti ragazzi di tutta l'isola e di altrettanti giovani provenienti dai territorio del nord Africa, l'obbiettivo del progetto è proprio quello di fare della Sardegna un ponte nell'area euro-mediterranea.

L'iniziativa, già presentata a maggio nel palazzo della Provincia, è stata ribadita questa mattina nelle sale della Camera di Commercio del nord Sardegna. Nei prossimi giorni l'istituzione economica sassarese, già partner del progetto, ospiterà anche un convegno dal titolo: “Due sponde, un futuro: la Sardegna al centro di nuove opportunità di sviluppo nel Mediterraneo”. Il forum, che vedrà la partecipazione di autorità istituzionali, esperti nazionali, studenti e giovani imprenditori, si concentrerà attorno  al tema dell'economia e dello sviluppo locale in un'ottica di collaborazione tra i paesi del sud del Mediterraneo. L'appuntamento è per sabato 28 settembre a partire delle 16:30.

La sessione di questa mattina è stata introdotta da Stefano Marinelli, dell’Ufficio Relazioni Internazionali di Rondine che ha presentato l’attività dell’associazione toscana che da anni opera per la risoluzione del conflitto attraverso l’esperienza dello Studentato Internazionale dove giovani provenienti da Paesi di guerra convivono e condividono un percorso di studio e di crescita.

«Il conflitto è il cancro peggiore della società e quello che fa Rondine è di provare a gestirlo  affrontandolo, cercando di aprire una finestra sulla visione del nemico». Con queste parole Gavino Sini, Presidente della Camera di Commercio di Sassari, ha aperto la sessione. «Noi abbiamo creduto in questo progetto  da subito e continuiamo a farlo nonostante le difficoltà. Noi oggi siamo qui per ascoltarle le testimonianze di questi giovani  e per conoscere la loro esperienza e loro punto di vista. Noi dobbiamo cercare costruire una rete che protegga rischi che porta il conflitto».

Valeria Stera  e Sara Pisu due delle giovani sarde coinvolte nel progetto hanno quindi raccontato la propria esperienza presentando l’obiettivo del Forum. «Vogliamo trovare modi per cooperare» queste semplici parole sintetizzano un lungo percorso che ha portato 20 giovani professionisti sardi partecipare ad un campus formativo presso Rondine ad Arezzo dove Rondine Cittadella della Pace, associazione no-profit che lavora per la risoluzione del conflitto,  mette a disposizione i propri metodi di formazione in un progetto incentrato sulla convivenza di culture diverse consegnando ai giovani della Sardegna e a quelli della Sponda Sud, nuovi ed efficaci strumenti per lo sviluppo dei propri Paesi attraverso innovativi processi di collaborazione. «Noi sardi abbiamo avuto opportunità di conoscere questi giovani provenienti dalle Primavere Arabe nello specifico Egitto Libia e Tunisia e abbiamo scoperto di avere molto in comune. Insieme possiamo creare nuove opportunità di sviluppo per la Sardegna e per i loro Paesi». L’obiettivo di questi giovani è di costituire una nuova associazione in Sardegna  per portare avanti progetti di cooperazione e di sviluppo economico con la Sponda sud. “Stiamo cercando di capire cosa serve - continua Valeria - quali realtà ci sono e come potremo collaborare insieme, quale può essere modello associativo migliore per dare un futuro alla nostra terra». Valeria Stera a nome di tutti i giovani del progetto ha quindi sottolineato l’importanza del “fare rete” con il territorio costruendo una serie di relazioni in Sardegna ma anche fuori e magari un giorni ampliare la collaborazione a tutti i paesi della Sponda sud.

Anche i giovani di Sponda Sud  hanno quindi presentato le proprie esperienze a partire da Alaeddin Tantush ingegnere informatico proveniente dalla Libia. «Prima della rivoluzione non c'era la società civile in Libia, e non ho nemmeno sentito parlare di questa parola! Dopo la rivoluzione molte Ong sono state  fondate ed hanno iniziato a lavorare in Libia, per questo abbiamo creduto che loro fossero in grado di cambiare il nostro Paese!». Per questo Alaeddin ha deciso di lavorare con una Ong chiamata "1Libya" come volontario e ha coordinato progetti molto interessanti con l'Unicef, Scout e ministero degli Affari Esteri. «Ora sono a Rondine per vivere un'esperienza unica che mi aiuterà a sviluppare le mie competenze, a migliorare le mie capacità e aumentare la mia consapevolezza. La maggior parte dei libici hanno opinioni positive dell'occidente, soprattutto dopo il sostegno internazionale per la rivoluzione della Libia. L'occidente sembra avere una grande opportunità per costruire forti legami bilaterali, connessioni tra le persone, ridurre l'appello all'estremismo, e contribuire alla costruzione  sociale-economica in molte aree».

Quindi in collegamento dalla Tunisia è intervenuta Souad Yacoubi tunisina di 24 anni, attivista in rete partecipante al primo anno di “Sponda Sud” che insieme a Sameh Yahiaoui anche lei tunisina attualmente nel gruppo di Sponda Sudhanno raccontato il clima attuale delle numerose manifestazioni in Tunisia. «Le proteste in corso in questi giorni  hanno le stese motivazione di quelle del 2011 ovvero si chiede libertà giustizia e benessere economico. Il Governo entrato in carica non ha risolto niente e le proteste sono ancora più forti e si è aggiunta anche la protesta contro terrorismo  degli estremisti che hanno già ucciso due politici, leader dell’opposizione e i protestanti accusano il Governo di avere ruolo passivo del terrorismo». Questa la visione di Souad e Sameh che tuttavia rassicurano: «Le proteste tuttavia continuano ad essere pacifiche e non crediamo che diventeranno violente».

Molto diversa la situazione in Egitto come ci spiega, Wail Gzoly, attivista blogger egiziano in collegamento dal Cairo, dove il forte potere dell’esercito ha un ruolo determinante nello scenario politico e le proteste hanno assunto i contorni di una guerra civile: «Siamo preoccupati. Morsi non ha fatto belle cose e non sappiamo realmente cosa è successo, la gente attende dei cambiamenti. Non c’è stato nessun cambiamento dopo Mubarak. Quello che è successo a Morsi, è ancora peggio rispetto a quello che è successo a Mubarak. E' difficile capire quali siano le coalizioni e la gente aspetta di vedere chi sarà capace di guidare realmente il Paese, non ci fidiamo di nessuno. Non c’è lavoro, né libertà e neanche cibo, pane o uguaglianza. Gli ultimi due mesi  è stato detto che quello che è successo è un golpe e non una rivoluzione».

«Da quando sono in Italia – dice Amira El-Raghy arrivata a Rondine il 29 giugno poco prima della grande manifestazione che ha deposto Morsi e avviato la fase transizione violenta - ho condiviso molte cose con molte persone sia della Sponda Sud che dello staff e con il gruppo della Sardegna e ho scoperto molte vicinanze tra questa terra e l’Egitto sia dal punto di vista culturale che sociale ed  economico e credo che il forum sarà un’opportunità per mettere a confronto le nostre esperienze per fare emergere soluzioni per costruire un futuro migliore».

 

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