Crisi della pastorizia, la Cgil:
«Necessario un tavolo per il rilancio»

di Grazia Sini
Vitelli in una stalla (foto: SassariNotizie.com)
Vitelli in una stalla (foto: SassariNotizie.com)

SASSARI. I pastori sardi continuano a far sentire la loro voce che chiede aiuto per il comparto agropastorale. Ieri le proteste a Porto Torres, dove ci sono stati momenti di tensione. Ora presidiano il Mattatoio Manca di Settimo San Pietro in attesa che vengano fatti controlli agli animali sbarcati dalla Spagna. Ieri, infatti, hanno scortato da Porto Torres i due camion provenienti dalla Spagna con un carico di pecore, capre e maiali destinati alla macellazione. Il gruppo di pastori del Movimento ha richiesto un controllo degli animali all’Ufficio Veterinario della Asl n. 8 di Cagliari ma, da ieri notte, non hanno avuto ancora alcuna risposta. Da qui la decisione di presidiare il mattatoio di Settimo. Oggi la Cgil ha inviato un comunicato per chiedere che venga istituito un tavolo per il rilancio del comparto.

Ecco di seguito il testo della nota stampa del sindacato.


La recente cronaca, che racconta della mobilitazione dei pastori sardi che reclamano maggiore attenzione dalle istituzioni, e in primis dalla Regione, riporta l’attenzione sul momento di estrema gravità in cui versa l’economia sarda, anche nel settore agroalimentare. Mentre si importa bestiame dall’estero, anche dalla vicina Spagna, come nel caso dei carichi arrivati ieri via mare a Porto Torres e temporaneamente bloccati dai pastori, la bilancia commerciale sarda, secondo i dati forniti dalla Camera di commercio di Sassari, nel settore presenta un deficit di 113 milioni di euro.
La Cgil di Sassari era stata forse l’unica ma di certo facile profeta qualche giorno fa, quando, in una lettera aperta al presidente della CCIAA del nord Sardegna, aveva citato proprio l’esempio di una grossa catena commerciale che importa dalla Spagna centinaia di tir di prodotti agroalimentari destinati alle tavole dei sardi.
Ricordare i numeri della crisi regionale è un compito ingrato che la Camera del lavoro di Sassari non può esimersi dal fare: nel solo comparto agricolo, secondo le rilevazioni Istat, nell’ultimo anno abbiamo perso quasi 11 mila posti di lavoro (per la precisione 10.978), che si affiancano al crollo dell’occupazione nell’industria (-6547) e nelle costruzioni (-7251). Mentre aprono nuovi mega centri commerciali anche in città, i lavoratori delle campagne vengono sottoposti a continui sacrifici, schiacciati da una concorrenza impossibile da fronteggiare e costretti a manifestare il loro disagio con iniziative clamorose come quella di ieri per difendere il proprio onesto lavoro.
Non è più tempo di rinviare, quindi, un nuovo patto per il territorio da siglare con tutti gli attori dello sviluppo: Regione, enti locali, organizzazioni sindacali e mondo dell’impresa e del commercio. Il rilancio del territorio ormai non è più rinviabile: per questo la Cgil di Sassari ribadisce la necessità di un tavolo intorno al quale riunirsi il prima possibile per proporre e finalmente attuare quel “nuovo modello” che liberi il territorio dalla schiavitù delle monoculture e prepari la strada per uno sviluppo che non può più essere rimandato.

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