ETERNIT NELLE SCUOLE - L'INCHIESTA

L'amianto che uccide è dappertutto
«I numeri sono drammatici»

di Antonio Muglia | Twitter: @m_connexction
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. I numeri sono quasi inesistenti. Niente dati, percentuali, stime. Il problema dell'amianto, in Sardegna, dal punto di vista algebrico è praticamente invisibile. Forse perché le ricerche e la costruzione di banche dati, su questo tema, ai politici non piacciono tanto. Una cosa però si può dire con certezza: un metro quadrato di una lastra ancora integra di eternit ogni anno perde tre grammi di polvere velenosa. Polvere che potrebbe essere respirata da qualcuno, anche dai bambini che frequentano le scuole del Comune di Sassari che sono ancora piene di pezzi di questo materiale diabolico inventato nel 1901 dall'austriaco Ludwig Hatschek e a lungo prodotto (e usato) anche in Italia. Le scuole che SassariNotizie è andato a visitare nelle settimane scorse, d'altronde, parlano chiaro: serbatoi, pluviali, tettoie abbandonate e rotte lasciate a pochi metri di distanza dai punti di passaggio degli alunni. Il problema sanitario, è chiaro, dovrebbe stare in cima ai pensieri degli amministratori. "I numeri sui contaminati da amianto sono drammatici - ha spiegato Tore Garau, presidente dell'Afeva Sardegna, l'associazione dei familiari e vittime dell'amianto - siamo passati in poco tempo dai 13 casi censiti a circa 22. Si tratta di persone che hanno contratto il mesotelioma". Il mesotelioma, appunto, è la bestia nera che nasce dalla troppa vicinanza all'eternit. È un tumore che spesso si porta con sé un altro cancro: quello ai polmoni. I casi censiti comunque non fanno fede alla realtà, ammette Garau. Sono molti di più. E poi "esiste una sottorilevazione del comparto sanitario per quanto riguarda le denunce di malattia professionale". In pratica, spiega Garau, su 70 casi di malattia 24 sono donne, ma soltanto a una di queste è stata riconosciuta la malattia professionale, e quindi una relativa presenza molto ravvicinata alla polvere di eternit dovuta al lavoro svolto. "Questo significa che le altre 23 donne sono state esposte in termini ambientali, ed esiste quindi un problema di inquinamento".

In pratica non ci sono scuse: l'amianto va rimosso subito soprattutto dagli edifici pubblici come le scuole, ma anche da quelli privati. La risoluzione sembra però non essere a portata di mano. "La prima cosa da fare è programmare le azioni - spiega Garau - poi bisognerebbe fare un protocollo di intesa per calmierare i prezzi delle bonifiche, perché costano in modo estremamente differente dal sud al nord dell'Isola". Ci vuole la volontà delle amministrazioni, e quindi della politica che però in questi anni ha dimostrato poca sensibilità. "Nel 2007 per esempio - continua Garau - come associazione proponemmo un progetto al Comune di Sassari per la deamiantizzazione", rimasto però poco più che carta straccia, al massimo una dichiarazione di intenti. Il Comune di Alghero non è messo meglio: c'è un progetto da nove milioni che aspetta ancora la firma del sindaco. Insomma, l'amianto uccide e continuerà a farlo se non sarà tolto di mezzo.

 

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