Peste suina: è un problema globale
L'allarme al convegno Asforce

 (foto: Istituto zooprofilattico Sardegna)
(foto: Istituto zooprofilattico Sardegna)

SASSARI. La peste suina africana sta diventando un problema globale e i nuovi casi di malattia registrati ai confini dell'Europa mettono a rischio i Paesi dell'Unione. Da qui l'impegno dell'Ue con la costituzione nel 2012 del consorzio Asforce, un team tra i più autorevoli ricercatori provenienti da 18 Paesi che questa mattina sono intervenuti a Cagliari durante il convegno organizzato dall’Istituto Zooprofilattico della Sardegna (Izs) in collaborazione con il Centro di Referenza nazionale delle pesti suine. «La malattia è diventata endemica nella nostra regione ed è già arrivata ai margini orientali dell'Europa – ha detto il direttore generale dell'Izs, Antonello Usai –. Perciò sono fondamentali i momenti di confronto come questo perché siamo davanti ad un punto di non ritorno». Concetto condiviso dal professor Carlos Martins (coordinatore del progetto Asforce) e da Jose Manuel Vizcaino (dell'Università di Madrid), che hanno descritto i meccanismi di trasmissione del virus e la sua diffusione in Africa, Russia e Georgia.

La situazione. La peste suina africana (Psa) è una malattia altamente contagiosa (non trasmissibile all’uomo) dei suini domestici e selvatici che è comparsa per la prima volta nella nostra regione nel 1978. Da quella data a oggi il Centro di Sorveglianza Epidemiologica dell'Istituto Zooprofilattico della Sardegna ha registrato 1.838 focolai in tutto il territorio regionale, con circa quattro picchi epidemici negli ultimi vent’anni: nel 1992, nel 1995 (127 e 145 focolai), nel 2004 e nel 2012 (247 casi e 91 focolai). «Rispetto all'anno scorso abbiamo quasi raddoppiato il numero di esami: da 66mila a 110mila – ha aggiunto il direttore dell'Izs -. Un risultato importante arrivato grazie all'impegno dei Servizi veterinari, che hanno sottoposto a controllo un numero crescente di allevamenti».

Controlli più severi. Nel 2013 (alla data del 22 ottobre) i focolai di peste suina registrati sono 114, di cui 105 tra i maiali domestici e 9 tra i cinghiali selvatici. Un numero in crescita rispetto al 2012 e determinato dal rafforzamento dei controlli disposti dalla Regione Sardegna, che ha emanato una serie di misure straordinarie e un nuovo Piano di eradicazione della malattia. Questo ha permesso l’inizio di una nuova fase di contrasto al virus con maggiore severità nei confronti degli “abusivi”, la lotta al pascolo brado e l’intensificazione dei test di laboratorio per la ricerca e l’eliminazione degli animali portatori della Psa. Si tratta soprattutto di maiali bradi detenuti irregolarmente: secondo gli accertamenti del Corpo forestale il loro numero supera le 4mila unità, concentrate soprattutto nelle province di Nuoro e Ogliastra.

Le zone a rischio. L’Istituto Zooprofilattico della Sardegna studia da anni le dinamiche di diffusione della malattia e ha realizzato una serie di ricerche e indagini epidemiologiche utili alle autorità sanitarie per la predisposizione delle strategie di contrasto del morbo. In particolare, sovrapponendo i dati di laboratorio (focolai, suini e cinghiali positivi) con le mappe degli avvistamenti dei maiali bradi, il centro di sorveglianza epidemiologica ha individuato delle aree maggiormente a rischio, dove la condivisione dello stesso habitat tra i portatori del virus e gli animali selvatici ha causato un cortocircuito epidemiologico con la trasmissione incrociata del patogeno e la persistenza della peste suina africana. Le province più colpite sono quelle già note di Nuoro e dell’Ogliastra, dove si concentrano il maggior numero di casi e di irregolarità, seguite dal Goceano e dalla zona intorno ad Alà dei Sardi, che fanno da cerniera tra il centro e il nord dell’isola. Più recente invece, l’aumento del rischio nel il territorio di Villanova Monteleone, in provincia di Sassari, dove sono cresciuti gli episodi di contagio. Per far fronte a questa nuova recrudescenza del virus, sottolineano i tecnici dell’Izs, sono necessari controlli più accurati nelle macellazioni domiciliari e nei cinghiali abbattuti durante le campagne venatorie.

 

 

 

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