diritti negati
Il Mos: "Il registro delle unioni civili è solo un simbolo, ma fondamentale"
Parla il leader del Movimento omosessuale sardo
di Valentina Guido
Il palazzo della Consulta a Roma (foto: Wikimedia commons)
SASSARI. La Corte costituzionale, pochi giorni fa, ha bocciato i ricorsi sui matrimoni omosessuali presentati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d'appello di Trento. I giudici della Consulta hanno fatto riferimento agli articoli 2, 117, 3 e 29 della costituzione, specificando che le questioni sollevate sono inammissibil o infondate (leggi la sentenza).
«Non sono sorpreso di questa sentenza- dichiara Massimo Mele, leader del Movimento omosessuale sardo- perché la Consulta fa il suo lavoro: vigila sulla corretta applicazione della Costituzione ma non può certo legiferare, perché questo spetta al Parlamento. Quindi è il Parlamento che ha il compito di approvare una legge adeguata all'evoluzione della società». Massimo Mele chiarisce anche che «in realtà la Corte costituzionale, nel dire no, ha detto sì, perché ha fatto riferimento all'articolo 2: "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale".
In più c'è una legge degli anni '50 firmata Democrazia Cristiana, poi modificata nell'89, che stabilisce che sono famiglia anagrafica tutte le forme di convivenza in cui ci sia una dichiarazione affettiva, amicale e reciproco supporto e sostegno».Il problema è che mancano i diritti, perché questa legge ha solo valore fiscale, cioè impone il cumulo dei redditi ma non dà nessun beneficio. «Anche il registro delle unioni civili avrebbe solo un valore simbolico e nessun valore pratico. Ma va fatto perché è un messaggio». Massimo Mele ricorda con amarezza che il Consiglio comunale di Sassari non è riuscito nemmeno ad approvare un ordine del giorno per dire no all'omofobia. A maggio a Cagliari ci sarà una manifestazione proprio contro l'omofobia.
«Non sono sorpreso di questa sentenza- dichiara Massimo Mele, leader del Movimento omosessuale sardo- perché la Consulta fa il suo lavoro: vigila sulla corretta applicazione della Costituzione ma non può certo legiferare, perché questo spetta al Parlamento. Quindi è il Parlamento che ha il compito di approvare una legge adeguata all'evoluzione della società». Massimo Mele chiarisce anche che «in realtà la Corte costituzionale, nel dire no, ha detto sì, perché ha fatto riferimento all'articolo 2: "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale".
In più c'è una legge degli anni '50 firmata Democrazia Cristiana, poi modificata nell'89, che stabilisce che sono famiglia anagrafica tutte le forme di convivenza in cui ci sia una dichiarazione affettiva, amicale e reciproco supporto e sostegno».Il problema è che mancano i diritti, perché questa legge ha solo valore fiscale, cioè impone il cumulo dei redditi ma non dà nessun beneficio. «Anche il registro delle unioni civili avrebbe solo un valore simbolico e nessun valore pratico. Ma va fatto perché è un messaggio». Massimo Mele ricorda con amarezza che il Consiglio comunale di Sassari non è riuscito nemmeno ad approvare un ordine del giorno per dire no all'omofobia. A maggio a Cagliari ci sarà una manifestazione proprio contro l'omofobia.
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