Cappellacci difende la lingua sarda:
«È parte della nostra identità»

Il presidente della Regione Ugo Cappellacci (foto: SassariNotizie.com)
Il presidente della Regione Ugo Cappellacci (foto: SassariNotizie.com)

CASTELSARDO. “In questi anni è stato segnato un solco molto profondo per la politica linguistica che deve appartenere a tutti i sardi e non a una sola parte politica. La lingua sarda fa parte della nostra identità e deve essere tutelata perché è una lingua normale”. Lo ha detto il presidente Ugo Cappellacci intervenendo all'ottava Conferenza Regionale della Cultura e della Lingua Sarda. "In questi anni - ha proseguito - ho sentito numerose considerazioni sul sardo, sulla limba. Prese di posizione sulla limba sarda comune, considerazioni sulle parlate – anch’esse lingue, delle diverse zone della Sardegna. Credo che l’interrogativo principale sia, ancora oggi, cos’è la Limba? Serve ancora parlarla? Si tratta di un argomento del quale mi è capitato di discuterne in famiglia con i miei figli, che si pongono il problema proprio perché la percezione della lingua sarda è ancora legata ad una visione arcaica della lingua stessa, circoscritta esclusivamente ai temi della cultura e dell’identità. In realtà la risposta su cosa sia lingua sarda è arrivata anche dalla recente campagna di comunicazione promossa dalla Regione sui media: il sardo è una lingua normale. Che può essere utilizzata in qualsiasi contesto del nostro quotidiano: in ufficio, in banca, al mercato quando si fa la spesa".

"La stessa Regione - ha continuato il Presidente della Giunta - ha più volte scritto al Governo utilizzando il sardo, perché questa lingua è rappresentativa per la nostra isola, per la nostra identità. Io ne sono fortemente convinto. Noi vogliamo e dobbiamo riportare il sardo nella quotidianità. Dobbiamo parlare e scrivere in sardo per far diventare la nostra lingua motivo di distinzione culturale rispetto alla globalità. Perché le lingue minoritarie si salvano dal rischio estinzione solo se vengono considerate normali. E in questi anni abbiamo fatto crescere la politica linguistica e tutelato gli operatori di questo settore. Ora ci impegniamo a un ulteriore passo avanti della questione della lingua regionale. E’ necessario che diventi una competenza di serie A . Deve diventare una competenza  riconosciuta e legittimata, di livello presidenziale per gli aspetti sociali, istituzionali e giuridici, non relegata al solo ambito culturale.  Si garantiranno investimenti in linea con gli ultimi anni a scuola, uffici linguistici, media e attività artistiche che useranno la lingua."

“La questione linguistica della Sardegna è importante e strategica per alcune considerazioni. E’ intimamente legata all’identità del popolo sardo e alla questione autonomistica istituzionale. E’ una risorsa economica perché gli ambienti e le società multilingue (anche con lingue regionali) sono sempre quelli più avanzati nei quali germogliano le imprese più dinamiche e l’innovazione più produttiva. Come ad esempio accade in Catalogna. L’uso contemporaneo delle lingue regionali, della lingua statale e di quelle di grande comunicazione (inglese, ad esempio) produce vantaggi cognitivi nell’educazione dei bambini, come testimoniano numerosi studi. Ufficializzare e dare dignità alla lingua sarda consente alle produzioni culturali e popolari autoctone di uscire dal ghetto della subcultura e del folclore per entrare a testa alta nel salotto della cultura mainstream. A questo fine ci impegniamo perché nei prossimi anni di governo siano realizzati  i seguenti punti, che sono il naturale completamento di una politica linguistica condotta in questi primi 5 anni di governo regionale: mantenere, all’interno del bilancio regionale, gli stanziamenti in favore della politica linguistica e dei piani triennali su livelli pari a quelli degli ultimi anni; presentare una proposta di modifica costituzionale dello Statuto Speciale e legge regionale per realizzare la co-ufficialità della lingua sarda con l’italiano e la gestione regionale delle politiche scolastiche e universitarie di intervento; gestire la questione della lingua regionale agganciandola a quella dell’inglese e della realizzazione di una reale società sarda internazionale e multilingue; perfezionare, ufficializzare e diffondere lo standard di riferimento della lingua sarda scritta a tutti i livelli, in assenza del quale nessuna politica linguistica sarebbe efficace e reale, senza però limitare l’uso delle parlate locali: ciascuno deve poter utilizzare il proprio sardo; potenziare le strutture regionali che si occupano delle politiche linguistiche con rimodulazione di risorse a favore della creazione di nuove direzioni nell’Istruzione e presso la Presidenza della Giunta; creare una fondazione/istituzione regionale che si occupi di ricerca scientifica e definizione delle strategie operative della politica linguistica in collaborazione con atenei internazionali; stanziare risorse operative con pari dignità, nei rispettivi territori, a favore delle altre lingue presenti in Sardegna: catalano di Alghero, turritano, gallurese e tabarchino. potenziare e stabilizzare l’operatività delle reti degli operatori linguistici  e degli uffici della lingua sarda che saranno gestiti direttamente dalla Regione in collaborazione con gli enti locali; valorizzare le attività artistiche tradizionali che fanno uso della lingua sarda con la messa a disposizione di risorse pari almeno a quelle degli ultimi anni per associazioni di canto e per la musica regionale in limba in genere; intervenire sulla diffusione del sardo nei mass media con sostegno a riviste, radio, web e televisioni che usino la lingua sarda in maniera esclusiva o preponderant; sostenere l’insegnamento del sardo nell’orario curricolare e sostenere la formazione degli insegnanti; istituire un albo degli insegnanti di lingua e implementare i piani triennali della lingua previsti dalla legge 26/97.

Per l'assessore Sergio Milia l'impegno della Giunta è stato massimo visto che “anche grazie all'aiuto del consiglio regionale, gli stanziamenti riservati alle politiche linguistiche sono aumentati del 300 per cento. Non siamo qua per autocelebrarci - ha dichiarato Milia nel suo intervento - ma per cercare di tracciare un percorso che abbiamo iniziato e che gli operatori del settore hanno apprezzato. Soprattutto per quanto riguarda la scuola abbiamo consentito, a fatica,  l'utilizzo della lingua. Contro tutti. Il Governo tutela tutte le minoranze ma non tutela la lingua sarda, ed  ha cercato di impedirci l'insegnamento  ai nostri ragazzi nelle scuole”. I lavori dell'ottava conferenza regionale proseguiranno domani mattina con gli interventi degli esperti degli sportelli linguistici.

 

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