"Santini", fake, commenti online
Le elezioni sarde nell'era 2.0

di Francesco Bellu

SASSARI. Mancano grosso modo due settimane circa alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale e del suo presidente. In pratica siamo nel pieno della campagna elettorale, ma da quel che si può vedere, facendo un giro in città, sembra quasi inesistente. Pochi i manifesti elettorali appesi sui muri, pochi i "santini" cartacei sparsi per le strade. Ora tutto si è trasferito nel mondo incorporeo di Internet, tra pagine sui social network, banner pubblicitari e video su Youtube. È la politica 2.0 che ormai ha preso piede in tutto il Paese da un paio d'anni: segno non solo, banalmente, dei "tempi che cambiano", ma anche di un modo diametralmente diverso di fare propaganda elettorale. Con la differenza sostanziale che stavolta i "fruitori" possono commentare direttamente e dialogare con chi chiede un voto. E i risultati spesso vanno dall'esilarante al "senza esclusione di colpi".

Ovviamente non mancano i profili falsi (fake) e le parodie più o meno riuscite, che sono un capitolo a parte. In molti casi sono simili a quelli ufficiali e sono esilaranti. Cappellacci ne ha due: Ugo Cappellaccio e Ugo Castellacci. Mauro Pili ha come alter ego un certo Moro Pili. E anche Francesco Pigliaru, nonostante il suo aplomb universitario ha avuto un suo imitatore su Twitter che si chiama Cicitto Pigliaru e scrive solo in un inglese maccheronico che ricorda molto quello di Mr Brown delle Iene. In realtà, le cose più riuscite sono fatte dagli stessi candidati con risultati che vorrebbero essere seri, ma che invece si dimostrano un boomerang. Come per Ignazio Artizzu, candidato con Forza Italia, che sul suo "santino online", pubblicato anche sulla pagina satirica "Intanto in viale Trento", inserisce tra le qualifiche quella di "Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme", scatenando l'ironia del popolo della rete che già lo vede al fianco di Giacobbo in Voyager o con Adam Cadmon in "Mistero". Sempre che Dan Brown non voglia fare un "Codice da Vinci 2: la vendetta". Oppure ritrovarsi in home page improbabili pacchetti di "Malboro" con sopra scritto "Pigliaru presidente", fatti circolare dal movimento "La Base" di Arbau, o l'ex sindaco di Alghero Marco Tedde che incita con "Oh issa" su sfondo blu cobalto che fa tanto mare di Capocaccia.

Fatto sta che ogni candidato se da un lato ha una visibilità a 360 gradi, deve stare attento a parare i colpi di chi lo critica. E basta veramente poco per sbagliare. Già il non rispondere è una sconfitta che potrebbe pesare al momento di barrare la "x" in cabina elettorale. E se i "big" della politica sarda spesso si coprono con frotte di gostwriter che gli scrivono slogan e battute, dall'altro lato c'è chi ci mette realmente faccia e "tastiera". Basta aprire Facebook o Twitter per rendersi conto della giungla di post in cui può incappare l'elettore: dai battibecchi a distanza tra Ugo Cappellacci e Michela Murgia, alla "new entry" Francesco Pigliaru che ha da poco aperto anche una pagina gestita da uno staff, a Pietro Francesco Devias che sul suo profilo personale invita tutti a seguirlo anche su Twitter alternando l'italiano al sardo, rimarcando così il suo essere fieramente indipendentista. Poi c'è Mauro Pili che è "maestro" di vecchia data nelle condivisioni virali. Il tutto è correlato da foto di ogni sorta che servono dare l'impressione di un abbattimento delle distanze tra la politica e il mondo reale. Perlomeno, così sembra, perché sarà interessante vedere quanto durerà questa bulimia di dialoghi botta e risposta, album e frasi ad effetto. Scommettiamo che dal 17 febbraio per molti dei candidati - vincitori e vinti - Internet ritornerà ad essere un universo sconosciuto buono al massimo per giocare a Candy crush?

 

 

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