Le dune della Pelosa sono salve,
ma non si può abbassare la guardia

Un momento dell'incontro (foto: Ufficio stampa Comune di Stintino)
Un momento dell'incontro (foto: Ufficio stampa Comune di Stintino)
STINTINO. È un’icona di bellezza per la Sardegna e l’Italia, con la sua torre che svetta e guarda verso il mare e le isole Piana e l’Asinara. La spiaggia della Pelosa e il suo sistema dunale sono stati oggi al centro della conferenza di presentazione degli studi di salvaguardia e recupero effettuati dall’Ispra per il comune di Stintino.

Al tavolo dei relatori si sono seduti, tra gli altri, gli esperti dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), l’ex Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare), che in questi anni hanno studiato approfonditamente la spiaggia della Pelosa, il movimento delle dune, il vento e le correnti sottomarine.
Quindi ancora Felice di Gregorio, dell’Università di Cagliari, e Enzo Pranzino, dell’Università di Firenze, che hanno avuto il compito di spiegare quello che potrebbe essere la “terapia” per la salvaguardia della spiaggia.


Gli studi che sono stati presentati oggi sono il frutto di una ricerca che l’amministrazione ha sempre considerato fondamentale e sulla quale la stessa si è basata per la realizzazione delle barriere di protezione delle dune e delle passerelle che, sino ad ora, hanno preservato la flora e la fauna delle sistema dunale. «In quest’ottica l’amministrazione comunale – ha detto il sindaco – ha dato direttiva all’Ufficio tecnico di predisporre la gara, a valenza comunitaria, attraverso la quale dovrà essere individuata l’equipe di professionisti che si dovrà occupare dello studio di fattibilità e del progetto preliminare per la eliminazione della strada della Pelosa». «Un progetto di chirurgia ambientale – ha detto – che durerà anni ma che permetterà di recuperare e riportare a patrimonio del sistema anche le dune a monte della strada e che possono essere il polmone della spiaggia».


Grazie alle ricerche avviate nel 2004 con l’allora Icram adesso, sulla spiaggia gioiello del paese e della Sardegna, si conoscono alcuni fenomeni e si hanno a disposizione dati importanti come quelli geologici, quindi la correntometria, la vegetazione, la topografia, lo stato ambientale e la mineralogia.

Nei primi tre-quattro anni gli studiosi dell’Icram si sono concentrati sulla duna e sui movimenti mentre negli ultimi due hanno focalizzato le loro ricerche sulla spiaggia. In campo sono stati messi strumenti e tecnologie all’avanguardia, con Gps, laser scanner, correntometri che hanno permesso di studiare gli spostamenti della spiaggia, le correnti marine, il vento. Un contributo notevole lo ha fornito la cartografia a disposizione, così come le fotografie aeree, anche “storiche”, realizzate da subito dopo la Seconda Guerra Mondiale a oggi. Un lavoro che ha visto inoltre una forte sinergia tra esperti dell’Ispra e università sarde, Sassari e Cagliari, e quelle di Firenze e Padova.
«Adesso sulle dune non ci sono più aree di erosione – ha detto ancora Silenzi – e a questo hanno contribuito le barriere frangivento e le passerelle installate nel 2006. Si è favorito la nascita di una nuova duna alla base del vecchio sistema dunale. Le piante sono ricomparse e hanno stabilizzato la duna.
Sono però necessari una serie di interventi e progetti sperimentali che possono consentire di riattivare subito le dune. Quegli interventi che andranno verso il ripristino originario favoriranno l’equilibrio e il sostentamento delle dune e della spiaggia».


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