Pochi giorni e addio a Windows Xp
Paura per possibili attacchi hacker

di Francesco Bellu

SASSARI. Tre giorni. Il countdown è ormai agli sgoccioli. L'8 aprile Windows Xp va in pensione. Microsoft rilascerà proprio per quella data gli ultimi aggiornamenti di quello che, a conti fatti, è stato il sistema operativo più longevo della storia dell'informatica. La sua prima apparizione nei computer risale, infatti, al 2001, ben dodici anni fa. Una scelta quasi obbligata, pare, per l'azienda di Bill Gates, in quanto basata sul ciclo di vita del supporto che si è via via migliorato grazie ai suggerimenti degli utenti. Un meccanismo formidabile ma a scadenza, nel senso che una volta passati dieci anni non viene più garantita la possibilità di correggere eventuali errori. In pratica Windows Xp rischierebbe di rimanere in stand by. C'è chi invece pensa che le ragioni di questo addio sia smaccatamente commerciali, il sistema è diffuso su più di un terzo dei pc presenti nel mondo tutt'ora, nonostante siano stati lanciati per tre differenti programmi - Vista 7 e 8 - che non sono mai riusciti ad avere presa sul cliente, stesso discorso per l'ultimo Windows 8 definito poco intuitivo e macchinoso.

E c'è chi di fronte a questa "fine del mondo" digitale guarda con timore e paura. Perché la fine di Windows Xp avrebbe pesanti ripercussioni a livello di sicurezza. In pratica dopo il rilascio dell'ultimo pacchetto di aggiornamenti, Microsoft non darà più assistenza tecnica, né eventuali correzioni, rendendo i computer connessi alla reti decisamente più soggetti ad attacchi di virus, spam o addirittura furto di dati e informazioni riservate. Per i pirati informatici si aprirebbe una vera e propria savana in cui scorrazzare senza grossi problemi, in cui l'unica arma per l'utente sarebbe il non connettersi più a qualsiasi rete o dispositivo esterno. Cosa praticamente impossibile di questi tempi. Le ricadute pesanti le avrebbero però tutte le aziende pubbliche e private che utilizzano Windows Xp che si vedranno dall'oggi al domani "nude" dal punto di vista della sicurezza con ripercussioni pesanti sia per le società in sé (basti pensare alle banche dati che contengono), sia ai documenti sensibili che potrebbero andar persi, copiati o alterati. Basti pensare che buona parte dei Bancomat utilizzano questo sistema operativo per capire come l'allarme sia decisamente serio. Negli Usa in caso di furto delle informazioni dei correntisti di una banca, come password di carte di credito o numeri di conto corrente, saranno gli istituti di credito a risponderne penalmente per non aver vigilato con attenzione in seguito al mancato aggiornamento di Windows. In Italia ancora la situazione è nebulosa, si sa solamente che il Garante della privacy dovrà tracciare delle linee guida per arginare le criticità.

Ma per chiunque abbia un pc che soluzioni ci sono? Sulla carta sembrano poche: o prendere Windows 8.1 Pro, ma in quel caso sarebbe necessario avere un nuovo computer che sia un grado di reggere il nuovo sistema, che difficilmente "girerebbe" su una "macchina" che poco prima utilizzava Windows Xp; oppure passare a Windows 7. In tutti casi sarebbe solo una scelta tampone visto che entro il 2020 anche questi sistemi operativi non saranno più aggiornati. Altre alternative? Puntare sull'open source con programmi come Ubuntu o Linux, oppure passare alla "mela". Ovvero convertirsi alla Apple. Insomma ognuno dovrà valutare l'opzione che ritiene migliore per sé.

 

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