Marea nera, prosegue il processo
Gli ambientalisti temono la prescrizione

 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Prosegue in tribunale il dibattimento penale riguardante la marea nera che nel gennaio 2011 inquinò chilometri di costa nel Golfo dell’Asinara. Durante l’udienza di questa mattina è stato sentito l’allora ufficiale Capo servizio della sicurezza della Guardia costiera di Porto di Porto Torres, che ha sostanzialmente confermato i fatti avvenuti, così come da relazione resa nell’immediatezza del disastro. La prossima udienza è prevista per il 23 settembre 2014, in occasione dell’audizione dell’ing. Cadoni, perito del pubblico ministero.

Imputati nel processo per l’ingente sversamento di olio combustibile in mare sono l’attuale direttore della centrale termoelettrica di Fiume Santo della multinazionale E.On, Marco Bertolino (45 anni, di Lodi),  Salvatore Signoriello (60 anni), attuale manager di E.On Produzioni Italia e direttore tra il marzo del 2000 e il luglio 2002, quando proprietaria dell’impianto era l’Endesa Italia s.p.a., e Francesco Capriotti (59 anni), manager di Enelpower dal 2002 fino al settembre 2004.   I reati contestati a tutti sono quelli inerenti al crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento e il deturpamento delle bellezze naturali. Lo sversamento di olio combustibile in mare interessò l’intero Golfo dell’Asinara: la maggior parte dell’olio combustibile andò a incatramare verso est il litorale fra Platamona e Marritza, ma la chiazza oleosa nera raggiunse anche spiagge, scogliere e calette della Gallura, fino alla Maddalena e Caprera, nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, giungendo, a ovest, fino alle coste dell’Asinara, omonimo parco nazionale. Un vero e proprio disastro ambientale.

Nel procedimento penale è costituita parte civile l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus insieme alle amministrazioni locali lese dall’inquinamento e a altre associazioni ambientaliste. Non ci sono, invece, lo Stato e la Regione autonoma della Sardegna, i quali non si sono costituiti parte civile. "Oltre ai tentennamenti delle amministrazioni pubbliche competenti - scrive in una nota il portavoce del Gruppo d'Intervento giuridico - è poi la santa prescrizione che porta a chiedersi se sarà mai individuato un responsabile di quanto accaduto".

 

 

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