L'ASTA

I fari sardi: contesi e in vendita,
di nuovo polemica nella maggioranza

Ieri il ministero ha presentato i beni a una mostra immobiliare, e il deputato Mauro Pili (Pdl) un'interrogazione parlamentare
Il faro di Punta Scorno (foto: SassariNotizie.com)
Il faro di Punta Scorno (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Prima c'è stata la polemica (interna al centrodestra) sulla proprietà, poi il silenzio. Ma è durato poco. Ieri il ministero della Difesa ha presentato e messo all'asta i quattro fari della Sardegna: quello di Punta Scorno all'Asinara, Capo Mannu a San Vero Milis, Capo Sandalo a Carloforte e Isola di Bocca a Olbia. Lo ha fatto tramite una mostra, o meglio un'esposizione immobiliare: TrE, Tourism Real Estate. Che i fari appartengano al ministero questo è un dato di fatto, che il ministero intenda farci cassa anche. Come? L'intenzione è quella di sfruttare le strutture a fini turistici, farne insomma alberghi di lusso.
La Regione Sardegna tace dopo le contestazioni, ma il parlamentare Mauri Pili iniste: «Quei beni risultano dismessi, e in quel caso lo Stato non li può vendere perché, in base a una legge costituzionale devono essere trasferiti alla Regione». Pili contesta la costituzionalità dell'azione in base allo Statuto della Sardegna. Non si arrende e ha presentato un'interrogazione parlamentare sulla vicenda.

L'azione giudiziaria collettiva. C'è anche un'accusa di silenzio rivolta al sottosegretario sardo al governo, Giuseppe Cossiga, proprio alla Difesa. Replica Cossiga: «Sia in Regione che al governo c'è chi ha a cuore gli interessi della Sardegna» e difende l'iniziativa immobiliare del ministero definendola «innovativa». E poi la proposta di Pili: un'azione giudiziaria collettiva dei sardi se «Entro questa settimana non verranno messi in essere atti ufficiali per bloccare la violazione del nostro Statuto con la restituzione conseguente dei beni alla Regione».

La polemica. Dopo l'interrogazione è arrivata anche una nota della Regione Sardegna in cui si legge che: «Da tempo sono stati riattivati ("grazie anche alla forte azione del Sottosegretario Giuseppe Cossiga'') i tavoli tecnici col ministero della Difesa per il trasferimento all'Amministrazione, come prevede l'art. 14 dello Statuto, dei beni statali per i quali è venuto meno l'utilizzo da parte del Governo».
Ricorda l'assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Gabriele Asunis che: «Il ministero dovrà valutare se mantenere o meno l'uso militare dei beni di cui ha ancora la disponibilità nel territorio sardo. Per quei beni che non sono più utili alla difesa del territorio nazionale dovranno trovare applicazione - ribadisce l'esponente della Giunta - le norme previste dallo Statuto mediante le opportune intese tra Stato e Regione. Si è aperta una trattativa con il ministero della Difesa di cui è alquanto prematuro prefigurarne gli sviluppi. Quello che è certo è che il ministero della Difesa non può e non vuole - per le assicurazioni fornite dal sottosegretario Cossiga - avviare iniziative di valorizzazione per beni militari dismessi o per i quali sia prevista la cessazione dall'uso militare».
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  • Il faro di Punta Scorno (foto: SassariNotizie.com)