Terme di Casteldoria. Scoppiano le polemiche sul riutilizzo delle acque termali in esubero.

Le terme di Casteldoria (foto: SassariNotizie.com)
Le terme di Casteldoria (foto: SassariNotizie.com)
«È davvero singolare che rappresentanti istituzionali ben informati su ogni singolo passo compiuto, come sindaci e consiglieri provinciali, si agitino tanto proprio quando la Provincia di Sassari sta per ottenere un risultato atteso da dieci anni». È la reazione stupita dell’assessore provinciale del Patrimonio, Mario Campus, che però ha una spiegazione molto chiara per le polemiche riaccese all’improvviso dal consigliere provinciale dell’Upc Antonio Masia, suo compagno di partito, e dai sindaci di Santa Maria Coghinas e di Viddalba, Pietro Carbini e Vito Ara, sul tema della concessione delle acque termali in esubero rispetto al fabbisogno degli impianti di Casteldoria. «Di quello che stiamo facendo noi, e che prima non poteva essere fatto, evidentemente vuole prendersi il merito qualcun altro – è la convinzione di Campus – in alcuni casi anche a costo di rimetterci la salute con gesti che dicono tutto sulla lucidità e la ragionevolezza con cui si è affrontata la questione».
L’assessore provinciale, in carica da tre mesi, entra nel merito delle accuse rivolte all’amministrazione provinciale, che nei prossimi giorni saranno oggetto di una mozione di cui lo stesso consigliere Masia è il primo firmatario. «Si tratta di argomentazioni sterili e superate», commenta Mario Campus. «Il protocollo del 2004 è ancora valido sul piano politico, e la Provincia ha sempre fatto tutto quanto nelle sue possibilità per seguire quel percorso, come dimostrano gli incontri richiesti e ottenuti a Cagliari anche negli ultimi mesi – spiega l’assessore – e le numerose riunioni avute anche con i sindaci e i consiglieri provinciali del territorio, che conoscono le carte e sanno come ci stiamo muovendo». Quella dichiarazione di intenti, tuttavia è superata per due motivi.  «Anzitutto è cambiato l’assetto istituzionale e i relativi rapporti tra i soggetti coinvolti, tra la fine della Comunità montana dell’Anglona e l’istituzione dell’Unione dei Comuni, di cui non fa parte il Comune di Bortigiadas, transitato nel frattempo nell’ambito territoriale della nuova Provincia di Olbia-Tempio», dice Campus, secondo il quale «anche gli strumenti ipotizzati per la gestione della concessione sono impraticabili, e un consorzio tra enti locali non è più perseguibile, norme alla mano».
Dal 2004 allo scorso anno il tema non è stato praticamente affrontato perché c’era necessità di capire quale sarebbe stato il fabbisogno reale degli impianti termali di Casteldoria, nel territorio a metà tra Viddalba e Santa Maria Coghinas. «La miglior dimostrazione dell’impegno di questa amministrazione nei confronti di quel territorio sta proprio nel fatto che abbiamo riaperto quelle terme a oltre venti anni dalla loro realizzazione – sostiene Campus – e proprio ora che stanno iniziando ad andare a regime e a produrre ricchezza per tutto il territorio, anche grazie alla concessione delle acque termali in eccesso, c’è chi rema contro e solleva il polverone per poi attribuirsi meriti che non ha». Considerazioni politiche a parte, «la problematica dell’affidamento ai Comuni delle eccedenze è stata affrontata già un anno fa con un incontro in Regione cui hanno partecipato anche i sindaci di Santa Maria Coghinas e Viddalba – ricorda Campus – ed era emersa la possibilità che la Provincia stipulasse una sub-concessione, una sorta di contratto di somministrazione delle eccedenze delle acque termali non necessarie a Casteldoria, nel rispetto degli impegni assunti dalla Provincia con il contratto di gestione delle terme». A questo scopo, «si era stabilito di adottare un piano industriale da condividere tra le amministrazioni coinvolte e da sottoporre all’ok della Regione», riferisce ancora l’assessore provinciale del Patrimonio. «Negli ultimi mesi, considerato che ricopro questo ruolo solo dallo scorso mese di aprile, ho fissato questo argomento come prioritario e ho incontrato gli amministratori dei due Comuni – insiste Campus – che informalmente hanno consegnato la bozza del piano industriale, attualmente all’esame degli uffici». Per essere approvato, il piano dovrà superare alcuni passaggi formali, a iniziare dal “via libera” in consiglio provinciale». Questo, è la conclusione cui è arrivato l’assessore, «dovrebbe quantomeno dimostrare chi è in buona fede e chi invece non racconta tutta la verità, pur di attirare su di sé l’attenzione anche a costo di non rendere un buon servizio al territorio e all’amministrazione di cui è parte integrante».

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