la testimonianza

Il terrore dei bombardamenti, la fame e la paura di perdere i fratelli in guerra

di Grazia Sini
Laura Pons nel 1941 (foto: Per gentile concessione di Laura Pons)
Laura Pons nel 1941 (foto: Per gentile concessione di Laura Pons)

Questa testimonianza è stata raccolta un anno fa, quando SassariNotizie era online da 6 giorni. Laura Pons aveva 94 anni. All’inizio dell’intervista era un po’ titubante. Le parole in breve sono diventate un fiume, gli occhi brillavano mentre ricordava quel periodo. Oggi Laura non c’è più. SassariNotizie ha scelto di riproporre la sua testimonianza per ricordarla, e ricordare tutti coloro che, come lei, hanno traghettato il nostro Paese verso la democrazia. Un omaggio a chi è morto per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, ma anche a chi, coi suoi racconti, tramanda quegli anni e quei ricordi, nella speranza che non si ripetano più. A chi, fino agli ultimi giorni di vita, ha cercato di tenersi informato sui temi di attualità del nostro Paese, consapevole di cosa vuol dire essere privati della libertà di sapere e di conseguenza di decidere.

Ciao Laura



«Quando suonava la sirena io correvo via veloce al rifugio. Ero sempre la prima ad arrivare. Dovevamo lasciare tutto com'era, in casa. Non chiudevamo neanche la porta, e così, quando tornavamo trovavamo sempre i gatti in cucina che avevano mangiato tutto ciò che c'era sul tavolo». Laura Pons oggi ha 94 anni, mente lucida, occhi attenti. Quando inizia il suo racconto degli anni del fascismo e poi della guerra, abbassa lo sguardo, ogni tanto una piccola pausa, poi solleva il viso e continua. I ricordi si fanno sempre più freschi, tanti particolari. «La prima volta che ho sentito gli aerei da guerra su Sassari mi sono spaventata moltissimo. Era un rumore forte, sordo. Io mi sono nascosta con mia madre sotto il tavolo in marmo che c'era nel giardino, come se quello mi potesse proteggere da un bombardamento. Poi ci hanno spiegato che quando suonavano le sirene dovevamo correre nei rifugi, vicino al museo Sanna. Si stava lì, tutti in piedi, e si aspettava che il pericolo passasse. Allora ero fidanzata con Gesuino, il mio futuro marito. Lui non voleva che io e mia madre stessimo in piedi e ci aveva fatto uno sgabello per ciascuna. E così, quando le sirene davano il via, noi inforcavamo il nostro panchetto e correvamo verso viale Umberto (dove c'era l'ingresso del rifugio ndr)».

«Ricordo bene il giorno in cui siamo entrati in guerra. È stata la prima volta che vedevo un uomo piangere. Quell'uomo era mio padre. Lui era un invalido di guerra, durante il primo conflitto mondiale era stato colpito da una granata. Era monarchico e aveva forte il senso della patria, ma quando il figlio in divisa che partiva per la guerra l'ha abbracciato per salutarlo, ha pianto. Tanto».

«L'altro mio fratello, invece, è stato arrestato per diserzione: non ne voleva proprio sentire di andare in guerra, lui era un obiettore di coscienza, solo che a quei tempi non si poteva scegliere. E così è finito in carcere e ha rischiato la fucilazione. Per fortuna però si è risolto tutto. Avevo anche un fratello in marina: il suo sottomarino era stato bombardato. È tornato in calzoncini e magliettina, non gli era rimasto altro, però era vivo!»

«Io mi sono sposata nel '42 durante il conflitto. In giro non c'era niente, ma mio marito voleva fare comunque la festa e così, giorno dopo giorno, mese dopo mese, ha messo da parte noci, mandorle, uova, farina e tutto il necessario per fare i dolci per il nostro matrimonio. A lui il Partito fascista aveva tolto la tessera (tutti dovevano essere tesserati ndr) perché il giorno in cui abbiamo fatto le pubblicazioni per sposarci lui non era andato alla riunione fascista, ma aveva deciso di uscire a passeggio con me. Quanto si erano arrabbiati! E da quel momento per lui è stata dura anche la vita in ferrovia, dove lavorava».

«Niente viaggi ai Caraibi per noi sposini. La nostra luna di miele è stata ad Alghero. Facevamo lunghe passeggiate. Un giorno però ci siamo spinti troppo in là, fino al molo. Che spavento. I soldati ci hanno puntato i fucili addosso e hanno iniziato a urlare. Erano italiani, ma non ci ascoltavano, mentre noi gli spiegavamo "siamo sposini, siamo in luna di miele!"».

«Il giorno della Liberazione, il 25 aprile, io ero in cantoniera a Luras. Gesuino faceva il capostazione e quando la stazione di Sassari è stata bombardata, gli uffici sono stati chiusi e tutti i ferrovieri sono stati mandati nelle cantoniere in campagna. Tutto intorno a noi non c'era niente, noi eravamo senza acqua corrente ed elettricità e la spesa si poteva fare solo al mercato nero. Quando è arrivata la Liberazione, insomma, non ce ne siamo neanche accorti».
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  • Laura Pons nel 1941 (foto: Per gentile concessione di Laura Pons)