I pastori e gli studenti universitari,
stamane l'incontro a Scienze Politiche

 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. I pastori dietro una cattedra per incontrare gli studenti universitari e spiegare le ragioni della crisi del mondo delle campagne. È già successo più volte con gli operai della Vinyls, e questa mattina sono stati gli attivisti del Movimento pastori sardi, insieme a docenti universitari. L'appuntamento, nell'aula rossa di Scienze Politiche è stato organizzato dall'Associazione Scienze Politiche, dalla Libreria Odradek/Interno4 e dal Circolo culturale eno-gastronomico "Il Vecchio Mulino".

A spiegare le ragioni delle proteste e delle iniziative di impatto che dura da mesi, c'era il leader del Movimento, Felice Floris, che ha organizzato da agosto iniziative, anche di forte impatto fino all'occupazione del consiglio regionale. Al suo fianco Giuseppe Doneddu, professore ordinario di Storia economica di Scienze Politiche e Giuseppe Pulina, professore di Zootecnica speciale della facoltà di Agraria.
Ad ascoltare, nell'aula rossa gremita, c'erano i tanti aderenti riconoscibili dai fazzoletti al collo blu con la scritta gialla. In gran parte pastori con aziende proprie o che arrivano
dalle campagne. E tanti universitari e cittadini comuni.

Antonio Idini, presidente dell'Associazione Scienze Politiche:
«L'associazione è sensibile ai problemi sociali e questa crisi ha stravolto tutti gli assetti economici e anche sociali. Perché il mondo agropastorale è anche un modo di vivere, raccoglie e conserva la stessa identità e tradizioni sarde». Insomma aggiunge Idini: «L'economia agropastorale potrebbe scomparire, ma per colpa di chi?». Da qui inizia il dibattito con un video dal sapore bucolico realizzato dal professor Pulina, musica da intervallo del Carosello, paesaggio collinare e snocciola i numeri del settore. In Sardegna ci sono 2 pecore per ogni abitante, una delle percentuali più alte al mondo, un fatturato da 460 milioni di euro. Quasi tutto il latte, ben il 90 per cento, finisce in esportazioni, trasformato nel noto pecorino romano. Acquistato soprattuto all'estero, negli Stati Uniti, un mercato in forte crisi che ha riempito i magazzini di invenduto. Mentre il latte ai pastori viene pagato solo 60 centesimi al litro, una cifra con cui non si coprono nemmeno le spese.

Le voci di chi lavora. Bandana sul collo e quasi in prima fila ci sono anche diverse donne, il lavoro dei pastori è infatti a conduzione familiare. Alcune sono titolari di aziende, altre aiutano e supportano i mariti, i fratelli e i padri. Tra loro ci sono anche Mariella Fadda e Daniela Dore di Ittiri che spiegano perché il Movimento continua a protestare nonostante la Regione abbia da poco approvato la legge per l'agricoltura che stanzia dei finanziamenti per le aziende.
«Le proteste- spiegano- vanno a rilento solo perché ora c'è molto lavoro in campagna, ma noi ci faremo ancora sentire. La questione dei finanziamenti è una presa in giro, non è quello che abbiamo chiesto e non è solo una questione di fondi o di soldi. Non bastano gli incentivi che ti salvano solo quest'anno e poi siamo punto e a capo».
Dicono che è il problema sta nella filiera: «Tra chi produce e chi vende c'è una differenza enorme, negli Stati Uniti il pecorino romano viene pagato 40 euro, qui in Sardegna vale 4 euro. I politici devono essere in grado di influire su questo meccanismo, rendere più equo il passaggio tra produttori e industriali caseari». L'ipotesi della possibile conversione dei prodotti, del puntare su altri tipi di formaggio viene parzialmente bocciata perché, secondo le due donne, una titolare di azienda, l'altra moglie di un pastore: «Ci vogliono investimenti e un sacco di soldi, si sta già cercando di cambiare ma le strutture e i macchinari, come quelli di Ittiri, sono destinati a quella produzione». Sulla concorrenza e sugli imprenditori sardi, come i Pinna, che investono all'estero in Romania nel settore caseario con soldi, tra l'altro pubblici, affermano: «È una questione di etica e di serietà, sono persone che siedono nel consiglio del Consorzio della tutela del pecorino sardo eppure... Basterebbe semplicemente un po' trasparenza nelle poltrone e nelle etichette. Chi non crede nei prodotti sardi non dovrebbe tutelarli e per l'etichetta basta che si capisca, che non si usino stratagemmi. La libera concorrenza è importante purché sia chiaro da dove arriva un prodotto, poi ognuno, con i propri soldi può decidere».







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