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A Uchi Maius gli scavi archeologici
riportano alla luce epigrafi e mosaici

 Uchi Maius (foto: Università di Sassari)
Uchi Maius (foto: Università di Sassari)
SASSARI. Si è conclusa a fine ottobre in Tunisia la campagna di scavo nel sito della colonia romana di Uchi Maius, un luogo carico di storia, distante circa 120 chilometri da Tunisi, dove l’Università di Sassari è impegnata da circa 15 anni, in collaborazione con l’Institut national du patrimoine de la Tunisie.

La missione archeologica a Uchi Maius, diretta da Mustapha Khanoussi e da Attilio Mastino, rettore dell’Università di Sassari, è operativa dal 1995 e nel corso degli anni ha visto alternarsi centinaia tra studenti italiani e tunisini, archeologi e docenti di varie Università, nel contesto di un accordo quadro tra l’Ateneo sassarese e l’Institut di Tunisi.
Anche alla campagna appena conclusa hanno partecipato venti tra laureati, dottorandi e dottori di ricerca dell’Università di Sassari, Tunisi, Pisa, Siena e Roma.

«Siamo estremamente soddisfatti per i risultati raggiunti dallo scavo, che vanno ben oltre le aspettative – hanno dichiarato i direttori Khanoussi e Mastino - ma un punto importante di questa campagna è anche il restauro di alcune epigrafi di particolare rilievo per la storia del sito e di alcuni mosaici portati in luce anni fa nel Foro di Uchi Maius».

«In sole tre settimane di lavoro intensivo sul sito, grazie a un gruppo di giovani archeologi di provata professionalità – ha evidenziato Marco Milanese, l’archeologo e docente dell’Università di Sassari che ha diretto sul campo la campagna di scavo per parte italiana - siamo riusciti a far crescere non poco la nostra conoscenza di questo importante sito archeologico, di estremo interesse per la storia della Tunisia e del Maghreb».

«Abbiamo lavorato – ha continuato Milanese - con una strategia di valutazione e con una pianificazione severa del lavoro, in un ampio versante della collina su cui si distende la città. Con lo scavo abbiamo potuto comprendere alcuni caratteri urbanistici di Uchi Maius dal V al XII secolo, in particolare la densità delle abitazioni tra la cittadella fortificata islamica e la moschea».

Altri importanti interventi si sono concentrati sulle fortificazioni bizantina e islamica e su un sondaggio nel quale sono state documentate strutture di epoca romana, abitazioni di età vandala, islamica e una sepoltura araba.

«I risultati ottenuti in questa campagna ci permetteranno
finalmente di delineare una prima sintesi del sito in età tardo-antica ed islamica – conclude Milanese – e arrivare a produrre una consistente pubblicazione del lavoro svolto, ma anche di rilanciare nuovi temi e problemi per proseguire nel processo di conoscenza del sito».

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