Il Comitato per l'ospedale di Ozieri:
«Se necessario torneremo in piazza»

 (foto: Alessandro Tedde)
(foto: Alessandro Tedde)
OZIERI. Il Comitato Salviamo l'Ospedale di Ozieri prima di Natale ha deciso di rompere il silenzio degli ultimi mesi e fare il punto sulla Sanità sarda. Ecco il testo integrale della lettera. Parte da una buona notizia e arriva al punto morto in cui verte la situazione della Sanità della Regione. E chiude con la richiesta ai politici di venire allo scoperto per lottare con chi già tutti i giorni si muove perché qualcosa cambi, in meglio.

Oggi ci fa piacere interrompere il silenzio per complimentarci con la dottoressa Casu e l’équipe guidata dal dottor Pala premiati per il progetto rivolto agli ammalati di Sla. Tutti conoscono l’impegno e la professionalità che li distingue assieme a tanti altri medici e infermieri che nell’ospedale Segni operano con successo pur tra le mille difficoltà che ne intralciano il lavoro anziché spianare la strada verso il potenziamento di tutto ciò che è positivo e offre servizi di qualità. I cittadini conoscono chi opera e vuole continuare ad operare per il meglio, così come è facile individuare dove si annidano quelli che remano contro con grossi danni per l’utenza.
Non essendoci altre buone notizie da commentare ci vediamo costretti a riparlare del malessere che mina dalle fondamenta la sanità nella nostra Asl. L’assessore regionale Liori è finalmente giunto ad Ozieri per incontrare i sindaci del Logudoro-Goceano. Ha ascoltato critiche e proposte si è dichiarato disponibile a risolvere diverse gravi criticità.
Subito dopo anche il ministro della Sanità Fazio è giunto in Sardegna e, non essendo assolutamente soddisfatto del bilancio alquanto deficitario, ha indicato la strada da percorrere per mettervi rimedio. Bisognerà operare tagli, tagli di posti e di diritti. Ci pare di capire che il precariato e il privato saranno gli elementi caratterizzanti il futuro piano sanitario.
Per ora le promesse, almeno quelle relative alla provincia di Sassari, si basano sul nulla: non esiste progetto, non esistono date e risorse certe, conseguentemente non si può e non si deve credere a promesse vuote.
Intanto il cittadino che può, se necessario, paga o, seguendo, un’abitudine nota, ricorre a “conoscenze utili”, ai più non resta che incrociare le dita e attendere!
In tutto questo marasma come si muovono i nostri rappresentanti politici? Si va in ordine sparso. Non mancano i dibattiti in genere organizzati dai partiti nelle aree elettoralmente più forti disattendendo le attese dei territori dell’interno notevolmente più deboli in tutti i sensi.
C’è anche chi parla di lobbies da difendere e intanto si finge di non comprendere che la carta vincente si gioca uscendo allo scoperto per chiedere con forza, insieme ai cittadini, quei diritti e quelle risorse che vengono scippati ai sardi giorno dopo giorno, in barba alla legalità e anche alla nostra tanto decantata dignità. Orgoglio e dignità quotidianamente e passivamente offesi!
Chiediamo con forza che ci si opponga a questo disegno, che si predisponga un piano sanitario che interessi l’intera provincia, che non si giochi a curare l’interesse dell’orticello elettorale del consigliere regionale di turno, disinteressandosi di chi non è rappresentato in regione.
Noi del Logudoro non abbiamo santi in Paradiso siamo tentati di pensare che per qualcuno sia meglio orientarsi verso altri lidi. Nuoro? Olbia?
Qui pare che le cose funzionino meglio visto che si ottiene di più, così come nel Sud. È notizia di oggi la riapertura della moderna struttura del S. Marcellino di Muravera. Anche ad Olbia di recente si sono inaugurati padiglioni tagliando, questa volta, nastri e non posti!
Si aprirà anche il San Raffaele, ne siamo felici perché probabilmente si effettueranno meno viaggi della speranza, ma quanto costeranno alle casse regionali e quindi a noi cittadini certe convenzioni? Non è proprio possibile (visto le tasse che si pagano!) che il pubblico costruisca strutture di eccellenza anche in Sardegna?
Le 18 proposte che i 13.000 firmatari della petizione hanno fatto, su indicazione di chi nella sanità opera, sono state prese in considerazione solo in minima parte e se è pur vero che spetta alle Istituzioni il compito di pianificare, nessuno vieta ai cittadini di far sentire le proprie proposte, ma, soprattutto, ogni amministratore dovrebbe ascoltare e verificare ciò che dalla base arriva. Questa è democrazia, anche se a qualcuno appare strano che i cittadini osino esprimersi, in genere si vorrebbe tenerli in letargo e svegliarli solo con le trombe elettorali. Ma è chiaro che così non va!
Sta per finire l’anno, si attendono decisioni importanti, noi vigileremo e, se sarà il caso, scenderemo in piazza a difendere gli utenti che ne avranno necessità. Chiediamo che si uniscano a noi tutti gli operatori sanitari, politici e sociali che hanno a cuore il bene comune e per questo “coraggiosamente” si espongono.
È necessario uscire allo scoperto, è necessario farlo tutti e presto.
In attesa di tempi migliori, il comitato augura “Buona salute”.

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