l'inchiesta

«Sono stata trattata come una furbetta del quartierino»

Ancora una lavoratrice discriminata in gravidanza
di Valentina Guido
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. «Mi hanno trattata come una furbetta del quartierino». Non stiamo parlando di un immobiliarista senza scrupoli o di un finto imprenditore privo di capitali, ma di una donna che ha partecipato a un concorso pubblico e per un pelo, a causa della gravidanza, ha rischiato di perdere il posto di lavoro regolarmente acquisito.

"Umiliata e incredula". È la storia di Sofia, avvenuta appena un paio di mesi fa. Sofia è un medico sassarese e in realtà non si chiama così, ma il suo vero nome non è importante. Quello che conta sono le sue parole: «Mi son sentita umiliata e incredula. Non me lo aspettavo assolutamente perché sapevo di essere tutelata dalla legge, quindi ero tranquilla». Sofia è un medico specialista, ha affrontato sei anni di Medicina più il periodo della specializzazione. Voti alti sul libretto, esperienze fuori dalla Sardegna per acquisire competenze sempre più raffinate, pubblicazioni e ricerche su riviste di settore, frequenza di convegni e corsi di aggiornamento: non si può certo dire che Sofia abbia perso tempo, ha superato la soglia dei 30 anni con un curriculum invidiabile. Ma tutto questo non è bastato ad evitarle un’umiliazione che fa ancora male.

Si discrimina anche nel settore pubblico. La particolarità della storia di Sofia è che si svolge in Sardegna, in una struttura del sistema sanitario nazionale, un luogo pubblico nel quale ci si aspetta che i principi costituzionali vengano rispettati. Ci sono almeno otto articoli della Costituzione italiana che fanno riferimento alla tutela della famiglia, all’uguaglianza in generale e alla parità tra uomo e donna in particolare. L'articolo 51 stabilisce che donne e uomini devono accedere agli incarichi pubblici in condizioni di parità. L’articolo 37 è il più esplicito, perché dichiara che «la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione». Ma quale protezione? E soprattutto, quale famiglia? «Mi son sentita dire: “Con quale faccia lei si presenta incinta ad un concorso?”. Ciò che mi ha sorpreso di più è stato l’accanimento delle persone, e delle donne in particolare, contro un evento- la gravidanza- che quando riguarda se stessi o la propria cerchia di amici è un fatto positivo e desiderato; quando invece riguarda qualcun altro, è un fastidio». Un fastidio tutelato da leggi che tuttavia, nel pubblico e nel privato, si tenta di non applicare. «Non mi aspettavo di dover sostenere una battaglia perché sentivo di non aver fatto niente di male. Invece ho dovuto giustificarmi per il solo fatto di volere il mio posto nonostante fossi incinta».

In fondo alla graduatoria. Solo quando Sofia ha chiesto esplicitamente se la stessero discriminando per la gravidanza, i responsabili della selezione hanno mollato la presa e le hanno concesso ciò che era già suo in base alle regole di un concorso pubblico per titoli ed esami. Ma quante volte una donna che aspetta un bambino viene relegata, d’ufficio, in fondo alle graduatorie?

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