Renzi sapeva delle scorie nucleari in Sardegna: il dossier di Pili

"Renzi & compagni sulle scorie nucleari hanno mentito sapendo di mentire. Ecco i documenti secretati che attestano l’inganno di Stato su di un tema che scotta: il deposito unico nazionale di scorie nucleari. In un vertice riservatissimo di nemmeno due giorni fa il Presidente del Consiglio ha risposto alle pressioni di Sogin per avviare l’iter con un laconico: aspettiamo la fine dei ballottaggi. E’ stato De Vincenti, ancora a cavallo tra sviluppo economico e presidenza del Consiglio, a fare da tramite con il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico. Le sue parole sono state per una volta chiare e decise: non deve uscire niente. Nei due dicasteri, però, cominciano ad essere in troppi a sapere che quel piano di Sogin nascosto tra le cosiddette “segreterie di Sicurezza” alla fine potrebbe essere vulnerabile. In questo caso la prima falla si registra nei documenti che ho pubblicato stamane nelle mia pagine di Facebook dai quali si evince che il governo ha in mano il piano, conosce i siti e soprattutto ha dichiarato il falso al Parlamento. Nel piano c’è la Sardegna. E la scelta è supportata da tre cartine decisive secondo il report teorico di Sogin: un’analisi criptata  della Nasa sulle zone a rischio, una carta sulle zone franose ed infine l’attestato tecnico nazionale con il quale si dichiara la Sardegna esente da rischi sismici, unica regione esclusa. Dunque, Renzi e compagni quando sono venuti ad Olbia non solo sapevano ma hanno spudoratamente mentito dinanzi a chi gli chiedeva, seppur a bassa voce, di escludere la Sardegna da quel piano. E’ un fatto di una gravità inaudita sul piano morale, sul piano politico, esecrabile su quello istituzionale. Quel piano è irricevibile sotto ogni punto di vista e soprattutto è frutto delle lobby nucleariste e delle aziende che ruotano su questo business impressionante”.
Lo ha denunciato poco fa il deputato sardo di Unidos Mauro Pili pubblicando su facebook atti, protocolli e carte del dossier secretato sulle scorie nucleari. Documenti sui quali è stato apposto di fatto il segreto di Stato come affermano le stesse lettere di trasmissione del dossier.
“Non si tratta come è evidente del primo Piano trasmesso il 2 gennaio, ma del secondo, quello aggiornato da Sogin in meno di un mese e trasmesso e protocollato, come si può aver conferma dalle carte che ho divulgato, ai vertici dei due ministeri. Le carte dichiarano con estrema chiarezza che il piano Sogin è entrato in possesso sin dai primi di marzo dei due Ministri, ambiente e sviluppo economico, anche se per competenza interna le carte sono state girate all’allora vice ministro De Vincenti, che le ha poi trasferite con alcuni soggetti chiave a Palazzo Chigi. Ed è proprio a Palazzo Chigi che nell’ultima settimana si è parlato in maniera preoccupata del dossier scorie nucleari. In particolar modo rispetto alle pressioni di due soggetti, Sogin e Finmeccanica che scalpitano per accaparrarsi incarichi e lavori. In questo contesto si è affrontata anche una delicatissima questione legata a smaltimento di scorie russe dove sia Finmeccania e Sogin sarebbero direttamente coinvolte. Renzi non vuole rogne su questo fronte anche se ha la consapevolezza di dover dare risposte ai poteri forti. In questa direzione era perfettamente a conoscenza del caso Sardegna. Tra le regioni, infatti, oltre alla Sardegna c’è anche la sua Toscana, il Piemonte, il Lazio, la Sicilia e la Campania del suo amico De Luca. Tutti i documenti e studi richiamati nel piano sin dalle prime pagine, però, portano dritti alla Sardegna. Il piano Sogin di cui divulgo tre carte fondamentali punta sull’isola con premesse tecniche che poi, invece, sono tutte finalizzate a scelte politiche. I documenti, in modo impressionante ripercorrono un comune denominatore: escludere tutte le aree a rischio. Sogin arriva alla Sardegna per esclusione di tutto il resto. Carte e mappe che indicano rischi, pericoli, e che in sintesi affermano che la Sardegna sarebbe la terra più sicura per le scorie nucleari. Nel documento secretato da Sogin, contraddistinto da protocollo 9686/2015, si arriva a capire qual’è il progetto scellerato: realizzare il deposito unico nazionale in Sardegna. Sogin dichiara di applicare alla lettera i criteri di esclusione individuati da Ispra. Prima di tutto vengono escluse le aree vulcaniche attive e quiescenti, poi quelle contrassegnate da sismicità elevata e infine quelle interessate da fenomeni di fogliazione. La Sardegna secondo tutti i piani connessi e richiamati non rientra in alcun modo in queste prime tre priorità di esclusione.  Alla base di tutto vi è una carta americana, georeferenziata e criptata con codici numerici sotto copertura denominata Database of Individual Seismogenic Sources che individua in modo esplicito l’unica regione che sarebbe esente da pericoli. Si tratta di un piano scellerato che deve essere respinto senza se e senza ma e sin dai prossimi giorni annuncio una mobilitazione parlamentare senza precedenti. Il fatto stesso che tutti questi elementi siano stati vergognosamente secretati rappresentano un elemento di gravità assoluta proprio perché si sta tentando di mettere in piedi un piano criminale per individuare la Sardegna come terra di conquista per le scorie nucleari”.
“ Gli ulteriori documenti di cui sono in possesso saranno oggetto nelle prossime giornate di puntuali azioni parlamentari e la denuncia sarà senza esclusione di colpi. La nostra isola – ha detto Pili - deve essere esclusa anche come ipotesi dalla realizzazione del deposito unico nazionale delle scorie nucleari. Questo piano di deposito unico nazionale non si farà mai ne in Sardegna ne in Italia. E' un'operazione solo per spendere denari senza controllo così come è stato sino ad oggi. Il deposito nucleare unico sarà l'ennesimo pozzo senza fondo. Questo piano è solo un strumento delle lobby del nucleare e degli appalti che puntano a progettare, spendere e spandere con troppi omissis che non possono in alcun modo essere accettati".
 “Le carte e gli studi allegati secretati sono il risultato di un disegno studiato a tavolino che non lascia adito a dubbi. Il governo deve immediatamente dire con chiarezza e trasparenza quello che intende fare. Non può continuare a giocare su una vicenda talmente delicata per la quale serve serietà e correttezza”.
“Miliardi di euro per portare a spasso le scorie nucleari, realizzare un deposito unico nazionale, mantenere in piena efficienza le centrali  esistenti e soprattutto un grande business nucleare. C’è un fiume di denari verso le lobby nucleari che va immediatamente fermato. E soprattutto i nuclearisti di palazzo si devono togliere dalla testa che la Sardegna possa ospitare il deposito unico nazionale”.
 “La Sardegna è contraria a qualsiasi ipotesi di deposito unico nucleare. Contraria senza se e senza ma”.  Pili, che nel 2003 da Presidente della Regione bloccò il piano del generale Jean per la realizzazione del deposito unico nazionale costringendo la conferenza dei Presidenti ad approvare la sua proposta di rigettare integralmente quel piano ora denuncia il tentativo di ripartire da quello stesso piano: “Questo è un progetto che in Sardegna verrà respinto ad ogni costo, con ogni mezzo. Chiunque lo abbia messo in piedi se lo tolga dalla testa. Lo faccia senza perdere tempo. E’ un progetto scellerato in partenza e sul piano generale ma ipotizzarlo in Sardegna è da dementi. Significa non aver ancora capito la lezione del 2003. Non passerà mai un piano irrazionale nell’approccio tecnico, scientifico e sociale e che ha dimostrato di essere fallimentare nella sostanza se dopo 11 anni non è stato fatto niente. Ci sono flussi di denaro nel settore nucleare che non possono continuare a sfuggire al controllo di tutti. Sono soldi dei cittadini prelevati dalle bollette degli italiani e bisogna por mano alla revisione dei progetti. Tutto questo ha bisogno di soluzioni strategiche e non tampone”.
“Un deposito unico nazionale che per ragioni già evidenziate nel passato, costituzionali e di volontà popolare, non potrà trovare nessun accoglimento, per nessuna ragione, in Sardegna. Dopo dieci anni dal blocco del progetto scellerato della Sogin per la realizzazione di un sito unico nazionale per stoccare tutte le scorie nucleari conservate nelle centrali italiane dismesse e il rientro di molte altre dall’estero, il piano predisposto da Ispra rimette in primo piano la Sardegna”.
“Va ridiscussa alla radice la decisione di realizzare un deposito unico nazionale alla luce di valutazioni di natura scientifica, economica e di opportunità. Proposte che la Sardegna ha avanzato dodici anni fa condividendo l’impostazione del fisico Carlo Rubbia che aveva messo a punto un piano di ricerca per l’abbattimento della radioattività delle scorie. Un deposito unico nazionale – conclude Pili - dal quale devono, comunque, essere escluse, senza se e senza ma, realtà come la Sardegna che hanno sia sul piano normativo costituzionale che popolare escluso la volontà di ospitare tale sito unico nazionale. Una posizione che non si può nemmeno discutere. Siamo pronti alla guerra per respingere un’ipotesi folle che i sardi non accetterebbero mai”.

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