economia

Fiume Santo, arriva l'ok al carbone
Ma gli ambientalisti sono scettici

di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)
La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)

SASSARI. Il futuro di Fiume Santo è nel carbone. Oggi è arrivata la tanto attesa autorizzazione ministeriale per la nuova centrale del colosso energetico E-On. Produrrà 410 megawatt di energia e sostituirà i due gruppi attivi finora che, alimentati a olio combustibile, sono attivi in deroga perché producono una quantità superiore alla norma di polveri sottili. Il nuovo impianto, invece, garantisce gli standard vigenti a livello nazionale. Il sì di Roma è stato comunicato dal presidente della Regione Ugo Cappellacci che, in una nota ufficiale, ha espresso «viva soddisfazione per la positiva risposta del Ministero dell'Ambiente riguardo all'ultimo passaggio necessario a completare l'iter autorizzativo ambientale per il nuovo gruppo a carbone nella centrale di E.On a Fiume Santo».

I favorevoli. La notizia unisce per una volta industriali e lavoratori. Stefano Lubrano, presidente della Confindustria del Nord Sardegna, dice che ora «possono essere investiti gli oltre 600 milioni di euro (interamente privati) per la realizzazione di una nuovissima centrale superipercritica, con effetti di rilevante importanza per l’ambiente e, ovviamente, con straordinarie ricadute sul fronte produttivo e occupazionale, posto che sono previsti l’impiego di circa 100 imprese per oltre 1.000 addetti nella complessa fase di realizzazione dei nuovi impianti (e della demolizione della vecchia centrale). Anche la Cgil, da parte sua, dice che la nuove centrale può portare una boccata d’ossigeno alla stremata economia del territorio. «Da tempo – ha detto il segretario generale della Camera del Lavoro di Sassari, Antonio Rudas – abbiamo chiesto a E.On e alle amministrazioni locali competenti la stipula di una convenzione per gestire al meglio i lavori di realizzazione della centrale, in particolare per l’impiego di maestranze e imprese locali. A questo punto – ha aggiunto Rudas – ci attendiamo coerenza con quanto più volte concordato, seppur verbalmente, e crediamo che sia utile avviare immediatamente un confronto con E.On e con le istituzioni locali per consentire nel più breve tempo possibile l’apertura dei cantieri».

I contrari. Gli ambientalisti invece non fanno salti di gioia. Anzi. Massimo Fresi, presidente della Legambiente di Sassari, dice che la nuova centrale avrà ricadute negative per l'atmosfera. «E' vero che ci sarà una diminuzione delle polveri sottili, ma bisogna tenere conto che ci sarà un aumento delle emissioni di Co2. A nostro avviso si tratta di una scelta che va nella direzione contraria al Protocollo di Kyoto e agli accordi di Copenaghen: mentre in tutto il mondo si cerca di diminuire le emissioni di monossido di carbonio, qui da noi assistiamo a un anacronistico ritorno al carbone che, tra l'altro, verrà importato da fuori perché quello sardo è inutilizzabile». Tuttavia gli ambientalisti non vogliono fare la parte di chi è contrario a prescindere. «La nostra proposta alternativa era un altra: bisognava attendere la realizzazione del gasdotto Galsi (che sarà attivo nel 2012, ndr) perché il metano produce un'energia molto più pulita e, soprattutto, non comporta grandi emissioni di Co2».


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