"Nozze di sangue", l'incontro teatrale
tra García Lorca e Marcello Fois

Regia di Serena Sinigaglia
di Valentina Guido
Nozze di sangue (foto: SassariNotizie.com)
Nozze di sangue (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Passione, onore, gelosia, vendetta, morte: il dramma “Nozze di sangue” è tutto questo e anche di più. L’opera teatrale più matura dello scrittore andaluso Federico García Lorca, tradotta in sardo da Marcello Fois, è andata in scena al Teatro Verdi di Sassari il 12 e 13 gennaio nell’ambito della stagione di prosa Cedac. Quella della regista Serena Sinigaglia è stata una scommessa giocata sull’incontro tra il Teatro stabile della Sardegna e la compagnia milanese Atir. A giudicare dagli applausi del pubblico, è stata una scommessa vinta soprattutto grazie alla traduzione di Marcello Fois. Chi aveva letto l’originale spagnolo, infatti, uscendo dal teatro ha commentato: «Non poteva essere meglio di così: sembrava di rileggere il testo di Lorca, ma in sardo».

La trama. Fin dalle prime battute di “Nozze di sangue” s’intuisce che la vicenda si concluderà in modo tragico. È la storia di un matrimonio funesto, raccontata dal punto di vista della madre dello sposo. Suo figlio si è innamorato di una ragazza che vive lontano e che, fino a tre anni prima, era fidanzata con Lenardu: basta questo nome a liberare l’angoscia della futura suocera, perché Lenardu è l’omicida di suo marito e suo figlio. Il coltello, che ha portato tanto dolore spargendo molto sangue, è in effetti il vero protagonista di questa tragedia che va avanti verso un finale di morte ineluttabile, voluto da forze oscure, incontrollabili, “necessarie” nel senso greco-arcaico del termine. Dopo aver pronunciato il “Sì, la sposina sente riaccendersi l’antico fuoco e fugge a cavallo con il suo ex amante. Ma dentro il bosco Lenardu e il novello sposo si accoltellano a vicenda e trovano entrambi la morte.

La solitudine delle donne. Alle donne non resta che piangere, sole, per il resto dei loro giorni. La novella sposa vorrebbe il conforto della suocera, e cerca di convincerla della propria purezza: sarebbe disposta a mettere la mano sul fuoco per dimostrarle di essere ancora vergine. Ma l’anziana donna è abituata alla sofferenza; in nome dell’onore, preferisce il sacrificio della solitudine pur di non accompagnarsi con la ragazza fedifraga. Il dramma si conclude con l’inno al coltello e con l’apparizione della Luna, voce narrante e simbolo di morte.

Una tragedia greca. “Nozze di sangue”, nella versione di Serena Sinigaglia, è una tragedia greca, con il coro che accompagna e commenta gli eventi e con i personaggi che non sono padroni delle proprie azioni perché qualcuno (gli dei, forse) ha già deciso. Vincente l’ambientazione, credibile tanto nella violenta spagna franchista, quanto nella Sardegna arcaica. La voce narrante- la Luna- è il raccordo tra le due realtà oltre che il simbolo della lingua e dello sforzo fatto dal traduttore: questa parola che è maschile in tedesco, femminile in italiano e spagnolo, sulla scena è rappresentata da un satiro-drag queen con tacchi alti, mantello nero e pettorali decisamente mascolini.

Con Lia Careddu, Maria Grazia Bodio, Marco Brinzi, Mattia Fabris, Sax Nicosia, Isella Orchis, Cesare Saliu, Sandra Zoccolan; regista assistente Rosalba Ziccheddu; musiche originali Gavino Murgia; scene Maria Spazzi; costumi Federica Ponissi; regia Serena Sinigaglia; foto Daniela Zedda.

Il prossimo appuntamento con la stagione di prosa Cedac è il 20 e 21 gennaio alle 21. In programma “La Locandiera” di Carlo Goldoni.

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  • Nozze di sangue (foto: SassariNotizie.com)