festa impopolare

Sa die, questa sconosciuta
I prof: «La colpa è anche nostra»

In città nessuna cerimonia per ricordare l'anniversario
di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
L'ingresso a Sassari di Giovanni Maria Angioy (foto: Wikimedia Commons)
L'ingresso a Sassari di Giovanni Maria Angioy (foto: Wikimedia Commons)

SASSARI. Oggi è la festa del popolo sardo. In teoria. Perché nella pratica Sa Die de sa Sardigna è una ricorrenza sempre più invisibile di anno in anno. Oggi a Sassari non ci sarà nessuna celebrazione ufficiale: segno del mancato interesse per un anniversario che sembra lontano dal tempo e dal cuore. I motivi sono tanti: la vicinanza al 25 aprile e al 1° maggio, la mancata educazione scolastica, il disinteresse di molti. La classe politica in primis, impegnata in una lotta tutta elettorale, non sembra avere particolare attenzione per l'anniversario.

La festività è stata istituita dal consiglio regionale nel settembre del 1993. Nei primi anni di vita, la festa del 28 aprile suscitò qualche interesse nel mondo politico e scolastico: era la prima volta che una celebrazione non nazionale entrava nel calendario ufficiale delle celebrazioni. Ci furono anche piccole polemiche sulla scelta dell'avvenimento da ricordare: in molti avrebbero preferito festeggiare l'istituzione della Carta de Logu piuttosto che la cacciata dei piemontesi. Poi, però, col tempo l'attenzione è diminuita, fino allo zero assoluto dei nostri giorni. Cosa si può fare allora per rendere questa data veramente importante per i sardi? Francesco Soddu, storico dell'università, riconosce una certa "disaffezione": «È vero. La festa della Sardegna sta perdendo attenzione». Soddu, professore di Storia della pubblica amministrazione all'università, ammette che si senta la mancanza di una celebrazione ufficiale a Sassari. «Come docenti potremmo fare di più. Oggi dedicherò la mia lezione a questo tema per approfittare della festività. Però mi rendo conto che l'attenzione tra gli studenti universitari su questi temi non manca. Nella facoltà di Scienze politiche c'è un esame opzionale dedicato a questo tema ed è molto gettonato. Lo stesso avviene nella facoltà di Lettere, dove fino a qualche anno la storia sarda era affidata a uno storico di spessore come Manio Brigaglia».

Monica Bulciolu, professoressa di lettere e storia al liceo, aggiunge un "mea culpa". «Come docenti abbiamo una bella fetta di responsabilità, quindi se i nostri allievi non conoscono la festa del 28 aprile, è soprattutto per colpa nostra. Gli studenti di medie e superiori sono "attenti" a questa data soltato per un motivo: oggi non si va a scuola». Quale può essere la soluzione? La Bulciolu non ha dubbi: «Gli insegnanti dovrebbero cercare di attirare l'attenzione degli studenti. In sei mesi di lezione è difficile aggiungere un modulo sulla storia sarda, perché i programmi ministeriali ci impongono la tabella di marcia. Ma un po' più di creatività non guasterebbe».


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