PSR. Coldiretti: “La Sardegna ha speso poco e male”

E' stato fatto senza dubbio un buon lavoro dall'assessorato all'Agricoltura nella spesa dei fondi del Psr riducendo a circa il 2 per cento i soldi da restituire all'Unione europea.

Una corsa contro il tempo andata senza dubbio bene relativamente alla situazione in cui l'assessorato si trovava all'inizio dell'anno, a 12 mesi dal termine ultimo fissato al 31 dicembre del 2015, con quasi 200milioni in cassa (199.632.699,37).


“Una premessa dovuta – sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna – vista l'emergenza in cui ci siamo trovati e vista l'ennesima partenza a rilento anche di quest'anno in cui in quattro mesi – da gennaio a aprile - non abbiamo speso neppure 200mila euro (182.184,55). Dunque possiamo dire che si sono limitati i danni, ma non ci sono assolutamente le condizioni per festeggiare: una Regione che non è riuscita a spendere 26 milioni di euro (tra fondi comunitari, statali e regionali) e che si classifica al terzo posto della lista nera delle Regioni italiane che disimpegnano più fondi comunitari (dopo Sicilia e Campania) dovrebbe piuttosto fare autocritica e chiedersi il perchè continuiamo sempre a commettere gli stessi errori. Infatti – rimarca Battista Cualbu rivolto alla politica sarda – cambiano le Giunte e i colori delle maggioranze ma non la capacità di non riuscire a spendere tutti e bene i fondi che ci mettono a disposizione”.

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007/2013 è cofinanziato dall’Unione europea, dallo Stato e dalla Regione.


La quota dell’Unione europea ammontava a circa 572 milioni di euro, circa il 44% della dotazione finanziaria complessiva del Programma.


Il restante 56% di risorse (728 milioni di euro) era garantita invece dalle risorse Statali (circa 628 milioni di euro) e Regionali (circa 100 milioni di euro), per un totale complessivo del PSR di circa 1.300 milioni di euro.


Le risorse dovevano essere spese entro il 31 dicembre del 2015 e cioè entro due anni dal 31 dicembre 2013 (data ultima di decorrenza giuridica del Programma).


Le domande di aiuto sono state istruite in Sardegna mentre i pagamenti vengono effettuati dall’Organismo pagatore nazionale (AGEA).


Dai dati consuntivi dei pagamenti effettuati da AGEA entro il 31 dicembre 2015 si ricava che le risorse di fonte comunitarie che saranno disimpegnate dall’Unione europea ammontano a 11.422 milioni di euro ai quali si potrebbero aggiungere parte di 1.356 milioni di euro in sospeso per procedimenti giudiziari o ricorsi amministrativi.


Per avere un quadro complessivo delle perdite che l’agricoltura sarda subisce bisogna considerare che il mancato utilizzo delle somme che saranno disimpegnate dall’Unione europea (11.422 milioni di euro) comporta anche il disimpegno, e dunque la perdita, del 56% garantito dalle fonti di finanziamento nazionali e regionali che sarebbero ammontate a circa 14.533 milioni di euro.

“Facendo i giusti calcoli – evidenzia Battista Cualbu - i mancati investimenti nel settore dell’agricoltura e dello sviluppo rurale ammontano a circa 26 milioni di euro che corrispondono a circa il 2% della dotazione complessiva del PSR (1.300 milioni di euro). Importo che purtroppo potrà solo aumentare in relazione all’esito del contenzioso giudiziario o amministrativo che ha congelato la somma di 1.356.000 euro di fondi comunitari ai quali vanno sommati 1.726.000 euro di fondi nazionali per un totale di circa 3 milioni di euro. In sintesi – spiega Cualbu – al momento sono a rischio 29 milioni di euro circa. La Sardegna, nel panorama delle Regioni che fanno parte del sistema AGEA è quarta per ammontare del contenzioso e terza per le somme disimpegnate”.


“Ai fondi disimpegnati – ricorda ancora il presidente della Coldiretti sarda – occorrerebbe affiancare anche una scheda riepilogativa della qualità della spesa. Perchè la nostra Regione si porta dietro da sempre, la brutta abitudine di inchiodarsi alla burocrazia e a scelte politiche poco coraggiose: si spulciano e fanno le radiografie, correggendo anche le virgole ai progetti dei nostri imprenditori agricoli per anni, per poi aprire gli argini negli ultimi mesi a spese non prioritarie, a volte inutili, che comunque esulano dal programma ma hanno il solo vantaggio di prosciugare il bacino dei fondi messi a disposizione dal Psr. Ogni volta, oltre a non saper spendere diversi milioni di euro, ossigeno vero per l'economia sarda (ai 26 milioni di euro va aggiunto anche il cofinanziamento delle imprese agricole) - è l'amara constatazione - ci ritroviamo con il trattore ma senza il terreno per arare”.


L'esempio dell'ultimo anno è esemplificativo: per quattro mesi, da gennaio ad aprile, si è rimasti praticamente fermi (circa 200mila euro, l'1 per cento dei 199.632.699,37 euro rendicontati nel 2015); a ottobre eravamo al 41 per cento (81.175.034,20 ), lasciando il 59 per cento della spesa agli ultimi due mesi (118.457.665,04 euro).


“Mentre sta iniziando la nuova programmazione – è l'esortazione della Coldiretti - occorre urgentemente fare un'analisi seria e lucida a 360 gradi del Psr appena concluso. Per il futuro la Regione deve essere capace di programmare e spendere nei modi e nei tempi giusti i fondi del Psr, senza le rincorse affannose dell'ultimo momento che ci portano comunque oltre a spendere male anche a restituire soldi”.
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