"Memorie dal sottosuolo", vent'anni
di scoperte inedite al Museo Sanna

Decine e decine di reperti dall'età del ferro all'età imperiale
di Valentina Guido
Bronzetto con maschera d'argento trovato a Giorrè, Florinas (foto: SassariNotizie.com)
Bronzetto con maschera d'argento trovato a Giorrè, Florinas (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Un museo Sanna così in forma non lo si vedeva da tempo. Da molti anni uguale a se stessa, l’esposizione del secondo museo archeologico nazionale della Sardegna ha finalmente ricevuto una ventata di freschezza. Merito della mostra “Memorie dal sottosuolo”, presentata ieri ai giornalisti dal soprintendente Bruno Massabò, dalla direttrice Gabriella Gasperetti, dalla coordinatrice Luisanna Usai e da Rubens D’Oriano, responsabile archeologico della zona di Olbia. I due piani del padiglione Clemente restaurato, finalmente aperto per un allestimento permanente e non temporaneo, ospitano materiali che vanno dall’età del ferro all’età imperiale, un gran numero di reperti inediti ritrovati negli ultimi vent’anni dalla Soprintendenza nelle province di Sassari e Nuoro.

L’inaugurazione ufficiale avverrà venerdì 11 febbraio alle 17.30 e l’esposizione si potrà visitare dal martedì alla domenica dalle 9 alle 20.

L'esposizione passo per passo. All’ingresso del padiglione Clemente si possono ammirare i marmi di età romana della collezione Reksten, acquistata dal ministero per i Beni e le attività culturali per evitare che venisse trasferita all’estero. Quindi, dopo una significativa raccolta di fossili e resti paleontologici, l’occhio si apre sull’ingegnosa e ben riuscita ricostruzione di una domus de janas scavata dall’archeologo Gian Mario Demartis nella necropoli di Puttu Còdinu, a Villanova Monteleone. La statuina della Dea Madre in calcite ritrovata nella tomba è uno dei pezzi più importanti della mostra. Proseguendo, il visitatore vedrà un’olla rituale proveniente dal complesso nuragico la Prisjona di Arzachena. Il vaso è famoso perché, secondo un’interrogazione parlamentare dell’anno scorso, recherebbe tracce di “scrittura nuragica” (notizia smentita dagli esperti). Dopo una grande teca contenente vasellame del villaggio nuragico di Sant’Imbenia, si salgono le scale verso il primo piano del padiglione, dove, in rapida successione, si ammirano i reperti dei nuraghi La Varrosa di Sorso, Adoni a Villanovatulo, San Michele di Suni, Majore di Cheremule, della necropoli Iscalaccas, scavata da Chiara Satta, ben documentata dai materiali oltre che da un disegno esplicativo e da un esempio di stratigrafia. Un unicum è rappresentato sicuramente da un bronzetto di età nuragica, forse un Mercurio con maschera d’argento, ritrovato nel santuario di Giorrè a Florinas. Ma il fulcro della mostra è l’area di Santu Antine a cui è dedicata una stanza a parte, allestita in modo a dir poco suggestivo. Il pozzo di 40 metri di profondità, scoperto ed esplorato da Francesco Guido a Genoni dagli anni ’80 fino al ’93, ha restituito una marea di materiali tra i quali numerosi bronzetti, vasi nuragici e romani, un migliaio di monete (assi di Antonino Pio), i pezzi di una macchina per sollevamento acqua, il timpano di un tempietto dal quale, presumibilmente, si accedeva all’area cultuale, che ben documenta il riutilizzo di strutture preistoriche in epoca punica, romana e medievale.

«La mostra è uno sforzo corale realizzato interamente da personale della Soprintendenza con il fondamentale supporto, anche economico, della Provincia di Sassari», ha affermato Bruno Massabò. Va sottolineato il lavoro dei restauratori del Centro di Li Punti, i disegni e le ricostruzioni scenografiche di Natalina Lutzu con la collaborazione di Antonello Gaspa e Paolo Banchetti, l’apporto offerto da Alice Pruneddu e Piera Brandi.

«"Memorie dal sottosuolo" vuole dare un segnale forte- ha spiegato il soprintendente- E cioè la vitalità della Soprintendenza per le province di Sassari e Nuoro, impegnata su un territorio che corrisponde a oltre metà Sardegna. Sono genovese e ho lavorato in Etruria, a Tarquinia e Vulci, ma in nessun altro luogo ho trovato una simile concentrazione di testimonianze archeologiche». Insomma, i funzionari della Soprintendenza non si limitano a lavorare alle pratiche d'ufficio, ma esplorano il territorio sulle tracce del passato. Anche se ora, vista la cronica mancanza di risorse, l'indagine sul campo rischia di diventare sempre più risicata. I dirigenti archeologi sono sempre meno e sempre più anziani: manca il ricambio generazionale. «A volte abbiamo la sensazione di essere circondati da disinteresse e abbandono. Vogliamo attirare l'attenzione su questo patrimonio storico inestimabile che potrebbe essere per la Sardegna un'importante fonte di ricchezza».

Tra i prossimi progetti, c'è anche la riapertura della sezione etnografica. Sempre che le finanze lo consentano.
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Immagini articolo
  • Bronzetto con maschera d'argento trovato a Giorrè, Florinas (foto: SassariNotizie.com)
  • Ricostruzione del pozzo di Santu Antine, Genoni (foto: SassariNotizie.com)
  • Riproduzione della domus de janas di Puttu Còdinu (foto: SassariNotizie.com)
  • Il padiglione Clemente restaurato (foto: SassariNotizie.com)
  • Anfore greco-italiche (foto: SassariNotizie.com)
  • Assi di Antonio Pio (foto: SassariNotizie.com)