Tonni matematici e balene metafisiche. I filosofi e gli animali.
Il nuovo libro di Giuseppe Pulina

Un nuovo, e ancor più ricco, libro di filosofia di Giuseppe Pulina sugli animali. A darlo alle stampe è la casa editrice bolognese Diogene Multimedia che, proprio in questi giorni, ne sta curando la diffusione nelle librerie italiane. Ha un titolo che non può non richiamare l’attenzione di chi in una libreria è solito passare in rassegna con lo sguardo mille copertine: Tonni matematici e balene metafisiche. I filosofi e gli animali. Un libro che riprende, ampliandolo e rivoluzionandone la struttura, un altro fortunato lavoro di Pulina sul mondo animale: quell’Animali e filosofi che, nel 2008, fece da titolo di punta ad una collana di filosofia pensata dalla Giunti per raggiungere il grande pubblico. Un’operazione che con il libro di Pulina riuscì pienamente, grazie anche alla ricezione molto positiva dell’opera da parte del pubblico dei lettori e di quella parte della critica che considera positivamente il fatto che un libro di filosofia riesca una volta tanto (ma con Pulina questo accade piuttosto frequentemente) a superare gli steccati del contesto accademico, accessibile solo ai presunti specialisti della materia. Dotato di un corposo apparato critico, il libro dovrebbe ora fare breccia anche tra gli specialisti, soprattutto tra quelli che con Pulina condividono il gusto e l’esercizio di una ricerca e di una scrittura deliberatamente antiaccademiche.
La via seguita dall’autore consiste nel tracciare un originale percorso lungo circa venticinque secoli di storia della filosofia per affrontare uno dei temi più discussi di oggi: il rapporto tra uomo e animale. Fare luce su questo rapporto significa mettere a fuoco un, per così dire, accettabile concetto di "animalità". Ed è questo uno degli intenti che guidano Giuseppe Pulina.
Attraverso brevi e agili capitoli, il testo mostra come i filosofi si siano spesso rivolti agli animali con poco nobili finalità strumentali, riducendoli a mera metafora di vizi e virtù umani. Controcorrente rispetto a questo atteggiamento, l'autore propone una diversa apertura all'animalità, nella convinzione che l'uomo sia, volente o nolente, prima di tutto “animale”. In un serrato confronto con Aristotele, Derrida, Nietzsche, Montaigne, Bruno e Cioran, ma anche con scrittori come Borges, Kafka, Günter Grass e Melville (cui si deve la paternità della potente immagine metaforica della “balena metafisica”), Pulina passa al setaccio un gran numero di concezioni dell’animalità. Ma come viene pensata l’animalità? Quali forme di amicizia possono nascere tra uomini e animali non umani? È davvero possibile comprendere il pensiero di api, cani, gatti, scimmie e serpenti? Esiste un “pensiero animale”? Come intendere le parole di Jeremy Bentham, secondo il quale gli animali meritano rispetto perché, contrariamente a quanto si è creduto a lungo, sono capaci di soffrire? Queste sono alcune delle domande che affiorano tra le pagine del libro e che porteranno l’autore a sostenere che “L’animale pensato è un’entità astratta, un prototipo, e l’animalità, concepita come la quintessenza di tutto ciò che è vivo e non è umano, appare come il più impalpabile degli algoritmi”. Eppure in ogni uomo sopravvive ancora una forma, forse solo residuale, ma comunque persistente, di animalità. Di questo insinuante sospetto vuole rendere ragione Tonni matematici e balene metafisiche.

GIUSEPPE PULINA
è insegnante di filosofia. Dirige la rivista “Mneme Ammentos”. Ha all’attivo diversi saggi sulle filosofie personalistiche (L’angelo di Husserl. Introduzione a Edith Stein, Zona 2008), sul rapporto tra etologia e filosofia (Minima Animalia. Piccolo bestiario filosofico, Mediando 2005; Animali e filosofi, Giunti 2008; Asini e filosofi, con Francesca Rigotti, Interlinea 2010), musica e filosofia (La cura. Anche tu sei un essere speciale, Zona 2010) e argomenti epistemologici (Pillole di filosofia della scienza per ricercatori in formazione, Plus 2011). Altre pubblicazioni con Diogene Multimedia: Auschwitz e la filosofia. Una questione aperta (2015).


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