l'intervista

Mario Sechi senza peli sulla lingua
su E.On, Berlusconi e Vinyls:
«È la stampa, bellezza»

E i cassintegrati «in un anno sull'Asinara cosa hanno fatto di utile?»
di Valentina Guido
Mario Sechi, direttore del quotidiano "Il Tempo" (foto: SassariNotizie.com)
Mario Sechi, direttore del quotidiano "Il Tempo" (foto: SassariNotizie.com)

OZIERI. Pragmatico, realista, abile oratore. Nato a Cabras nel '68, il giornalista Mario Sechi dal 2010 è direttore del quotidiano “Il Tempo”, dopo un'esperienza alla guida dell'Unione sarda e incarichi di prestigio a "Il Giornale" e "Panorama". Vive a Roma da vent'anni, ma ovunque vada, avrà «sempre la Sardegna sotto i piedi». È noto al grande pubblico perché, nell'ultimo periodo, raramente un talk show televisivo riesce a fare a meno della sua parlantina sagace. Lo abbiamo intervistato lunedì scorso a Ozieri, a margine del convegno “Quale via per la Pac?”.

La marea nera E.On ha avuto poco spazio nei media nazionali, nonostante 50mila litri di olio combustibile sversati in mare non siano affatto pochi. Perché la Sardegna è stata ignorata? Ed è un bene o un male per l'immagine dell'Isola?

È stata una casualità: se non ci fosse stato niente di più importante nell'agenda del Paese, la notizia sarebbe stata in prima pagina. Bene o male? Nell'informazione non esiste bene e male, esistono le notizie e i fatti. Poi, la gerarchia con cui le notizie vengono date dipende dai direttori. È il nostro lavoro. Un tempo si diceva: è la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente. Ed è ancora così.

I cassintegrati Vinyls si trovano da un anno sull'Isola dell'Asinara e hanno iniziato a ricevere messaggi poco lusinghieri e minacce che, naturalmente, sono da condannare. Secondo lei la chimica in Sardegna ha un futuro?

No, non c'è futuro per la chimica in Sardegna. Lo dico con rammarico, ma visto che non faccio politica, posso parlare con la lingua della verità. Ci vorrebbe un piano per chiudere questa fase di sviluppo della Sardegna, dismettendo gli impianti, bonificando le aree e riconvertendo i lavoratori. Perché la politica si deve occupare non di quello che accadrà tra due o tre anni, ma di quello che succederà tra 30-50 anni. È la differenza che passa tra chi ha una visione del futuro e chi tiene famiglia. Chi ha visione progetta e investe per il domani; chi tiene famiglia spende tutto oggi, e domani non avrà un soldo. Al posto dei cassintegrati me ne andrei dall'isola e cercherei di fare qualcosa di più utile. Un paio di giorni va bene, poi però diventa un lavoro anche quello, solo che non è retribuito. In 300 giorni puoi fare 10 esami, cioè la metà di un corso di laurea.

Parliamo di continuità territoriale. Dopo la battaglia di Mauro Pili, i decreti del ministero dei Trasporti sono stati annullati e si va verso la tariffa unica per residenti e non residenti. È d'accordo con questa soluzione?

Ci sono tre mestieri pericolosi in Italia in questo momento: direttore generale di una banca, direttore di un giornale, direttore di una compagnia aerea. Le compagnie aeree, infatti, sono aziende in grande difficoltà economica. La continuità territoriale prevede che lo Stato si accolli un costo che altrimenti dovrebbero sostenere il viaggiatore e la compagnia aerea. In una società di tipo liberale classico, non sarebbe un buon principio perché tutto ciò che è sovvenzionato dal pubblico si scarica in qualche modo sulla collettività da un'altra parte. Io sono per il libero mercato. Perché su alcune rotte opera solo Meridiana, su altre solo Alitalia e su altre solo Ryanair? Se si liberalizzassero gli slot, migliorerebbero le tariffe e anche orari e frequenze dei voli, altre cose importanti. La logica del trasporto sovvenzionato costituisce un alibi per le stesse compagnie che si sentono autorizzate a offire pochi voli e orari scomodi. In Sardegna si parla tanto del costo del biglietto senza legarlo a questi altri fattori. La flessibilità dei trasporti ha un sinonimo che è la libertà di viaggiare e di intraprendere. La battaglia di Pili è una battaglia di retroguardia. Se si vuole il sostegno pubblico, fare una compagnia aerea compartecipata pubblico-privato sarebbe più serio.

Ma in Sardegna abita solo un milione e mezzo di persone. Senza le sovvenzioni pubbliche, non pensa che le compagnie potrebbero scegliere di non collegare l'Isola?

No. Io ho 43 anni, ho viaggiato molto senza la continuità territoriale: l'offerta, il servizio e la puntualità erano migliori.

E ora un grande tema: il federalismo. Cosa comporterebbe per la Sardegna?

In realtà ci riguarda poco: le regioni autonome avranno un regime speciale. Ma poniamo che ci riguardi. Siamo poveri, ma secondo tutte le analisi che sono state fatte dovremmo guadagnare qualcosa. Nella pubblica amministrazione c'è tanto grasso da tagliare. Se gli amministratori non ne saranno capaci, verranno mandati a casa. La festa è finita. In Regione abbiamo 80 pasciuti consiglieri che guadagnano 10mila euro al mese (18mila con le prebende). Pensano di poter continuare a fare politica come 20 anni fa; non lo sanno, ma è in arrivo una rivoluzione dal basso, e se non porteranno a casa il risultato, verranno mandati via. La politica a veti incrociati non funziona. È preferibile che il nord si separi lasciando il sud in mutande, o è preferibile sperimentare una nuova riforma? O facciamo le riforme, o finiamo in rovina.

Lei è originario di Cabras, il territorio in cui torneranno i Giganti di Mont'e Prama. Le fa piacere?
Cabras è potenzialmente il paese più ricco della Sardegna con la laguna più grande d'Europa. Quando comincerà a produrre in casa propria bottarga e carciofi in quantità industriale e a commercializzarlo con le proprie etichette e quando svilupperà l'albergo diffuso, allora sarò più contento. I giganti di Mont'e Prama saranno pure giganti, ma non danno da mangiare.

Torniamo alla politica italiana. Un pronostico: cosa succederà nei prossimi mesi?
Si va ad elezioni anticipate probabilmente entro l'anno. Si intersecano due piani: Berlusconi sta riuscendo ad allargare la maggioranza, ma questa partita si gioca anche sul piano giudiziario. Il 6 aprile comincia il processo Ruby, che è un processo a luci rosse. Non è importante la sentenza, perché il verdetto reale sarà emesso dal processo mediatico che si farà per demolire l'immagine di Berlusconi. In concomitanza con le rivolte arabe, il Presidente del Consiglio sarà presentato come un satrapo arabo multimiliardario (democraticamente eletto). La folla, fomentata, animerà una rivolta di piazza e, come ha detto Di Pietro, rovescerà la Bastiglia. Questo è lo scenario che stanno preparando. Ci riusciranno? Credo di no. Tutto questo gran daffare a cui stiamo assistendo si risolverà in una corsa alle elezioni anticipate e la vittoria sarà molto probabilmente del centro destra, ma non di Berlusconi, perché il candidato potrebbe non essere lui. Giulio Tremonti è il successore più credibile perché tiene insieme il nord e il sud, la Lega e il resto della coalizione: senza il sostegno del nord non si governa l'Italia. Il terzo polo non esiste perché Fini ha fallito: il congresso fondativo di Fli due ore dopo è diventato "affondativo".

Spesso in tv lei dice: “Gli italiani non capirebbero se Berlusconi fosse abbattuto da una storia di mutande”. Non crede però che Berlusconi abbia sbagliato?
Sì, l'ho anche scritto. La telefonata alla questura di Milano è stata inopportuna, il bunga bunga non è una cosa che un Presidente del Consiglio possa fare tranquillamente. Ma non si è mai visto un governo cadere per indagini fatte sotto le lenzuola. Si vuole spaccare il Paese e lasciare gli italiani senza un leader che loro hanno scelto? Chi sta guidando quest'operazione politica condurrà il Paese verso una guerra civile strisciante senza rendersene conto.

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  • Mario Sechi, direttore del quotidiano "Il Tempo" (foto: SassariNotizie.com)