La storia di Yuval, israeliano
A Sassari per "Percorsi di pace"
di Monia Melis
SASSARI. Anche il Nord Ovest della Sardegna può essere un luogo di accoglienza, di pace e di solidarietà; lontano dai conflitti internazionali ma non per questo distante. Sabato scorso nella sede della Provincia, c'è stato un interessante dibattito: “Percorsi di Pace”, che ha visto confrontarsi un uomo israliano, Yuval Roth, e una donna palestinese, Seham Ikhlayel. Sono due tra i membri dell'associazione “Parents Circle”, che unisce oltre cinquecento famiglie israeliane e palestinesi vittime del conflitto tra i due popoli.
«Mio padre era un sopravvissuto alla Shoah». Inizia così il suo racconto, Yuval Roth. «Fin da bambino ho capito che dovevamo essere forti perché non succedesse di nuovo, poi sono diventato soldato a venti anni, come tutti. E durante l'Intifada palestinese ho imparato una lezione: che il desiderio di libertà di un popolo è più forte dell'esercito più forte». Poi parla delle speranze accese dal trattato di Oslo del settembre del '93, «Ma durano solo un mese». A ciò segue il rapimento e l'uccisione del fratello da parte di Hamas, mentre faceva il militare. «Da allora- continua Yuval- la missione mia e dell'altro mio fratello è stata tenere in vita mia madre, ma non ha resistito tanto. È poi morta comunque poco tempo dopo, di dolore». E dice: «Poi ho realizzato: ho perso mio fratello, mia madre, ma non ho perso la mia testa». E dal 2000 Yuval fa parte di organizzazioni che congiungono persone divise dal conflitto, fino ad arrivare all'associazione “Parents Circle”: «Io e Siam possiamo sederci insieme e parlare e se questa cosa è possibile, anche i nostri capi dovrebbero farlo. Ed è l'unico modo per risolvere il conflitto».
Di cosa si occupa l'associazione? «Di progetti di educazione nelle scuole di Israele - racconta Yuval abbiamo fatto circa mille incontri di dialogo all'anno, anche all'estero». E lo testimonia la presenza dei due membri in Italia e in Sardegna.
«Per la prima volta quest'anno siamo riusciti a mettere faccia a faccia, a scuola, ragazzi israeliani e palestinesi. Un'operazione che ha permesso di scardinare gran parte delle immagini che i media, e la tv in particolare, danno delle persone al di là della striscia di Gaza. Se uno chiedesse a un israeliano cosa pensa dei palestinesi, direbbe che sono tutti assassini».
Parlare dà una diversa prospettiva dell'altro e questi incontri fatti nelle scuole sono importanti perché avvengono prima che i ragazzi israeliani entrino nell'esercito.
Yuval Roth promuove il circo e l'arte come mezzo di avvicinamento tra i due popoli. Dal 2006 organizza un sistema di trasporto per i malati palestinesi, progetto che, a partire dal 2010, confluirà nell'organizzazione non governativa "The Road to Recovery". Nel 2007 e 2008 diventa presidente dell'associazione "Parents Circle".
Durante l'incontro in una veloce premessa l’assessore Rosario Musmeci, cui compete la delega per le Politiche dell’immigrazione ha ricordato che anche Sassari «Può svolgere un ruolo importante, essere «Un luogo di accoglienza, di pace e di serenità».
La Provincia ha istituito due borse di studio per gli studenti provenienti da aree di guerra che vivono a Rondine, borgo toscano al centro di un progetto di pace. Lo ha detto l'assessore della Programmazione, Enrico Daga, che ha anche reso nota l'intenzione di far diventare la Festa dei fuochi di giugno, ad Alghero, un incontro tra ragazzi divisi dalle guerre, e quest'anno saranno invitate anche le madri: «Donne divise da check point potranno abbracciarsi qui, in Sardegna, nella nostra provincia».
«Mio padre era un sopravvissuto alla Shoah». Inizia così il suo racconto, Yuval Roth. «Fin da bambino ho capito che dovevamo essere forti perché non succedesse di nuovo, poi sono diventato soldato a venti anni, come tutti. E durante l'Intifada palestinese ho imparato una lezione: che il desiderio di libertà di un popolo è più forte dell'esercito più forte». Poi parla delle speranze accese dal trattato di Oslo del settembre del '93, «Ma durano solo un mese». A ciò segue il rapimento e l'uccisione del fratello da parte di Hamas, mentre faceva il militare. «Da allora- continua Yuval- la missione mia e dell'altro mio fratello è stata tenere in vita mia madre, ma non ha resistito tanto. È poi morta comunque poco tempo dopo, di dolore». E dice: «Poi ho realizzato: ho perso mio fratello, mia madre, ma non ho perso la mia testa». E dal 2000 Yuval fa parte di organizzazioni che congiungono persone divise dal conflitto, fino ad arrivare all'associazione “Parents Circle”: «Io e Siam possiamo sederci insieme e parlare e se questa cosa è possibile, anche i nostri capi dovrebbero farlo. Ed è l'unico modo per risolvere il conflitto».
Di cosa si occupa l'associazione? «Di progetti di educazione nelle scuole di Israele - racconta Yuval abbiamo fatto circa mille incontri di dialogo all'anno, anche all'estero». E lo testimonia la presenza dei due membri in Italia e in Sardegna.
«Per la prima volta quest'anno siamo riusciti a mettere faccia a faccia, a scuola, ragazzi israeliani e palestinesi. Un'operazione che ha permesso di scardinare gran parte delle immagini che i media, e la tv in particolare, danno delle persone al di là della striscia di Gaza. Se uno chiedesse a un israeliano cosa pensa dei palestinesi, direbbe che sono tutti assassini».
Parlare dà una diversa prospettiva dell'altro e questi incontri fatti nelle scuole sono importanti perché avvengono prima che i ragazzi israeliani entrino nell'esercito.
Yuval Roth promuove il circo e l'arte come mezzo di avvicinamento tra i due popoli. Dal 2006 organizza un sistema di trasporto per i malati palestinesi, progetto che, a partire dal 2010, confluirà nell'organizzazione non governativa "The Road to Recovery". Nel 2007 e 2008 diventa presidente dell'associazione "Parents Circle".
Durante l'incontro in una veloce premessa l’assessore Rosario Musmeci, cui compete la delega per le Politiche dell’immigrazione ha ricordato che anche Sassari «Può svolgere un ruolo importante, essere «Un luogo di accoglienza, di pace e di serenità».
La Provincia ha istituito due borse di studio per gli studenti provenienti da aree di guerra che vivono a Rondine, borgo toscano al centro di un progetto di pace. Lo ha detto l'assessore della Programmazione, Enrico Daga, che ha anche reso nota l'intenzione di far diventare la Festa dei fuochi di giugno, ad Alghero, un incontro tra ragazzi divisi dalle guerre, e quest'anno saranno invitate anche le madri: «Donne divise da check point potranno abbracciarsi qui, in Sardegna, nella nostra provincia».
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