L' ampliamento della presenza militare nell’isola di Santo Stefano a La Maddalena è da respingere

La Proposta del Ministero della Difesa di ampliare la banchina e approfondire i fondali  nell’isola di  Santo Stefano, nell’arcipelago di La Maddalena, per permettere l’approdo delle portaerei è l’ennesima dimostrazione dell’atteggiamento prevaricatore che lo Stato ha sempre avuto nei confronti della Sardegna   E’ un dato che la storia della Maddalena è intimamente legata a quella della Marina italiana, dal Regno di Sardegna in poi ma questo non può essere un pretesto per persistere con l’aumento della presenza militare. Chi ha ricostruito la storia della base NATO e dell’approdo delle navi officina per i sommergibili americani sa come sia scarsa la visibilità storica sugli accordi, le “integrazioni” degli accordi, i “promemoria di intesa” che hanno accompagnato in trent’anni le tante evoluzioni strutturali, funzionali e organizzative di questa presenza militare. Si  poteva immaginare conclusa la stagione dei raggiri, ma la stessa mancanza di trasparenza e linearità si è fatta  sentire col rinnovo della servitù sui depositi di Guardia Moro, nuovamente asserviti per non meglio precisati “rilevanti interessi” della Marina militare italiana, nonostante la strenua opposizione della Regione e del Comune.

L’attuale proposta è fatta con lo stesso atteggiamento e bene ha fatto il Presidente Pigliaru, in continuità con la posizione espressa a Cagliari nel 2014 a bordo di Goletta verde, ad esprimere la opposizione sia nel metodo “l’avvio del procedimento, senza una necessaria interlocuzione politica preventiva, è del tutto ininfluente rispetto alle posizioni della Regione e al confronto politico con il Governo sul tema più ampio delle servitù militari e su quello specifico che riguarda Santo Stefano”,  che nel merito “La posizione della Presidenza della Regione Sardegna sul tema delle servitù militari è nota da tempo: si lavora per la riduzione delle servitù militari e qualsiasi incremento troverà la ferma opposizione del governo regionale”.

Nel recente passato  ci sono state proposte per  andare in un’altra direzione che faccia uscire la comunità maddalenina dalla monocultura militare. L’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, voluto dalla popolazione  indicava la volontà di puntare alla valorizzazione del territorio di pregio dal punto di vista ambientale, dotato di caratteristiche rare e peculiari riconosciute tramite l’istituzione del Parco Nazionale e l’individuazione dello stesso territorio come Sito di Interesse Comunitario.

Lo stesso Stato, dal 2007 con la prospettiva del G8 sembrava avere tracciato la linea della  riconversione di una parte della  storia militare in meta turistica di pregio.  E’ stata operata la riqualificazione delle strutture già esistenti dell’ex arsenale e dell’ospedale militare.

Abbiamo presente l’imbroglio del  mancato G8 e dell’inchiesta sulle bonifiche per ripulire acqua e fondali eseguite in parte. Eppure sono stati spesi  ben 30 milioni di euro, senza raggiungere alcun risultato. Ora sono necessari, e sono stati stanziati, altri 20 milioni di euro per completare il lavoro di bonifica.

Ora lo Stato in maniera contradditoria  a una comunità con l'acqua alla gola prospetta un rinnovato interesse militare nel solco di una storia che nessuno ha intenzione di rinnegare.

Quale prospettiva -dichiara Annalisa Colombu presidente di Legambiente Sardegna- stiamo dando alle strutture turistiche restaurate ed abbandonate  se ci mettiamo davanti una portaerei?  Abbiamo perso i sommergibili statunitensi, che spaventavano per i rischi ecologici e sulla salute. La portaerei sicuramente non ha le stesse implicazioni, ma chi ci dice che oggi sia la portaerei e domani non tornino i sommergibili?

La riproposizione dell’ampliamento della presenza militare  è sicuramente da respingere – aggiunge Annalisa Colombu –  Legambiente pensa che sia necessario puntare sulla valorizzazione ambientale e turistica dell’arcipelago.

Proprio perché apprezziamo la  chiara posizione del Presidente Pigliaru ci sembra necessario  che la Regione, con autorevolezza, adotti tutti gli strumenti per guidare efficacemente la fase  di  riconversione sostenibile da una economia militare ad una civile, insieme ad un forte rilancio dello sviluppo ambientale e turistico  dell’isola, la cui prospettiva, a quanto pare, non è affatto scontata.  

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