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L'annuncio di E.On su Fiume Santo:
«Un anno per il gruppo a carbone»

La doccia fredda nel consiglio comunale di Porto Torres
La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)
La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)
PORTO TORRES. Le notizie non sono certo buone. L'ennesimo rinvio, di certo non atteso per la centrale elettrica E.On di Fiume Santo. Si parla di tempi lunghi per il quinto gruppo a carbone da 410 megawatt, esattamente di un anno. L'annuncio è stato dato ieri in consiglio comunale dal responsabile E.On dei Rapporti con il territorio, Paolo Venerucci. La spiegazione ha lasciato di stucco i consiglieri comunali e gli amministratori, come anche la spiegazione data dal manager della multinazionale tedesca. Il ritardo è stato attribuito alle mutate condizioni economiche rispetto al 2006 quando era stato siglato l'accordo di programma, tra l'allora presidente della Regione, Renato Soru, e Endesa. Da allora sono cambiati i protagonisti di quel piano e ora di nuovo anche i tempi.

Fotovoltaico a metà. Per quanto riguarda la realizzazione dell'impianto fotovoltaico da 50 megawatt (che all'inizio si preannunciava potente il doppio) incombono le decisioni del governo sul settore, e sul conto energia, cioè gli incentivi sugli investimenti nel settore.

Olio combustibile. Resteranno in funzione, al minimino operativo, i gruppi a olio combustibile 1 e 2: a cui era destinato il carico che poi ha causato la cosiddetta "marea nera". Insomma sul fronte non ci sono scadenze in vista, nonostante il funzionamento in deroga.

Il sindacato. «Ancora una volta il territorio, che sta attraversando una delle crisi più drammatiche della sua storia, viene tradito da soggetti poco seri e palesemente inaffidabili - è questo il commento del segretario della Cgil di Sassari Antonio Rudas alla presa di posizione di E.On - che non ha nessuna giustificazione, sul blocco dei progetti sulla termocentrale A questo punto le motivazioni che hanno portato Cgil, Cisl e Uil».
«È evidente - continua il segretario generale della Camera del lavoro - che le motivazioni di questa società sono un pretesto offensivo che dovrebbe determinare una risposta chiara da tutti gli enti istituzionali e sociali. Ma questa vicenda dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, le gravi responsabilità dei governi nazionale e regionale, che da anni si fanno portare a braccetto dalle multinazionali, dimostrando scarsa propensione a far rispettare almeno la dignità di un popolo che viene di volta in volta calpestata solo per inseguire logiche poco chiare e interessi particolari. Il presidente della Regione dovrebbe smettere di farsi mettere puntualmente sotto schiaffo e pretendere il rispetto degli accordi esistenti. Per quanto ci riguarda – conclude Rudas – riteniamo che dalla crisi si possa uscire facendo gli investimenti adesso, esattamente come si sta facendo in Germania. Quindi, se i tedeschi di E.On ci hanno ripensato, lascino la proprietà di Fiume Santo ad altri, in grado di aprire immediatamente i cantieri per l’avvio delle opere. Opere necessarie peraltro, anche per ridurre l’impatto sull’ambiente che gli attuali gruppi di produzione non garantiscono».


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