La lettera

Master&Back, l'attesa...
Tra speranze e burocrazia

L'esperienza personale di un aspirante borsista
Attesa notturna per la consegna delle pratiche M&B  (foto: Gruppo Master&Back, per gentile concessione)
Attesa notturna per la consegna delle pratiche M&B (foto: Gruppo Master&Back, per gentile concessione)

Sono tanti i ragazzi sassaresi che partecipano al bando regionale Master&Back, un percorso formativo per giovani laureati. Tanti grazie al bando hanno fatto un'esperienza all'estero con una borsa di studio e ora sperano nel percorso di rientro, nelle aziende e enti sardi. A marzo per consegnare la pratica in tempo, centinaia di ragazzi hanno passato la notte davanti all'Agenzia del Lavoro a Cagliari. Mauro Carta era uno di loro, ci ha inviato una lettera in cui racconta la sua esperienza di formazione, le sue ambizioni e le sue dodici ore di fila.

Circa un anno fa mi trovavo nella sala del Kreisky Forum a Vienna, un centro internazionale per il dialogo politico, per tenere un discorso sull'identità europea in qualità di portavoce della classe del mio master. Al mio fianco, il direttore della più importante testata giornalistica austriaca, in prima fila, tra il pubblico, varie personalità politiche ed ex cancellieri.

Domenica notte ero a Cagliari, in via Is Mirrionis, e sedevo su una panca all'interno del tendone allestito dalla protezione civile, stanco e infreddolito, aspettando la mattina per consegnare la mia domanda di finanziamento per il tanto agognato "Back". Stringevo in mano un biglietto con il numero 56, il mio ordine di accesso al protocollo conquistato dopo 6 ore trascorse nei marciapiedi all’esterno dall’Agenzia. Mi aspettavano ancora più di dieci ore di attesa.

Entrambe le esperienze (estremamente gratificante la prima, mortificante la seconda) sono legate alla medesima iniziativa: il Master and Back, il programma di mobilità rivolto a centinaia di laureati sardi.

L’amaro epilogo che si è consumato la notte di domenica è il risultato finale di una serie di errori e di scelte poco assennate occorse nell’ultimo anno, alle quali dovrà necessariamente seguire una attenta riflessione da parte degli attuali responsabili del programma.

Eppure qualcosa da salvare c’è. Durante quella notte così paradossale si è verificato infatti un piccolo miracolo: sotto il tendone, per alleviare il tedio della lunga attesa, si formavano gradualmente piccoli gruppi di discussione, si solidarizzava, si parlava dei percorsi di formazione svolti e dei progetti futuri. Si potevano sentire i giovani laureati sardi discutere di fisica, telecomunicazioni, governance, progettazione europea. Ascoltando quei discorsi, ho chiuso gli occhi e improvvisamente non mi sembrava più di essere in Sardegna: ero in Svezia, negli USA, in Germania, a Barcellona, a Roma. Il Master and Back, malgrado le tortuosità affrontate, ci ha dato consapevolezza dei nostri mezzi, e le difficoltà incontrate negli ultimi giorni hanno rafforzato la nostra motivazione nel credere nelle nostre capacità.

Durante l’attesa, credo che tutti noi ci siamo chiesti almeno una volta se quelle difficoltà, i disagi e la nostra encomiabile pazienza avessero avuto un senso. Personalmente, potrei dire che sono tornato in Sardegna per far fruttare ciò che ho imparato; o perché questa è la mia terra e ho il diritto di viverci e lavorarci; o perché idealisticamente voglio contribuire a cambiare una realtà che ora non mi piace. Se tutto andrà bene e riceverò il contributo finanziario, tornerò sicuramente su queste riflessioni. Di sicuro l’esperienza vissuta quella notte consolida ora in me la convinzione che l’imperatore Carlo V aveva torto marcio, quando osò definire i sardi pocos, locos e malunidos. Sotto quel tendone, fuori dai cancelli dell’Agenzia Regionale per il Lavoro e durante le civili manifestazioni dei giorni precedenti, noi giovani laureati del Master and Back abbiamo dimostrato a noi stessi l’esatto contrario. Speriamo che se ne accorga ora anche la Sardegna. Mauro Carta


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