150 anni

La lezione della Brigata Sassari:
unità e orgoglio al servizio dell'Italia

di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84

SASSARI. Ci fu un momento preciso in cui la Sardegna intera capì di far parte dell'Italia. Quel momento fu la Prima guerra mondiale. Per i sardi, da appena mezzo secolo riuniti nel Regno d'Italia, la Grande guerra fu infatti la prima occasione per imprimere sulla propria pelle, nel corso di anni di trincea, il valore dell'identità nazionale. Il simbolo più alto di questa avventura è indubbiamente la Brigata Sassari. Il corpo venne creato nel 1915 dall'unione di due reggimenti, e nel corso degli anni fu riorganizzato (dopo essere stato quasi completamente distrutto in combattimento) facendovi confluire i soldati sardi dagli altri fronti diventando così l'unica brigata dell'esercito italiano (se si eccettuano quelle alpine) a base regionale. Celebre anche per il valore dei suoi ufficiali, tra cui è impossibile dimenticare Emilio Lussu, decorato ben quattro volte al valore militare, che raccontò l'esperienza della Brigata Sassari nel suo "Un anno sull'altipiano", un'opera che si dovrebbe leggere in questo anniversario per capire il senso e la portata del sacrificio della guerra. I sardi, scrive Lussu, forse non capivano il senso della guerra, ma combattevano ugualmente con una ferocia inaduita perché dovevano dimostrare la loro "balentia".

In questa "balentia" sta il segreto della Brigata Sassari, difficile da capire per il resto dei militari italiani, che si stupivano per il particolare modo di combattere dei sassarini, per il grande carattere di alcuni suoi ufficiali, per il coraggio degli attacchi alle trincee, e soprattutto per una ferocia da "dimonios" espressa più volte nei combattimenti. Tutti ingredienti che meritarono al corpo decine di medaglie e riconoscimenti: ancora oggi sul Carso c'è un monumento dedicato ai sassarini che nasce proprio sulla Dolina Sassari. Eppure, la Brigata non era un corpo particolarmente specializzato: era composto quasi esclusivamente da pastori e contadini, come la popolazione sarda da cui proveniva.

Ma ciò che la rese particolarmente forte fu il forte legame tra soldati e ufficiali, dovuto all'assenza di grandi differenze tra la media borghesia e il mondo degli agricoltori e dei pastori. Non a caso, nella disfatta di Caporetto, la Brigata Sassari fu tra i pochissimi corpi a mantenersi compatto e a non disgregarsi. L'eroismo verso la Patria (come suggerisce il motto "Sa vida pro sa Patria), però, fu sempre accompagnato da un alto grato di autonomia: nei racconti dei soldati si parlava sardo, si intonavano canti regionali e soprattutto si andava all'attacco non al grido usuale di "Savoia" ma a quello di "Avanti, Sardegna". Il grido con cui si rispondeva divenne poi famoso in tutto il mondo: "Forza Paris", diventando una grande lezione di unità e di orgoglio autonomista per noi, italiani e sardi di oggi, che di unità e orgoglio autonomista abbiamo davvero bisogno.


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Immagini articolo
  • I militari della Brigata Sassari in marcia (foto: Wikimedia Commons)