la polemica

La Tomba della Scacchiera
Una meraviglia sigillata a Bonorva

L'acceso dibattito è nato su internet
di Valentina Guido
La tomba n. 7 della necropoli di Sa Pala Larga (foto: Soprintendenza archeologica SS NU)
La tomba n. 7 della necropoli di Sa Pala Larga (foto: Soprintendenza archeologica SS NU)
SASSARI. Da una parte c'è la Soprintendenza archeologica per le Province di Sassari e Nuoro. Dall'altra, due giornalisti romani appassionati di siti megalitici, fondatori della rivista on line Stonepages.com. In mezzo, l'eccezionale Tomba della Scacchiera, settimo ipogeo della necropoli di Sa Pala Larga nel comune di Bonorva. Una sepoltura della Cultura di Ozieri (anteriore 3000 a.C.) che i due divulgatori, Paola Arosio e Diego Meozzi, definiscono “un dilemma da risolvere”: una bellezza “sigillata” che non si può visitare. Sull'argomento hanno pubblicato diversi articoli su internet (e non solo) con la consulenza dell'archeologo britannico George Nash, specialista in arte preistorica del Dipartimento di Archeologia ed Antropologia dell'Università di Bristol. Con la potenza della Rete hanno suscitato un dibattito che, finora, ha agitato soprattutto le acque del web. L'anno scorso la Tomba della Scacchiera, così denominata per alcune decorazioni parietali, andava per la maggiore sui forum dedicati all'archeologia; centinaia di utenti hanno bombardato di e-mail il soprintendente Bruno Massabò e l'archeologa Luisanna Usai, responsabile scientifica delle zone Logudoro- Meilogu e Marghine. «Una vicenda che mi ha amareggiata, ma ho la coscienza a posto», ha detto l'archeologa a SassariNotizie.

La versione di Stonepages.com Arosio, Meozzi e Nash criticano le modalità di conservazione, tutela e valorizzazione del monumento messe in campo dalla Soprintendenza, che ha diretto lo scavo realizzato con fondi regionali da Francesco Sartor e Cecilia Parolini (La Sapienza) tra settembre 2008 e aprile 2009, nell’ambito di una convenzione tra il Comune di Bonorva e l’università romana che includeva l’indagine di tutta la tenuta di Mariani. I fondatori di Stonepages.com hanno pubblicato l'ultimo comunicato stampa a marzo 2011 sulla rivista britannica “Time & mind”. Dell'ottobre 2010 è un precedente comunicato stampa, successivo al sopralluogo effettuato sul posto dai due giornalisti assieme all'archeologo di Bristol.
Alla Soprintendenza si rimprovera di aver “sigillato” la tomba con grandi blocchi di pietra ricoprendo in seguito il tutto con un riempitivo di cemento. Un materiale che corrode la pietra, e a dimostrazione di ciò, gli autori adducono l'esempio della tomba numero 3 “delle spirali”, oggi sommersa dall’acqua (scavata negli anni '90, ndr).
La Soprintendenza inoltre viene accusata di aver «precluso il sito sia ai visitatori che ai ricercatori». «Nessuno può reclamare un diritto esclusivo sul passato», si legge nel comunicato, che in appendice riporta gli articoli 7, 8 e 9 della Convenzione europea della Valletta per la salvaguardia del patrimonio archeologico e la condivisione delle scoperte con la comunità scientifica. Un documento «violato» dalla Soprintendenza di Sassari e Nuoro, secondo Arosio e Meozzi che dicono di essere venuti a conoscenza del sito grazie alle immagini non ufficiali scattate da Antonello Porcu, un imprenditore della zona appassionato di archeologia.
Si fa notare a Luisanna Usai, inoltre, di non aver pubblicato notizie ufficiali sulla Tomba della Scacchiera, se si esclude «una breve esposizione orale nel corso della Riunione scientifica dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria – La protostoria della Sardegna (Cagliari, 27 novembre 2009)».
«Abbiamo sempre cercato un dialogo con la Soprintendenza ma abbiamo sempre trovato un muro d’indifferenza se non aperta ostilità», affermano Meozzi e Arosio, e citano come esempio un incontro organizzato a ottobre 2010 tra loro, Nash e il sindaco di Bonorva. «Peccato che la Soprintendenza abbia deciso di ignorare completamente l'invito del sindaco, non facendosi vedere all'incontro».


La replica della Soprintendenza. «L’unica affermazione che mi trova d’accordo riguarda l’eccezionalità della tomba, dovuta soprattutto alle bellissime pitture interne», afferma Luisanna Usai. «Per prima cosa, vige un codice etico non scritto tra colleghi, per cui un archeologo non si sognerebbe mai di pubblicare su internet giudizi pesanti sul lavoro di un altro archeologo. E non dovrebbe nemmeno essere consentita la divulgazione di immagini di monumenti inediti scattate di nascosto, come ha fatto il signor Porcu». All’accusa di aver deliberatamente precluso la fruizione del sito, Usai risponde così: «La necropoli si trova in un luogo isolato e difficilmente accessibile in cui, al momento, si può arrivare solo a bordo di un fuoristrada. E nego decisamente che sulla tomba si stata gettata una colata di cemento: prima è stata avvolta in tessuto non tessuto, poi ricoperta di terra e infine di cemento, che dunque non è assolutamente a contatto con la pietra». La roccia è trachite-ignibrite rossastra molto friabile. «Ora la tomba è chiusa perché secondo gli esperti di conservazione, tra cui la restauratrice Andreina Costanzi Cobau, la luce rovinerebbe in modo irreparabile i motivi decorativi interni. Perciò, anche quando il sito sarà valorizzato, gli accessi dovranno essere regolati. Lo hanno detto gli stessi restauratori che si sono occupati della necropoli di Sant’Andrea Priu». A proposito della Convenzione della Valletta, «ben prima di questa, c’è l’etica degli archeologi per i quali la conservazione del Bene culturale è la cosa più importante». Questione tutela e valorizzazione: «A Sa Pala Larga ci saranno sempre problemi di valorizzazione per la posizione isolata del sito. E poi non abbiamo la bacchetta magica: mancano i fondi. Abbiamo provato in tutti i modi a ottenere i soldi necessari per realizzare il progetto preparato dalla stessa ditta romana che si sta occupando del restauro delle statue di Mont’e Prama. Servono 300mila euro, ma non li abbiamo ottenuti né tramite gli stanziamenti ordinari del Ministero, né da Arcus». L’accusa che più le dispiace, però, è quella della mancata divulgazione: «Con permesso, non sono gli altri che devono indicarmi i canali con cui comunicare. Gli atti della Riunione dell’Istituto italiano di storia e protostoria sono in pubblicazione, e una relazione ancora più dettagliata sulla tomba numero 7 uscirà a breve sul primo numero di Erentzias, la nuova rivista della Soprintendenza». Infine: «Non sapevo nulla dell’incontro con il sindaco e l’archeologo inglese perché nessuno mi ha detto niente. I miei referenti erano il capo dell’ufficio tecnico e l’assessore alla Cultura».

Mancanza di fondi. «Ciò che deve scandalizzare la gente è la mancanza di fondi. Non facciamo polemica fine a se stessa su un singolo caso. L’ultima finanziaria ci ha attribuito solo 100mila euro per la tutela di due province».

Della Tomba della Scacchiera sentiremo ancora parlare.
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