emergenza sbarchi
«Migranti a Chilivani? Ora non parlo»
Il sindaco di Ozieri attende atti ufficiali
di Alessandro Tedde
Leonardo Ladu, sindaco di Ozieri (foto: Alessandro tedde)
OZIERI. «Non posso valutare una proposta che non c'è. L'unica cosa di cui sono venuto a conoscenza, per via informale, è che ieri c'è stato un sovralluogo delle autorità competetenti a Chilivani. Ma il Comune di Ozieri non è stato coinvolto e preferisco evitare commenti finché non ci saranno atti ufficiali». Con poche, laconiche frasi il sindaco di Ozieri, Leonardo Ladu, spiega la posizione dell'amministrazione comunale rispetto all'ipotesi di ospitare i migranti del Nord Africa nel Centro intermodale della zona industriale di Chilivani.
L'approccio è quello delle cautela e del rispetto istituzionale «perché non avrebbe senso lanciarsi in commenti affrettati senza sapere cosa ci aspetta», precisa il sindaco. «Anzitutto non sappiamo se i migranti saranno davvero ospitati a Chilivani e poi non conosciamo quanti sono, da dove vengono e chi pagherà i costi di una eventuale permanenza. Per tutti questi motivi preferisco aspettare». Quindi tutto rinviato a lunedì, quando a Oristano si incontreranno i sindaci sardi riunti sotto il simbolo dell'Anci.
La struttura. L'ipotesi che una quota degli immigrati fermi a Lampedusa potesse essere ospitata nei locali di Chilivani era circolata i giorni scorsi, dopo l'accordo tra il ministero dell'Interno e le Regioni per una ripartizione sul territorio nazionale dei profughi. Da qui l'idea del prefetto di Cagliari, Giovanni Balsamo, che coordina le operazioni insieme alla Regione e agli enti locali, di utilizzare il Centro intermodale. La struttura, di proprietà della Regione Sardegna, è una delle tante incompiute della zona. Costruita per raccordare il trasporto su rotaia con quello su gomma, è chiusa da anni in attesa di destinazione. A occhio e croce potrebbe ospitare dalle 300 alle 400 persone.
Il Centro intermodale si trova vicino alla stazione ferroviaria e comprende un fabbricato industriale con magazzini e deposito per oltre 1500 metri quadri. All'interno ci sono locali per uffici (270 mq), servizi igienici, impianti idraulici, elettrici e telefonici. C'è anche un maxi piazzale esterno di oltre 4mila metri quadri, già recintato, con rampe di carico e scarico merci. Completano il quadro l'impianto antincendio e un depuaratore, infrastrutture che candidano il Centro di Chilivani come luogo adatto per una eventuale "missione".
Le contraddizioni. Ladu non lo dice apertamente ma conosce bene l'ambiguità delle parole usate questi giorni: profughi o immigrati clandestini? Ai primi si dà ospitalità, ai secondi il foglio di via. Nel caos di Lampedusa è impossibile fare chiarezza: finora nessuno è stato identificato e non si conosce lo stataus giuridico delle persone sbarcate sull'isola (Chi sono i richiedenti asilo? Chi i clandestini e chi i rifugiati?), perciò quando i migranti arriveranno in Sardegna sarà difficile sapere se fuggono dalla Libia in Guerra o dalla Tunisia affamata. Per questo Ladu preferisce la cautela. Prima di schierarsi al buio è meglio capire e aspettare gli atti ufficiali. I primi cittadini che hanno manifestato disponibilità all'accoglienza sulla base della distinzione tra profughi e clandestini si sono rimangiati tutto nel giro di 48 ore e il capo dell'amministrazione di Ozieri non vuole cadere nelle stesse contraddizioni. Ci vorrà ancora qualche giorno per sapere se sarà disponibile all'accoglienza senza artificiose distinzioni di parole. Intanto il Consiglio comunale, lunedì scorso, ha votato all'unanimità un ordine del giorno contro la guerra in Libia. La richiesta è quella di far tacere le armi e far parlare la diplomazia nell'interesse della popolazione.
L'approccio è quello delle cautela e del rispetto istituzionale «perché non avrebbe senso lanciarsi in commenti affrettati senza sapere cosa ci aspetta», precisa il sindaco. «Anzitutto non sappiamo se i migranti saranno davvero ospitati a Chilivani e poi non conosciamo quanti sono, da dove vengono e chi pagherà i costi di una eventuale permanenza. Per tutti questi motivi preferisco aspettare». Quindi tutto rinviato a lunedì, quando a Oristano si incontreranno i sindaci sardi riunti sotto il simbolo dell'Anci.
La struttura. L'ipotesi che una quota degli immigrati fermi a Lampedusa potesse essere ospitata nei locali di Chilivani era circolata i giorni scorsi, dopo l'accordo tra il ministero dell'Interno e le Regioni per una ripartizione sul territorio nazionale dei profughi. Da qui l'idea del prefetto di Cagliari, Giovanni Balsamo, che coordina le operazioni insieme alla Regione e agli enti locali, di utilizzare il Centro intermodale. La struttura, di proprietà della Regione Sardegna, è una delle tante incompiute della zona. Costruita per raccordare il trasporto su rotaia con quello su gomma, è chiusa da anni in attesa di destinazione. A occhio e croce potrebbe ospitare dalle 300 alle 400 persone.
Il Centro intermodale si trova vicino alla stazione ferroviaria e comprende un fabbricato industriale con magazzini e deposito per oltre 1500 metri quadri. All'interno ci sono locali per uffici (270 mq), servizi igienici, impianti idraulici, elettrici e telefonici. C'è anche un maxi piazzale esterno di oltre 4mila metri quadri, già recintato, con rampe di carico e scarico merci. Completano il quadro l'impianto antincendio e un depuaratore, infrastrutture che candidano il Centro di Chilivani come luogo adatto per una eventuale "missione".
Le contraddizioni. Ladu non lo dice apertamente ma conosce bene l'ambiguità delle parole usate questi giorni: profughi o immigrati clandestini? Ai primi si dà ospitalità, ai secondi il foglio di via. Nel caos di Lampedusa è impossibile fare chiarezza: finora nessuno è stato identificato e non si conosce lo stataus giuridico delle persone sbarcate sull'isola (Chi sono i richiedenti asilo? Chi i clandestini e chi i rifugiati?), perciò quando i migranti arriveranno in Sardegna sarà difficile sapere se fuggono dalla Libia in Guerra o dalla Tunisia affamata. Per questo Ladu preferisce la cautela. Prima di schierarsi al buio è meglio capire e aspettare gli atti ufficiali. I primi cittadini che hanno manifestato disponibilità all'accoglienza sulla base della distinzione tra profughi e clandestini si sono rimangiati tutto nel giro di 48 ore e il capo dell'amministrazione di Ozieri non vuole cadere nelle stesse contraddizioni. Ci vorrà ancora qualche giorno per sapere se sarà disponibile all'accoglienza senza artificiose distinzioni di parole. Intanto il Consiglio comunale, lunedì scorso, ha votato all'unanimità un ordine del giorno contro la guerra in Libia. La richiesta è quella di far tacere le armi e far parlare la diplomazia nell'interesse della popolazione.
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