Festa della liberazione, intervento del presidente Ganau a Bono

Sig.ra Sindaca, il mio saluto personale e quello dell'intero Consiglio regionale della Sardegna, a Lei, a tutte le autorità presenti, e a tutti coloro che hanno voluto condividere con noi questa giornata di celebrazione dei 72 anni dalla Liberazione dell'Italia. Un saluto particolare ai più giovani, agli studenti qui presenti, che ringrazio per la disponibilità, perché a loro spetta il fondamentale compito di difendere ed estendere i valori che la Resistenza ci ha consegnato.

Abbiamo voluto anche quest'anno che le celebrazioni per il 25 aprile del Consiglio regionale si svolgessero al di fuori delle mura del palazzo del Consiglio, scegliendo come sede un comune delle zone interne dove a causa dello spopolamento le condizioni di uguaglianza, di pari opportunità, di raggiungimento pieno dei diritti appaiono più problematiche.

Il fenomeno dello spopolamento, più marcato nelle zone interne, è il tema vero della nostra regione. Soprattutto a fronte di attendibili studi demografici che stimano una possibile riduzione da qui al 2055 di oltre 450.000 abitanti della popolazione residente in Sardegna.

Per combattere questa piaga è necessario attivare interventi in grado di contrastarla, garantendo condizioni che consentano la piena fruizione dei diritti essenziali come l'istruzione, il lavoro e i servizi sanitari.

E lo sottolineo in questa giornata perché il tema dei diritti ubiquitari è uno di quelli affermati, grazie alla lotta di Liberazione, nel testo fondante del nostro Stato democratico che è la Costituzione. È impegno democratico operare perché anche nella nostra isola sia possibile godere a pieno di questi diritti.

Ringrazio la Sindaca e l'amministrazione comunale per aver voluto condividere la nostra proposta. Grazie all'ANPI per la consueta collaborazione e grazie a Umberto Lorenzoni commissario di battaglione della divisione partigiana "Nino Moretti", oggi presidente dell'ANPI di Treviso.

A lui affidiamo la testimonianza di quegli anni di lotta per la conquista della libertà e della democrazia perché come diceva Calamandrei in un discorso rivolto proprio ai più giovani "...la libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordatevi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo..."

Era il 1955 e le sue parole, ancora oggi di grande attualità, ci ricordano che la nostra democrazia va continuamente alimentata attraverso battaglie di difesa della solidarietà, della giustizia sociale, dei diritti e della libertà.


La mia generazione ha avuto la fortuna di crescere nella democrazia e compiere gesti di tutti i giorni a cui non diamo peso come acquistare e leggere un giornale o i libri che vogliamo, esprimere opinioni, manifestare dissenso. Partecipiamo ad attività sociali e culturali, possiamo aderire a partiti, sindacati, votare liberamente per scegliere i nostri amministratori, la classe dirigente. Ebbene tutto questo che oggi appare scontato è possibile solo grazie alla lotta di resistenza, a quegli uomini e quelle donne che hanno lottato e perso la vita per consentire tutto questo, a quei valori che li hanno ispirati nella lotta di liberazione dal nazi-fascismo.

Questa normalità è possibile grazie a quel 25 aprile del 1945.

Sotto il regime fascista la libertà di pensiero, di associazione, di stampa, la possibilità di costituire partiti e di manifestare erano vietate e chi si oppose al regime fu vittima di una violenza inaudita. Allora non esisteva la libertà, si veniva discriminati e perseguitati per opinioni politiche diverse, per le proprie tendenze sessuali o provenienze razziali, per un diverso credo religioso.

Per questo siamo qui perché dalla conoscenza e dalla consapevolezza del passato e della nostra storia che dobbiamo trovare le ragioni perché nessuno possa mettere mai in discussione queste conquiste e per essere sempre pronti a difendere quel bene prezioso come l'aria, che è la libertà.

Oggi affrontiamo un periodo di grandi incertezze a causa della crisi economica, politica e di valori, di paura per il terrorismo e per questi motivi di scarsa fiducia nel futuro.

Ma chi come voi giovani è orientato verso quel futuro e ha davanti a sé un’intera vita che non può prescindere dal vivere, lavorare, viaggiare e studiare in un mercato globale, non deve dimenticare che quella lotta di libertà non ha caratterizzato soltanto il nostro Paese: noi oggi siamo cittadini europei “uniti nella diversità” per richiamare il motto e gli ideali all’origine dell’Unione europea, enunciati per la prima volta il 9 maggio del 1950 dall’ allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman.

L’Unione europea si fonda su quegli stessi valori di rispetto della dignità umana, di libertà, di democrazia e uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Sì, la tanto bistrattata Unione europea, oggi così ferocemente messa in discussione, senza la quale però, e questo non dovremo mai dimenticarlo, non saremo riusciti ad operare insieme a favore della pace e della prosperità, mantenendo al tempo stesso la ricchezza delle diverse culture, tradizioni e lingue del continente. Un’Europa certo piena di contraddizioni che ha davanti a sé sfide importanti ma che oggi francamente mi conforta molto di più di chi sgancia bombe, giocando a prove di forza per riaffermare proprio quei principi terribili contro i quali la Resistenza ha combattuto e vinto.




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