I lavoratori Polsarda si incatenano
Ma i soldi potrebbero arrivare dalla Asl

di Grazia Sini
SASSARI. La salvezza in un regio decreto dei primi del '900? Questa è la speranza dei lavoratori della Polsarda che oggi si sono incatenati in piazza d'Italia. Sembra, infatti, che Marcello Giannico si sia impegnato a nome della Asl a pagare senza passare per le casse della società tutti i lavoratori che hanno presentato decreto ingiuntivo. L'Azienda sanitaria infatti ha nei confronti della società di vigilanza un debito di circa 600mila euro che se venisse pagato potrebbe risolvere almeno per il momento il problema degli stipendi non pagati. In realtà sembra che la Asl abbia già versato dei soldi alla Polsarda, ma che questa a sua volta poi non abbia pagato i lavoratori. «Questi soldi sono andati perduti, evidentemente, perché noi non abbiamo visto una lira. E abbiamo copia del mandato che può dimostrare che il versamento alla società è stato fatto» spiegano i rappresentanti sindacali. Cgil, Cisl e Uil, aiutati da un avvocato, hanno quindi deciso di passare al contrattacco. Il ragionamento fatto è semplice: se dei circa 200mila euro che sono arrivati alla Polsarda neanche un centesimo è finito nelle tasche dei lavoratori, l'unico modo per ottenere lo stipendio che gli spetta è venire pagati direttamente dall'azienda committente, la Asl. Il procedimento è previsto in un regio decreto mai abrogato che consente di bloccare le fatture e di pagare direttamente i lavoratori. Godranno di questi soldi, che verranno versati a breve dalla Asl, soltanto i lavoratori iscritti al sindacato.


Ciò che è certo è che i dipendenti della Polsarda non vedono uno stipendio da quasi quattro mesi, ad eccezione del 30 per cento di quello di dicembre. Oggi ci sarebbe dovuto essere un incontro col vicario del Prefetto, ma alla fine è stato rinviato a martedì. I lavoratori, esasperati dalla situazione che vivono da mesi (la protesta ha iniziato a riempire le pagine dei giornali da ottobre) hanno deciso che non ci stavano a tornare a casa con la coda tra le gambe e così, ottenuta l'autorizzazione all'ultimo minuto, si sono incatenati sulle scalinate di Palazzo Sciuti.
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