Il Consiglio d’Europa bacchetta l'Italia per la mancata tutela del sardo e delle altre lingue minori

di SSN
Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa richiama l’Italia a una tutela delle minoranze linguistiche più puntuale ed efficace. Per le 12 lingue riconosciute dalla legge 482/99, e quindi anche per il sardo, la Repubblica dovrà assicurare più tutela sui media e un investimento sull’istruzione capace di garantire la sopravvivenza e la diffusione degli idiomi minoritari.

E’ quanto si evince dalla risoluzione n°CM/ResCMN(2017)4, approvata il 5 luglio scorso dall’importante plenum dell’organismo internazionale, e pubblicata in questi giorni. L’Italia è chiamata, in ottemperanza alla Convenzione quadro delle minoranze nazionali che aveva ratificato nel 1995, anche a rivedere la composizione del Comitato Tecnico delle Minoranze Linguistiche per assicurare la presenza di tutte le componenti linguistico-nazionali compresa quella sarda che ne è stata sempre esclusa.

Ne dà annuncio il Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale protagonista, insieme alla Confederazione delle Minoranze Linguistiche Italiane due anni fa a Roma, di un incontro convocato dagli esperti inviati da Strasburgo ad analizzare il rispetto, da parte dello Stato, degli obblighi in materia di tutela delle lingue.   Il CSU non si accontentò di una semplice audizione, ma inviò agli uffici europei un vero e proprio dossier -denuncia sulle inadempienze dello Stato Italiano che ha dato ora i suoi frutti. La task force europea aveva apprezzato molto la qualità del dossier.  

"E’ stato un lavoro completamente autofinanziato,  lungo e faticoso, durato due anni e svolto in perfetta solitudine – ha detto Giuseppe Corongiu, portavoce del CSU e direttore dell’ufficio lingua della Regione fino all’avvento della Giunta Pigliaru nel 2014 – ma ora, al di là di tutto, la politica sarda a Roma e a Cagliari ha uno strumento in più per far valere i nostri diritti linguistici come popolo rispetto a uno Stato sleale e scorretto che firma impegni internazionali e poi non li rispetta".

Secondo i dati in possesso del CSU, lo Stato non ha mai stanziato fondi per la presenza del sardo sui media delegando il compito alla Regione che potrebbe invece rivalersi. Il contratto di servizio con la Rai recentemente annunciato potrebbe non essere sufficiente. Non esiste un solo mezzo di comunicazione interamente in sardo. Per la scuola i fondi sono irrisori e non hanno mai superato le poche centinaia di migliaia di euro all’anno per le dodici minoranze. Inoltre lo Stato non permette alla Regione di legiferare sul tema, ma si tiene le competenze primarie senza fare nulla. Pertanto la presenza del sardo a scuola è episodica e limitata.

Il Consiglio d’Europa, da non confondere con l’Unione Europea, è un organismo a cui aderiscono una cinquantina di stati europei con funzioni simili a quelle dell’ONU. Nel documento sono presenti anche raccomandazioni formali generali all’Italia sul fronte del razzismo e della tutela dei nomadi . Oltre al sardo le lingue tutelate in Italia sono: il friulano, il ladino, l’occitano, il catalano, il francese, il germanico, il croato, l’albanese, il franco provenzale, il greco e lo sloveno. 
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