Bilancio approvato e nessun commissariamento ad Alghero. Udc: "Amministrazione da cabaret"

Un’esperienza politico amministrativa che calpesta gli interessi della città e si consegna definitivamente al cabaret. Tra palco e realtà, il sindaco e i suoi consiglieri hanno giocato per oltre un mese sulla pelle dei cittadini ritardando la presentazione del Bilancio Consuntivo mentre dietro le quinte si prodigavano per allestire  una sceneggiata con tanto di macchinisti sassaresi. Finisce così, con due Scilipoti protagonisti, alla guida del soccorso rosso convinti di aver salvato il centrosinistra.

La città  è ridotta a subire supinamente le volontà dei correntisti sassaresi del Partito Democratico che per una volta ad Alghero aveva assunto un atteggiamento coerente. Va da sé che di coerente c’è stata solo la presa in giro ai danni di Enrico Daga. Due signori in trasferta, perfino sghignazzanti, decidono, nella nostra casa, nelle nostre istituzioni, le nostre sorti. Nessuno li conosce se non in qualche salotto. Nessuno li ha visti sostenere Alghero per salvare l’aeroporto o per scongiurare i tagli alla facoltà di Architettura. I loro nomi compaiono invece in un’altra presa in giro, in quell’emendamento “supercazzola” alla proposta di ridefinizione della Rete Ospedaliera della Regione, che prevede per Alghero-Ozieri il DEA di primo livello dal 2019, previo monitoraggio ( sic !)  sulle patologie tempo dipendenti nel corso di quest’anno. Emendamento accolto trionfalmente  dal nostro sindaco  mentre in ogni dove i primi cittadini  balzavano su tutte le furie.  Da una parte la censura forte e la mobilitazione contro lo smantellamento della sanità e per il mantenimento di posti letto attuali, per la qualificazione di primo livello degli ospedali di Alghero e Ozieri a prescindere dal monitoraggio e per fermare lo smantellamento dell’ospedale marino, dall’altra il sindaco di Alghero che assume posizioni ancillari, ancora una volta commisurate ad opportunità politiche personali.

Forse il punto più basso della nostra dignità di cittadini algheresi,  di comunità orgogliosa, anche fiera di aver dato vita a laboratori politici perfino innovatori, per certi versi. Ma sempre in maniera autonoma. Il Consiglio comunale invece è stato  degradato in maniera farsesca, dove spiccano per arte circense consiglieri che per svolgere il compitino puntano il dito contro l’Udc.

Dimenticano, sindaco in testa, che l’Udc non è stato mosso da capricci. Il partito  ha chiesto apertamente l’ammissione del fallimento del progetto Res Publica. Ha posto con forza la presa d’atto che il progetto originale non ha funzionato. Un mondo a parte, anche costoso. Non solo perché il centro sociale di via Simon ha costretto l’Amministrazione a spendere danari pubblici per reperire in affitto un locale da assegnare alle associazioni di ex appartenenti alle forze dell’ordine, culturalmente non gradite, ma anche perché il Comune non incasserebbe il canone per l’affitto poiché è stato deciso ( da chi?) di tramutare il corrispettivo con le attività di Cittadinanza Attiva.  Per l’Udc sarebbe stato invece conveniente riconsegnare immediatamente alla cittadinanza quel luogo strategico per la riorganizzazione degli uffici. Per il bene di Alghero il sindaco ha ritenuto di non procedere.

 L’Udc chiedeva   precipuamente  di definire la grave situazione dei lavoratori precari dell’Amministrazione comunale, delle società partecipate e di Fondazione Meta, facendo ricorso a tutti i provvedimenti legislativi vigenti,  il potenziamento della Secal attraverso la nomina prioritaria del direttore e la rinegoziazione della convenzione con il Comune di Alghero con aggio a favore della società.  

Non raccontino frottole in aula, sotto lo sguardo dei nuovi padroni.  Una volta, ricorda Michele Chessa nei suoi “Racconti Algheresi”, i sassaresi con velleità padronali spesso finivano le serate algheresi “accompagnati” alla stazione senza troppi riguardi. Oggi vengono perfino votati, eletti in consiglio regionale e magari in parlamento.

Va da sè che come avevamo ampiamente detto, si avvera il raggiro dell’Udc, quel percorso intrapreso nel 2014, non appena  in nostro partito  ha fatto vincere a Mario Bruno le elezioni comunali. Un percorso  che lo ha visto  impegnato in atteggiamenti ancillari con il Partito Democratico nella lunga ed estenuante trattativa per salvare la sua poltrona, con l’Udc nei panni dell’”utile idiota”. La propria sopravvivenza politica a danno degli interessi della città, vedi porto, aeroporto, sanità, rete metropolitana. Era tutto previsto, ma la realtà è stata più brutta dell’immaginazione. Abbiamo deciso con dignità, per tempo, e per fortuna, di respirare aria nuova.


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