Nel giorno dello sciopero nazionale
lo sfogo di un sindacalista Polsarda

di Grazia Sini
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Mentre in piazza d'Italia migliaia di lavoratori si sono dati appuntamento stamattina con le bandiere della Cgil, qualcun altro dentro Palazzo Sciuti parlava col vicario del Prefetto. Erano i dipendenti della Polsarda, da un mese in presidio permanente sulle gradinate del salotto buono della città. Due luoghi diversi, ma lavoratori uniti dallo stesso scopo: far valere i propri diritti.

Verso mezzogiorno i rappresentanti sindacali hanno varcato la soglia del Palazzo. I lavoratori hanno abbandonato la tenda dove sono in presidio e si sono avvicinati ai sindacalisti per conoscere le ultime novità sulla loro vertenza. «Il viceprefetto ha alzato le spalle, ha detto che lui non può fare nulla» ha spiegato l'esponente della Cgil. Le speranze riposte un mese fa nei decreti ingiuntivi oggi stanno svanendo. «La Polsarda – ha continuato il sindacalista – ha presentato un concordato preventivo presso il tribunale di Tempio che di fatto ha bloccato tutto. Non solo: i lavoratori stanno ricevendo telefonate dalla società per recarsi negli uffici competenti a ritirare la lettera di licenziamento. Lettere che sono datate al 20 aprile, per dimostrare che sono stati rispettati anche i termini di preavviso. Ma così non è. Non si tratta di licenziamenti in massa. Non si capisce con che criterio stiano chiamando le persone. Li licenziano con la promessa che saranno riassunti in nuove società, ma senza alcuna garanzia scritta».

Le parole del sindacalista in breve sono passate dal caso particolare a un discorso generale: «Ci è stato chiesto di salire sul palco per parlare della nostra vertenza, ma abbiamo preferito rifiutare. La piazza oggi è di tutti, non è giusto parlare del nostro caso in particolare, anche perché non è molto diverso da quello degli altri lavoratori. Nella nostra vertenza, come sempre accade, i lavoratori sono gli unici che potrebbero far valere i loro sacrosanti diritti, ma alla fine sono anche gli unici che non ottengono nulla. Ciò che tutti chiedono, operai, impiegati, insegnanti, precari e lavoratori a tempo indeterminato, è sempre la stessa cosa: il ritorno alla legalità. Oggi abbiamo dei diritti, belli, sulla carta; ma ci stanno togliendo gli strumenti per farli valere. Questo crea anche una rottura tra i lavoratori e i sindacati. Prima avevamo il modo di difendere i lavoratori, ora questo non c'è più. I nostri diritti oggi li possiamo incorniciare e appendere al muro, niente di più. Marchionne ha fatto scuola».

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