Ozieri, chiudono le sale operatorie
Il territorio pronto alla mobilitazione

L'assemblea pubblica che si è tenuta ieri (foto: Alessandro Tedde)
L'assemblea pubblica che si è tenuta ieri (foto: Alessandro Tedde)
OZIERI. Una richiesta di incontro con i vertici della Asl per lunedì e la costituzione di un comitato di mobilitazione del territorio. Si è conclusa con queste “decisioni operative” l'assemblea pubblica convocata ieri dal consiglio comunale all'ospedale Segni dopo il ridimensionamento del presidio e l'accorpamento dei reparti di Ortopedia e Chirurgia stabiliti dalla Asl.

In fila sulle scale o in attesa davanti alla porta di ingresso: c'era troppa gente, impossibile far entrare tutti dentro la sala del vecchio padiglione dove si discuteva di «emergenza sanitaria». Chi temeva una passerella elettorale si è dovuto ricredere. Sui volti e nelle parole c'erano la paura dei cittadini, la frustrazione degli infermieri, la rabbia dei sindacati e la preoccupazione dei politici.

Verso la mobilitazione.
Le parole d'ordine sono state «mobilitazione» e «uscire dall'isolamento», perché dopo gli sforzi fatti dall'amministrazione comunale «per un confronto responsabile in tutte le sedi - come ha detto il sindaco Leonardo Ladu -, sono mancati i risultati», e sono arrivati gli accorpamenti e la chiusura delle sale operatorie di chirurgia, dichiarate inagibili (nonostante un padiglione nuovo a pochi passi di distanza). Eppure «c'è un milione di euro disponibile da cinque anni, che non è stato utilizzato neanche per redigere i progetti» ha proseguito il primo cittadino. «L'impressione è quella di esser stati presi in giro, perché a ogni occasione si rilanciano tavoli e confronti ma poi le decisioni arrivano dall'alto senza tener conto di niente» ha aggiunto un consigliere comunale. Per questo la pazienza di amministratori e cittadini sembra arrivata alla fine e se non ci sarà un dietrofront dell'Azienda sanitaria non si escludono azioni clamorose di protesta.
Al coro di voci preoccupate si è unita anche la chiesa, che ha mandato un messaggio di adesione attraverso il vescovo Sergio Pintor.

I problemi.
Dalle sale operatorie al personale, dalla mensa ai servizi alla risonanza magnetica, fino alla crisi di Senologia, Ortopedia e Pediatria. L'ospedale “Antonio Segni” è un malato cronico che aspetta di esalare l'ultimo respiro. É questo il risultato di anni di cure dimagranti, politiche schizofreniche (dove ogni maggioranza che si succede cambia le carte in tavola) e crisi finanziarie. «Eravamo 1000 e ora siamo 490» ha detto un infermiere, mentre Toto Terrosu della Cgil ha denunciato una cronica carenza di personale con criticità del 67%: «ciò vuol dire che i dipendenti non scelgono il part time o altre forme di contratto per necessità di tempo libero, ma scappano da un'azienda dove per coprire i buchi ci sono turni massacranti».

Le spiegazioni della Asl.
«L'accorpamento è solo temporaneo e non prelude nessuna chiusura» ha detto il responsabile sanitario del Distretto, Nicolò Licheri. Che ha subito aggiunto una promessa: entro ottobre la ripartenza della risonanza magnetica. Ma le sue parole non hanno convinto la platea, che dopo anni di tagli e ridimensionamenti si è sentita presa in giro. Dal pubblico si sono levati i primi fischi e un boato di voci quando il dirigente ha detto che «l'opsedale perde credibilità ogni volta che compaiono articoli negativi sulla stampa».

Gli interessi privati.
Puntuale e per questo più preoccupante è stato l'intervento di Filippo Fele, vicesindaco e specialista di Pediatria. Nella doppia veste di medico e amministratore ha denunciato il prevalere degli interessi della sanità privata nelle politiche regionali. «Il reparto di Pediatria è andato avanti per decenni grazie agli straordinari e all'impegno del personale – ha detto numeri alla mano-. Ma oggi, per 120 mila euro, il reparto sta crollando, mentre la Regione spende 67 milioni di euro per la specialitica ambulatoriale privata, con un aumento di 4 milioni di euro in pochi mesi, e centinaia di milioni per le case di cura private».

«Il momento è difficile – ha concluso il sindaco- ma sono convinto che con la mobilitazione di tutti i risultati si possano ancora ottenere. Non chiediamo la luna ma solo il rispetto dei patti: abbimo fatto una trattativa e ora dobbiamo arrivare alla fine per risolvere l'emergenza attule, discutere del futuro e superare la cronica mancanza di personale».
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