Via Università, emblema di una Sassari che muore

di Daniela Piras
In principio era “via Università”. In principio e ancora oggi, anche se niente, nella storica via che collega piazza Azuni, passando per largo Ittiri, a piazza Università, fa destare alla mente qualcosa riconducibile al sapere e alla storia della città.
Tra i numeri civici che si alternano campeggiano i cartelli di messa in vendita o in affitto di quelle che, un tempo, erano le sedi di botteghe storiche turritane: erboristerie, pescherie, pizzerie da asporto, pasticcerie. Solo uno dei tredici negozi storici della Sardegna ha sede in via Università: la salumeria Mangatia, nata nel 1922. Più che tradizione, si potrebbe parlare di vera e propria “resistenza”.
Ciò che appare oggi è lo spettro di ciò che era un tempo. Nessun fiume di gente, nessuno a cui chiedere “permesso”, nessun crocevia del centro, nessun vociare confuso. Solo alcuni passanti che percorrono la via e fanno sosta nelle poche attività esistenti, quasi tutte aperte da immigrati: piccoli alimentari aperti fino alle prime ore del mattino, negozi di accessori per la telefonia, esercizi di bigiotteria e tessuti orientali.
In un contesto non proprio idilliaco qualcuno ci ha provato, negli anni scorsi, a tentare di rilanciare la storica via, mettendo a frutto idee e progetti per cercare di sfruttare il potenziale offerto dalla posizione, era nato persino il “comitato via Università”, composto da piccoli imprenditori e imprenditrici che avevano cercato di creare una rete tra le varie attività. Del progetto, però, non se ne è più sentito parlare.
I residenti hanno più volte, negli anni passati, denunciato una situazione di degrado costituita da vandali e ubriachi che, specie nel fine settimana e nelle ore notturne, fanno qualsiasi cosa gli venga in mente di fare, senza alcuna remora. Videosorveglianza, controllo, sanzioni: sono tra le richieste arrivate agli uffici del Comune.
Le città si evolvono, di pari passo con la Storia, e pretendere di vedere immutato un paesaggio urbano è piuttosto illogico. Una delle cose che subito saltano all’occhio è la condizione di fatiscenza in cui versano diverse palazzine. I locali sfitti si trovano ai piani terra delle stesse, e andrebbero sicuramente ristrutturati. Alcuni si adattano, altri no. Eppure, in una programmazione che tenga presente le nuove condizioni sociali della città, ci sarebbe spazio per tutti, per le nuove attività e per le botteghe storiche tradizionali, in modo tale da non ghettizzare nessuna strada.
Aperture e relative cessazioni sono troppo ravvicinate nel tempo per non pensare che uno dei problemi sia alla fonte. L’alternanza di diverse attività commerciali aperte e chiuse nello stesso locale ricorda un po’ la confusione di quando non si sa cosa indossare per un appuntamento importante. Sembra quasi che non si capisca bene “cosa metterci” in questa via, e che identità si voglia darle. Ora non si vede altro che una lunga serie di serrande abbassate.
Manca la programmazione e una visione della città; un tempo non tanto remoto, circa venti anni fa, via Università era la via cruciale di collegamento tra l’Emiciclo Garibaldi, dove arrivavano i pullman dell’Arst sui quali viaggiavano tutti gli abitanti dei paesi limitrofi. Dall’Emiciclo le persone s’incamminavano verso le vie centrali, seguendo un percorso logico: via Brigata Sassari, piazza Università, via Università, Largo Ittiri, piazza Azuni, Piazza Tola e, da lì, si dirigevano verso uno dei luoghi di attrattiva maggiore: il mercato civico. Tolto questo punto d’attracco, e trasformato l’Emiciclo in una piazza con parcheggio interrato (a pagamento) si è certamente ridotto il numero di cittadini che animavano il centro. La chiusura del mercato civico ha rappresentato una chiave di volta nella concezione stessa di “centro città”, di un luogo concepito per passeggiarvi, oltre che per fare acquisti.
Tornando alla via Università è evidente che qualcosa non quadri, anche osservando dove la via sfocia, ovvero nell’omonima piazza, sede dello storico ateneo sassarese, che quest’anno ha inaugurato il 456esimo Anno Accademico dalla sua fondazione.
In piazza Università la memorabile libreria ha chiuso i battenti da anni. Niente più libri di diritto e di economia fanno bella mostra nelle vetrine. Ma con tutti i locali sfitti c’è sicuramente lo spazio per proporre la propria idea imprenditoriale, decisione presa (non tanto liberamente) da quanti hanno aperto una partita iva negli ultimi tempi.
A voler essere pessimisti è un po’ un cattivo presagio di ciò che si potrebbe voler offrire ai neo laureati: come a dire: la prospettiva di lavoro c’è, basta avere la capacità di annientare tutte le velleità professionali e adattarsi ad una città che offre la finta allettante prospettiva del “farsi da soli” e “del credere solo in se stessi”, perché non è affatto vero che “un lavoro vale un altro” specie per chi ha studiato. Da lì la fuga dei cervelli, ma questa è un’altra storia.


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