Il “Comitato via Università” di Sassari. Quando i commercianti provarono a rilanciare la via

di Daniela Piras
In uno dei più grandi centri storici d’Europa, quello turritano, esistono zone “vive” e altre in cui regna uno stato d’abbandono. In un recente passato c’è chi si è attivato per cercare di rilanciare il potenziale di alcune vie. Un piano con tali finalità era nato anche tra i piccoli imprenditori di via Università, i quali si erano costituiti sotto il “Comitato via Università”. Un progetto ambizioso che ha saputo realizzare diverse attività culturali di rivalorizzazione del tessuto urbano che si è però scontrato con una crisi che pare insanabile. 
Abbiamo chiesto a chi è stato tra i promotori di raccontarci qualcosa di più di questo progetto.
«Il comitato si è formato nel 2012 perché è stato voluto da alcuni commercianti che in quel periodo erano attivi in via Università, il nucleo era formato da “Piccoli Affari”, il mio negozio di usato per bambini – spiega Stefania Budroni –, da “Il filo dei sapori”, un negozio biologico, il negozio di antiquariato di Davide Tomassi, la bottega del modernariato di Valentina, la sartoria “Il giardino delle piccole cose”, la sartoria di Mario Campus, la gioielleria di Valentina Garau e l’erboristeria. Quasi tutti questi negozi oggi sono chiusi.»
Il comitato, nato con l’intento di dare voce alle attività che in quel periodo erano sofferenti, aveva una vera e propria forma giuridica e i suoi membri avevano un’idea ben chiara di quali fossero le criticità della via, e quali le potenzialità; avevano infatti cercato di attirare l’attenzione delle amministrazioni dell’epoca, quella di Ganau prima e quella di Sanna poi, partecipando più volte ai consigli comunali.
«Abbiamo chiesto diverse interventi e migliorie al decoro urbano: telecamere per vigilare sul traffico degli stupefacenti, delle illuminazioni più adeguate dato che la strada era (ed è tuttora) molto buia, interventi di pulizia più costante. Oltre a questo – continua Stefania – abbiamo chiesto che venissero dirottate alcune iniziative comunali per far in modo che anche nella “nostra” via trovassero spazio gli eventi culturali.»
Tante le proposte che, purtroppo, non trovarono accoglimento. Gli amministratori comunali dimenticarono completamente la via assistendo, inerti, alla sua progressiva morte.
Una fine annunciata, quindi, che il “Comitato via Università” è riuscita solo a ritardare, organizzando a proprie spese, in attesa di ricevere un’attenzione mai arrivata, delle interessanti attività, tra queste ricordiamo allestimenti aerei, ombrelli, caramelle (tutti realizzati con materiale di riciclo), sfere natalizie, originali decori rappresentati da note musicali, realizzate con corrugati elettrici. Tra le iniziative anche una originale asta battezzata “Hasta la vista” nella quale venivano battuti, lungo la strada, articoli a partire da prezzi molto bassi, il tutto organizzato anche con lo scopo di animare la via. «L’impegno è stato tantissimo e tutti credevamo di riuscire ad attirare un po’ l’attenzione ma così non è stato – conclude Stefania –  e ora via Università ha fatto la stessa fine di via Rosello.»
Del “Comitato via Università” faceva parte anche Davide Tomassi, titolare di un negozio di antiquariato al civico 17. Attualmente il negozio è chiuso al pubblico. Chiediamo a Davide di chiarirci alcuni aspetti di questa trasformazione della storica via, non riconducibili alla famigerata quanto generica “crisi”.
«Si parla spesso dei danni causati dalla ZTL – spiega Davide – ma, nel 2006, la zona a traffico limitato ha coinciso con un rilancio della via. Il passaggio pedonale era incrementato, purtroppo, però, la ZTL non è stata gestita in maniera corretta dall’amministrazione comunale, la maggior responsabile di questa situazione; basti dire che sono state eliminate le luminarie ottocentesche per essere sostituite da lampioni non adeguati ad una corretta illuminazione, con uno spazio abissale tra uno e l’altro. Via Università è praticamente al buio. Negli ultimi anni si è assistito ad un lento smantellamento di quelli che erano i controlli messi in atto dal comune,  negli anni a cavallo tra il 2006 e il 2007. Sono scomparsi, per riapparire nelle tranquillissime vie del centro, i poliziotti di quartiere. I vigili urbani, dei quali abbiamo chiesto l’intervento per anni, si sono palesati soltanto per effettuare la verifica del pagamento della tassa sulla nettezza urbana.»
La nota dolente che emerge in queste testimonianze è il disinteresse delle amministrazioni comunali. Promesse a cui non hanno fatto seguito i fatti. «Da quando è stato eletto, Nicola Sanna non è mai venuto in via Università a dare un sostegno. Non si è mai fatto vedere – prosegue Davide Tomassi – ma non ha disdegnato di andare all’inaugurazione delle luminarie di via Cavour. Abbiamo chiesto di essere inseriti in qualche manifestazione comunale, come ad esempio quella del “Week end del gusto” ma non ci è stato concesso. Di fatto siamo stati tagliati fuori dal commercio del centro cittadino.»
Da queste testimonianze si evince che “crisi”, in questo caso, fa rima con assenza delle istituzioni. Che dire dell’altro binomio, tanto attuale, che collega indissolubilmente degrado e immigrazione? Vista la disponibilità di Davide Tomassi, ne approfittiamo per chiedergli quale sia il suo punto di vista. «Lo spaccio, a tutte le ore del giorno e della notte, in largo Pazzola, è gestito da sassaresi. È la gente del posto che delinque. I bangladesi che hanno aperto le loro attività nella via sono sempre stati tranquilli e hanno anche partecipato economicamente sostenendo le nostre iniziative. C’è sempre stata una grande solidarietà tra tutti i commercianti, e una buona integrazione, indipendentemente da ciò che veniva venduto e dalla nostra provenienza. Io sono completamente contrario a chi dà la colpa del degrado agli immigrati, la colpa non è loro ma della gestione sbagliata del fenomeno.»
Se è vero, come diceva Oscar Wilde, che “l’esperienza è il nome che ciascuno dà ai propri errori”, possiamo riconoscere che di esperienza, in via Università, se n’è fatta tanta, negli ultimi anni. Da qui occorre ripartire. Sperando che le buone idee ed i suggerimenti di chi vive questi luoghi siano presi nella dovuta considerazione da parte di chi ha gli strumenti utili a migliorare la vivibilità di tutti coloro che vivono il centro: residenti, passanti e turisti.


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